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Linkflood 20120617 – Smartcities, frammentazione e indie game development

Your next mayor: A computer - Smartcities, un topic che impattera’ sempre di piu’ sulla nostra vita di cittadini nei prossimi anni. Un’analisi dei pro e dei contro del cambio della governance dall’attuale top-down al bottom-up, con qualche esempio già esistente e tanti spunti per creare nuovi servizi. E grandi corporation che vogliono estendere il loro dominio di controllo ;)

Cool Microsoft Research Takes Kinect to Another Level – NUI e Kinect, davvero un matrimonio ben riuscito. Ancora nuovi e spettacolari esempi di quello che e’ possibile fare con questa periferica!

Shell Apps and Silver Bullets – Quante volte vi e’ venuta la tentazione di dire: dai, facciamo una webapp invece di un’app nativa. Niente in contrario, ci mancherebbe, ma questo post mette in guardia da un po’ di problemi che potrebbero sorgere durante il ciclo di vita del prodotto realizzato, e che all’inizio possono venire sottovalutati

Goodbye, CouchDB – Articolo approfondito sui pro e contro nell’uso di un database NoSQL in produzione, nello specifico CouchDB.

The Hidden 3rd Party “Vulnerability” in Google Drive – Avevo gia’ riportato un link che confrontava i diversi TOS di Google Drive, Dropbox, SkyDrive ecc, ma questo articolo sottolinea un aspetto giuridico nella differente licenza adottata da Google Drive che annulla la protezione offerta dal 4° emendamento.

The many faces of a little green robot – Anche se qualcuno la chiama differenziazione, i fatti sono fatti: l’ecosistema Android e’ molto “variegato” sotto tantissimi aspetti: dimensione dello schermo, versione del sistema operativo, modello, risoluzione e tanto altro. Alcuni grafici per capirlo meglio.

How The Future of Mobile Lies in the Developing World – Il mondo del mobile ed il suo stretto legame con i paesi emergenti. Considerazioni per meglio capire come si sta evolvendo la tecnologia in un contesto molto lontano dalla nostra quotidianita’.

Mood Meter by MIT: un progetto sperimentale per misurare la quantita’ di sorrisi di una community di persone. Made in MIT, sfrutta una camera che trasmette in streaming l’immagine catturata ad un pc dove gira OpenCV con qualche algoritmo per calcolare l’intensita’ di un sorriso. Bellissimo!

Remixing Android: Una guida che spiega passo passo tutte le operazioni necessarie per costruirsi una versione customizzata di Android, dal codice di base allo skin dell’emulatore.

Money and the App Store: a few figures that might help an Indie developer: un post lungo, ma dettagliato, sull’esperienza di una startup orientata al mondo dell’indie gaming. Considerazioni, numeri, falsi miti e inattese sorprese che possono aiutare a capire meglio questo contesto.

WhyMCA, riguardando ai miei 3 anni di Mobile Revolution.

Anche quest’anno si e’ conclusa la “WhyMCA Mobile Developer Conference“, e con un paio di settimane per far decantare il tutto, e’ tempo di tirare qualche somma. Della conf, dell’anno WhyMCA, dell’intero progetto.

Togliamoci subito questo dente e parliamo delle cose brutte.

Sono tre anni che tentiamo di fare la conference in universita’, ma ci siamo riusciti solo la prima volta. La gente in genere racconta che per avere successo in questa impresa occorre conoscere uno o piu’ docenti che siano interessati all’idea, abbiano un minimo peso / influenza all’interno delle sfere decisionali universitarie o conoscano persone che ne abbiano, si facciano portavoci della causa accollandosi rischi e benefici che “il fare qualcosa” di extra richiede, che sappiano dove trovare spazi per un numero adeguato di partecipanti e sappiano compilare le giuste carte burocratiche. Ma davvero l’universita’ italiana deve ancora funzionare cosi’? Passare per amici di amici che ti fanno favori per un qualche tornaconto personale oppure perche’ davvero ci credono? E’ davvero impossibile pensare ad una figura che realmente e facilmente si possa contattare e a cui proporre questo genere di iniziative, che verifichi se quanto proposto sia in linea con l’orientamento culturale dell’ateneo (giusto per essere sicuri che non si voglia mascherare un incontro di burlesque con un evento per sviluppatori), controlli su un calendario condiviso se gli spazi richiesti sono liberi, fissi un prezzo per confermare l’accordo, servizi aggiuntivi compresi quali catering, connettivita’ ecc e sottometta tutto all’organo accademico di competenza per adempiere alla parte burocratica necessaria? E’ davvero tanto difficile pensare ad un impiegato dell’uni con queste mansioni e con queste responsabilita’? Eppure nel 2012 noi ancora non ne abbiamo trovati di funzionanti tra Milano e Bologna, tranne un paio di eccezioni. Magari e’ una nostra incapacita’, ma inizio a credere che sia un problema sistemico dell’uni italiana. Facciamo cultura, oltretutto gratuita, perche’ l’uni deve esserci da ostacolo nella sua divulgazione e non da aiuto? Davvero triste.

E’ alquanto difficile trovare strutture che offrano una connettivita’ adeguata per un evento di 300 e piu’ persone. Strutture che chiedono anche 2 mila euro per una plenaria da 400 posti e poi non sono in grado di supportare diciamo 100 connessioni contemporanee e 300 in totale. D’altronde, quando trovi 2 prese di corrente per tutta la sala, capisci subito che sono soluzioni progettate 10 anni fa e mai adeguate, idem come l’infrastruttura di rete. E quando ti chiedono 10-15 euro a giorno per ogni connessione, la voglia di prendere 3 access point, un router/nat e farsi le cose fatte in casa viene, eccome se non viene…

E’ difficile trovare speaker su certi temi in Italia, e questo ritengo dipenda sostanzialmente dalla mancanza di community “nazionali” intorno a certe tecnologie/piattaforme, non tanto dalla mancanza di competenza. Prendiamo la Call For Paper del WhyMCA: i temi della nostra conference partono dal basso, poi noi organizzatori selezioniamo quelli che riteniamo piu’ adatti all’evento. Quest’anno 1/3 delle proposte che ci e’ arrivato e’ stato per Windows Phone e Windows 8, i restanti 2/3 per tutto il resto (Android, iOS, mobile web, crossplatform, mobile vision). Proporzioni sbilanciate che confermano che per far crescere certi prodotti, oltre ad un appeal del prodotto stesso, ci vogliono community distribuite sul territorio e anche un minimo di coordinamento tra queste. Luoghi dove i dev, tra i loro pari, possano perdere la paura di “parlare in pubblico”, dove sia naturale avviare discussioni intorno a certi temi, tecnologie ed utilizzo delle stesse che possano poi diventare “trend” oppure “best practices” conosciute e seguite dal gruppo e dai gruppi (fino ad oltre i confini nazionale). Sono un sognatore, lo so, ma finche’ si ha la capacita’ di sognare, c’e’ anche la possibilita’ di cambiare le cose.

Triste che Mozilla e altre community incentrate su GNU/Linux e free software ci abbiamo praticamente ignorato su tutta la linea, sia in occasione della conference, sia in occasione dell’hackathon durante il Codemotion. Potremmo anche essere fuori target (dubito), ma l’educazione nel dare una risposta, anche se negativa, non si dovrebbe negare a nessuno, sopratutto per realta’ che fanno della community una delle loro principali caratteristiche. Poi lo stesso comportamento lo abbiamo visto dai canali istituzionali di molte grosse aziende, italiane e non, ma che ci vuoi fare? Se il tuo business non sono gli sviluppatori, ovviamente non sai come trattare con loro e come capire quali sono le cose importanti per loro. Lanciare un concorsino ogni tanto e’ utile, ma si potrebbe fare molto di piu’.

Ho una startup da farmi finanziare” e’ il nuovo trending topic italiano in questi ambienti. Tra l’altro, sembra che ora tutti abbiano fame di mobile developer bravi, senior, che siano svegli e conoscano bene la tecnologia, che sappiano gestire problemi anche complessi, sostenere ritmi molto serrati e che accettino di lavorare quasi aggratis con la promessa che 1 su 10 ce la fa. Ma dico, e’ un rewording del vecchio “Cerco neolaureato con minimo 3 anni di esperienza sul campo”? Di gente brava non ce n’e’ mai stata tanta, in nessun campo, e i bravi in genere sono svegli e si scelgono le occasioni migliori, proprio perche’ sono bravi e svegli. Ritengo che oggi sia solo un colpo di fortuna trovare un bravo non ancora troppo sveglio. Poi, se tutti vogliono quelli bravi ma nessuno e’ disposto a sostenere l’onere di far crescere qualcuno e farlo diventare bravo, non e’ forse un tantino da scaricabarile? Si cresce assieme, si suda assieme, si perde assieme, si vince assieme, si ama assieme. Cosi’ si fa sistema e cultura, non solo sfruttando le risorse che ci sono senza preoccuparsi di crearle e/o reintegrarle.

 

Fatte salvo queste piccole negativita’, il mio bilancio personale e’ totalmente spostato sulla lancetta del positivo, grazie alle tante cose belle.

La fine del 2011 e l’inizio del 2012 ha visto il boom degli hackathon in Italia. Noi l’anno scorso abbiamo proposto il primo hackathon italiano sul mobile e penso sara’ stato il secondo hackathon su vasta scala di tutta la penisola. Poi da settembre/ottobre 2011 e’ stato tutto in fiorire di queste iniziative, anche grazie al volano dei vari startup weekend. Non posso che esserne felice: chi partecipa sa bene che ogni hackathon e’ un’esperienza unica, dove si impara molto, dove ci sono ottime occasioni per affilare la propria fantasia e la propria conoscenza dei tool di sviluppo e tecnologie, dove il networking con i partecipanti riserva sempre grandi soddisfazioni. Keep going hackers, vediamo se riusciro’ ad organizzare qualcosa anche in versione rosa, ma adesso che anche in Italia finalmente e’ arrivato questo modo di fare e di imparare, non facciamolo morire.

Sentire il supporto della community e’ davvero meraviglioso. A febbraio un’imponente nevicata a Bologna ci ha costretto a posticipare Hack Reality. Prima della decisione, ci sono arrivate email tipo: “Mi chiedevo se fate lo stesso l’evento nonostante la neve. Sarebbe meglio di no, ma se si, faro’ di tutto per esserci“. Oppure: “Spostare l’evento e’ stata la scelta giusta, anche se non facile. Ci vediamo tra due settimane, non vedo l’ora“. Contattare qualcuno per chiedergli di tenere un intervento, aiutarlo nel vincere l’incertezza, rassicurarlo e supportarlo, per poi inaspettatamente ricevere i suoi ringraziamenti finita la conf perche’ “E’ stata davvero una bella esperienza. Grazie di avermi invitato.“. Questi fattori motivazionali “estrinsechi” sono davvero utili ed aiutano a dare il massimo in quello che si sta facendo. E mi danno la carica per rinunciare a cosi’ tante ore del mio tempo libero per continuare. Inoltre, sarebbe importante ricordarsi della loro efficacia anche per gli ambiti lavorativi. Son cose. Note a molti, ma sono cose.

Durante Hack with Emotion a Roma ho chiesto in quanti partecipavano per la prima volta ad un hackathon. Tra i 70 e piu’ presenti c’erano molti giovani, quasi tutti universitari e qualcuno anche meno. Buonaparte hanno alzato la mano. A quel punto ho temuto davvero di correre il rischio di fargli vivere una brutta esperienza, di poter rovinare il loro rapporto con un hackathon. Poi ci sono stati gli applausi che si sentivano nei team ai primi successi, la grinta fortissima all’1 di notte, le facce assonnate ma rapite e contente alle 4, la stanchezza ai primi cornetti mattutini, il silenzio della mattinata che era tutto un codare e provare, codare e provare, e qualche volta addormentarsi a turno davanti al monitor, la tensione durante il breve tempo della presentazione degli hack, culmine di tutte le energie spese per modellare e realizzare un’idea *insieme*. Emozioni uniche che ho condiviso con tantissimi che non conoscevo e continuo a non conoscere, ma non importa. Quando si parla di innovazione, di giovani e di posto per loro nella societa’, evitiamo di riempirci la bocca e riferiamoci ai fatti. E questi hackathon, come tante altri iniziative, sono dannatissimi fatti dai quali partire. Ancora una volta universita’ e creativita’ per realizzare qualcosa di unico.

Mi riallaccio all’ultimo punto negativo per dire che la richiesta di developer su tutte le piattaforme mobile e’ alta: tirare fuori i libri e studiate, appassionatevi e collaborate con un progetto comunitario per capire come vengono applicate certe soluzioni in contesti reali e perche’ fa CV. Realizzate idee partendo da semplici esigenze reali, anche se non siete i primi a farlo. Aiuta a capire e rende capaci di trasmettere la propria passione. Datevi da fare quest’estate con l’autoformazione (si puo’ codare benissimo in montagna o sotto l’ombrellone), magari potete iniziare con piccole collaborazioni freelance per farvi le ossa. Investire in questi temi e’ una mossa vincente, ma occorre essere smart, perche’ da quando vendono i corsi per sviluppare su iOS in edicola, il livello medio di quello che si trova in giro e’ drasticamente basso e occorre sapersi distinguere. La buona notizia e’ che basta poco per farlo.

Adoro, adoro, adoro creare interesse e discussioni intorno ad un mondo tanto dinamico e innovativo come quello del mobile: rispetto a 365 giorni fa sono cambiate molte cose e buonaparte delle sessioni di quest’anno trattavano temi o strumenti che neanche esistevano un’anno fa. Quando abbiamo iniziato con l’idea di WhyMCA, ormai 3 anni orsono, se scrivevi in una mail mobile, veniva letto mobile (esatto, quello delle case, spesso di legno, dove si mettono le cose) e non mobail. Poi circa 2 anni fa abbiamo visto come i dev iniziavano a guadagnare importanza sulla scena, fino a diventare dall’anno scorso le rockstar del palcoscenico. Finalmente qualcuno di importante aveva trovato uno dei veri luoghi nei quali nascono le idee. Non so cosa succedera’ nei prossimi anni, ma per me e’ affascinante essere dentro a questo vortice di innovazione e di cambiamento (in meglio) dell’uso di artefatti cognitivi che teniamo nel palmo della mano. Tra l’altro, qualcuno dice che presto non li terremo neanche piu’ in mano, li useremo e basta.

Uno dei prossimi passi che vorrei fare sara’ quello di far dialogare il mondo dei dev e dei designer. Quando li vedi lavorare assieme e’ fin troppo chiaro che sono le due facce della stessa medaglia. Certo, e’ un cambiamento culturale per molti, ma come WhyMCA mi piacerebbe tentare, come abbiamo tentato 3 anni fa di far parte della “mobile revolution” che stava accandendo intorno a noi, all’insaputa di molti.

In ultimo, inutile nascondere che essere tra gli organizzatori di queste cose puo’ pesantemente dare una svolta alla propria carriera professionale. Se non sapete ancora, presto capirete ;)

Scusate la lunghezza del post, ma 3 anni, 3 conferenze, 4 happy hour e 3 hackathon iniziano a non essere pochini. ;)

Apps4Italy ed Eureka!, come trovare il posto migliore dove vivere

Logo EurekaSono passati diversi anni da quanto Tim Berners-Lee ha iniziato a diffondere lo slogan “Raw Data Now” e oggi l’attenzione di governi ed opinione pubblica sta finalmente dando risalto agli OpenData e sul fenomeno delle SmartCities. Anche in Italia, nonostante il ritardo rispetto ad altri paesi, stanno prendendo piede iniziative riguardanti questi temi. Una di queste e’ stata Apps4Italy, un bel concorso volto a premiare applicazioni, idee e visualizzazioni che sfruttano dei dataset italiani (Istat, comuni, regioni e tanti altri), senza vincoli di piattaforma ed utilizzo.

Lodevole iniziativa, dato che spesso quando ci si avvicina al settore pubblico e si parla di OpenData, alla domanda: “Bellissima teoria, ma poi che ci si puo’ fare”, i meno visionari hanno bisogni di esempi concreti di utilizzo, e uno degli scopi di Apps4Italy e’ stato sicuramente quello di fornire tanti spunti per dare risposte.

Preso bene dai temi e dagli scopi dietro ad Apps4Italy, intorno ad Ottobre ho deciso di partecipare anche io con la mia idea, che poi si e’ concretizzata in “Eureka!“. Lo scopo principale del progetto e’ quello di ottenere un indice di qualita’ della vita geolocalizzato e “zoomabile”, che puo’ andare dall’area di una provincia fino ad arrivare al dettaglio dei quartieri delle citta’ che la compongono. Un’heat-map che parte dal rosso per indicare una pessima qualita’ della vita e via via tende al verde dove questo fattore migliora. Abbiamo scelto tre categorie intorno alle quali collezionare dati: economica, sociale e ambientale. Per ognuna di queste ci sono diversi indicatori come ad esempio il numero di superamenti del pm10, il costo della vita e tanto altro che possono essere inclusi o esclusi dal risultato finale, in modo da considerare solo i parametri che contano soggettivamente per l’utilizzatore.

La particolarita’ vera del progetto pero’ e’ quella di creare dati con cui alimentare le statistiche del sistema, e non basarsi quindi solo sui dataset esistenti. Primo passo per raggiungere questo obiettivo sono le GreenStation, degli apparati in grado di misurare l’opacita’ dell’aria e altri dati ambientali che vengono poi collezionati e inclusi nell’algoritmo di calcolo dell’indice di qualita’ della vita. Capita spesso, infatti, che le rilevazioni del pm10 non siano fatte in tutte le zone delle citta’, mentre con una GreenStation ognuno puo’ rilevare la qualità dell’aria cosi’ come viene respirata dalla propria finestra di casa. Tra l’altro, le GreenStation possono anche essere autoprodotte dato che sia gli schemi di assemblaggio che il protocollo di comunicazione con il server sono pubblici. L’evoluzione digitale dei lenzuoli che un po’ di anni fa Lega Ambiente aveva chiesto di appendere alla finestra per mostrare a tutti il livello di inquinamento. Innovazione partecipativa, ognuno e’ in piccola parte responsabile del benessere della collettivita’ di cui e’ parte.

E che dire di possibili, future, survey per chiedere direttamente agli utenti di Eureka! se ci sono stati casi di malattie come cancro, leucemia, gravi problemi cardiovascolari o respiratori verificatisi nella loro cerchia di famialiari e amici? Dati su malattie geolocalizzati e temporalmente collocati, che potrebbero far emergere correlazioni tra il loro accadere e altri fattori collezionati da Eureka!. La sanita’ italiana sembra essere restia a concedere queste informazioni, tirando in ballo una possibile violazione della privacy dei dati rilasciati, anche se basterebbe una forma aggregata e del tutto anomima per fare importatissime analisi sull’andamento della nostra salute nel tempo, cosa che reputo prioritaria nelle attivita’ di uno Stato.

Per farla breve, e per tornare ad Apps4Italy, l’idea e’ piaciuta, assieme al client per Android che ho realizzato per darle un corpo, e siamo rientrati tra i 35 finalisti tra quasi 200 proposte arrivate. Ma non solo, dato che siamo anche risultati vincitori con una menzione speciale nella categoria “Applicazioni” e ci siamo portati a casa un piccolo premio in denaro.

Nonostante sia stato contentissimo di questa iniziativa e tutto il mio supporto va alle persone che l’hanno resa possibile, purtroppo devo direi che secondo me si e’ rovinata proprio nel suo, importantissimo, momento finale. Questi i motivi principali:

  • mancanza di un canale di comunicazione e mancato rispetto delle scadenze dichiarate: puntualmente c’era sempre almeno un giorno di ritardo rispetto a quanto dichiarato come data per la pubblicazione dei finalisti e dei vincitori e alle diverse email che ho mandato / tweet scritti da altri non c’e’ stata praticamente mai una risposta. Il che, ovviamente, ha alimentato qualche polemica e non ha facilitato chi doveva prenotare treni/aerei per venire a Roma, come il sottoscritto.
  • l’evento conclusivo di premiazione e’ stato, a mio avviso, un gran fiasco. C’era la possibilita’ unica di far dialogare istituzioni, imprenditori e gli ideatori delle tante proposte arrivate, e invece il tutto si e’ consumato nella piu’ assoluta formalita’ e isolamento. Bastava essere nella sala per vedere le prime 6-7 file occupate da giacche e cravatte, e dietro un genere ben diverso di persone e abbigliamento, e questi due blocchi non si sono mai mischiati tra loro. Sarebbe bastato un banalissimo aperitivo offerto a conclusione della cerimonia (l’evento si e’ svolto il sabato dalle 10 alle 12.30 circa), sarebbe bastato dare 2 minuti ai primi classificati di ogni categoria chiedendogli di raccontare cosa li ha portati a partecipare, le loro idee e le loro visioni, la loro storia insomma, e invece hanno avuto la parola molti personaggi che, purtroppo, hanno contribuito ad alimentare sensibilmente la quantita’ d’aria fritta respirata. Impossibile dimenticarsi di quell’”Abbiamo scoperto che anche in Italia esistono sviluppatori capaci di scrivere codice“. Non aggiungo altro :(
  • Dato il calibro degli attori coinvolti nell’organizzazione, non faccio fatica a pensare che era possibile far partecipare all’evento VC, imprenditori, figure insomma in grado di prendere le tante delle idee arrivate e trasformarle in opportunita’. D’accordo che soprattutto in Italia e’ difficile trovarli, ma da qui a non averne neanche visto l’ombra, ce ne passa.
  • Non c’e’ stata copertura mediatica di quanto e’ nato in seno all’iniziativa. Fin troppe persone in Italia si erigono a paladini dell’innovazione, promotori dei giovani talenti e di un brillante futuro per chi ha voglia di cambiare, e poi occasioni come questa, dove coraggiosi partecipanti cercano di innovare il settore pubblico (e non solo), vengono praticamente ignorate da tutti i tipi di media. A parte un articoletto su Repubblica assolutamente non esaustivo, non mi sembra ci siano state altre reazioni. E dell’intervista fatta per CheFuturo non c’e’ traccia alcuna. Bisogna dare visibilità ad iniziative come questa, comunicano coraggio, intraprendenza, voglia di cambiare, capacita’ di farlo. E lo comunicano con i fatti.

Comunque, una brutta conclusione non fa brutto tutto un evento, quindi 1000 di questi Apps4Italy, e sono anche contento che la corsa agli hackathon e altre iniziative italiane sugli OpenData sia gia’ iniziata (e ve lo dico perche’ con WhyMCA abbiamo gia’ qualcosa in serbo per Settembre).

Tre cose comunque mi “porto a casa” dopo questa avventura: lavorare con un gruppo di persone accomunate da una passione di fondo da sempre delle grandi soddisfazioni, spero che OpenData e SmartCities non siano solo delle keyword che passeranno presto di moda, la qualita’ di molti dataset disponibili e’ pietosa oppure estremamente vecchia e di strada da fare ce n’e’ ancora parecchia.

Il servizio Cinema di ItaloTreno anche su Android

Alla mia prima esperienza su ItaloTreno, ho notato che nel portale interno c’e’ un servizio di video on demand gratuito per i viaggiatori. Molto comodo se di dispone di un portatitle, impraticabile da tablet e smartphone Android. Ma grazie ad un po’ di sperimentazione, alla fine sono riuscito a vedere i film anche sul mio Galaxy Nexus.

** DISCLAIMER **: quanto segue e’ il risultato di alcuni tentativi con scopi puramente accademici, non e’ mia intenzione incitare utilizzi dei contenuti del portale che vadano oltre quanto consentito dal portale stesso.

Per prima cosa ho aperto un video dal portatile e ho dato un’occhiata al codice sorgente della pagina, nel caso specifico “Burn after reading”. Questa parte qui mi e’ sembrata subito interessante:

?View Code JAVASCRIPT
<script type='text/javascript'>
  jwplayer('mediaspace').setup({
    'flashplayer': '/bundles/ntvportal/flash/player.swf',
    'file': 'movies/Burn-after-reading_ita_854x480_3000kbps.mp4',
    'streamer': 'rtmp://portal.italolive.it:1935/vod/',
    'autostart': 'true',
    'icons': 'false',
    'controlbar': 'bottom',
    'width': '905',
    'height': '545',
    'provider': 'rtmp',
    'modes': [
      {type: 'flash', src: '/bundles/ntvportal/flash/player.swf'},
        {
          type: 'html5',
          config: {
           'file': 'http://portal.italolive.it:1935/vod/_definst_/mp4:movies/Burn-after-reading_ita_854x480_3000kbps.mp4/playlist.m3u8',
           'provider': 'video'
          }
        }
    ]
  });
</script>

Ho quindi provato ad inserire nel browser l’url che appare nel secondo parametro file, cioe’ questa: http://portal.italolive.it:1935/vod/_definst_/mp4:movies/Burn-after-reading_ita_854x480_3000kbps.mp4
ottenendo la seguente risposta dal server:
Wowza Media Server 3 Special Perpetual Edition 3.0.4 build1127
Ottimo, il servizio di streaming on demand dei contenuti e’ gestito da un server un Wowza Media Server.

Cercando un po’ in giro, ho trovato questo thread che spiega come si possono aprire direttamente i diversi tipi di streaming disponibili. Nella sezione Playback alla voce “RTSP/RTP player or device” ho notato un formato di indirizzo molto simile a quello visto nell’html:
rtsp://[wowza-address]:1935/vod/_definst_/mp4:myvideos/sample.mp4
che, trasposto con quello letto nell’html, diventa: rtsp://portal.italolive.it:1935/vod/_definst_/mp4:movies/Burn-after-reading_ita_854x480_3000kbps.mp4
Aperto il fido VLC, ho inserito quindi l’indirizzo e bingo, lo streaming del video si e’ aperto.

Il gioco e’ fatto, basta aprire l’indirizzo precedente con una qualunque applicazione Android in grado di leggere streaming rtsp, come ad esempio MX Player e buona visione a tutti!

Bonus track: facile pensare che, una volta ottenuto l’indirizzo della sorgente RTSP, grazie al parametro -dumpstream di mplayer, sia possibile salvarla in locale. Ma eseguendo il comando
mplayer -dumpfile Burn-after-reading_ita_854x480_3000kbps.mp4 -dump rtsp://portal.italolive.it:1935/vod/_definst_/mp4:movies/Burn-after-reading_ita_854x480_3000kbps.mp4
mplayer mi ritorna il seguente errore:
“A single media stream only is supported atm. rtsp_session: unsupported RTSP server. Server type is ‘Wowza Media Server 3.0.4 build1127′.”
Anche in questo caso un po’ di sana ricerca mi ha portato alla soluzione del problema: sostituire il protocollo RTSP con RTMP, trasformando il comando in:
mplayer -dumpfile Burn-after-reading_ita_854x480_3000kbps.mp4 -dumpstream rtmp://portal.italolive.it:1935/vod/_definst_/mp4:movies/Burn-after-reading_ita_854x480_3000kbps.mp4

** LO RIPETO ANCORA **: non voglio in nessun modo incitare utilizzi dei contenuti del portale in modi che vadano oltre quanto consentito dal portale stesso. Solo spero che presto il servizio offerto permetta una visione dei film offerti anche da tablet e smarthphone Android, e nel frattempo mi arrangio come posso.

Spatially aware devices

Chiaramente un prototipo, ma che bello! Qualche info in piu’.

Green hand washing @ TEDx

E’ sempre possibile preservare un pezzettino di ambiente ogni giorno grazie a piccolissime azioni:

“Why twelve? It’s the biggest number with one sillabe” – Geniale!

Recensione “Android – Programmazione Avanzata”

Android - Programmazione AvanzataGrazie a Stefano e Emanuele ho ricevuto una copia del libro “Android – Programmazione Avanzata“, un testo in italiano scritto da italiani che tratta di alcuni concetti avanzati nello sviluppo per piattaforma Android.

Questo un sommario degli argomenti presenti:
- Activity e Service
- Grafica ed interfaccia utente
- Honeycomb e Tablet
- Networking
- NFC
- Push Notification
- Bluetooth
- Qualita’ del software
- Ice Cream Sandwich: la riconciliazione

Devo dire che la prima impressione che ho avuto leggendo i capitoli del libro e’ stata che le pagine “trasudavano esperienza d’uso”. Bluetooth, NFC, Rendescript, TDD ed altri argomenti sono trattati con la competenza tipica di chi ci ha sbattuto la testa piu’ e piu’ volte, arrivando alla fine ad una buona quadratura del cerchio. Questo non puo’ che essere un grosso pregio a mio avviso, che scavalca i limiti di molto materiale formativo che affronta un caso mediamente semplice, tralasciando scenari piu’ complessi.

La lettura dei capitoli è scorsa via veloce viste anche le interessanti e attuali tematiche e, se proprio devo trovare un difetto, e’ in relazione alla mia personale fruizione dei suo contenuti. Ho infatti ho letto il testo “a schermo spento”, sul divano o in viaggio, e la scelta degli autori di inserire pochi esempi di codice nel libro e lasciare al lettore la possibilita’ di consulatare gli esempi online a corredo del testo non sempre per me è stata comoda e/o possibile. Certo, più codice nel libro avrebbe forse ridotto gli argomenti trattati o accorciato le spiegazioni, quindi sono sicuro che questa scelta sia stata ben valutata e ponderata all’origine.

Interessante anche il capitolo dedicato interamente ad ICS, responsabile dei continui ritardi nella pubblicazione del testo: non nego che mi sono messo immediatamente a giocare con le API di riconoscimento facciale appena letto il paragrafo a loro dedicato! Menzione di merito speciale al capitolo sul Bluetooth, il primo che ho letto, dato che stavo lavorando su un progetto con un prototipo Arduino e che mi ha dato veramente tutte le risposte di cui avevo bisogno per far andar tutto al primo colpo!

In definitiva, un testo che consiglio se si vogliono scoprire o approfondire gli argomenti sopra riportati, ma con l’avvertenza di leggerlo con un pc/tablet davanti.

Linkflood 20120510 – Workplace design e cloud storage service policies

Microsoft and Open Source – Ultimamente Microsoft si sta aprendo molto al mondo dell’open source, con azioni impensabili fino a qualche anno fa. Ma c’e’ davvero una spinta etica dietro a queste mosse? L’autore dell’articolo sembra essere contrario.

Startups: Bands for Hackers – Simpatico ed interessante parallelo tra il mondo delle starup e quello delle band, molto piu’ simili di quanto possa sembrare a priva vista.

Is Google Drive worse for privacy than iCloud, Skydrive, and Dropbox? – Analisi delle licenze d’uso dei quattro servizi di storage di file nel cloud, con il focus sulle similitudini e differenze per capire quale meglio si puo’ adattare alle proprie esigenze e richieste di privacy.

Why iOS Apps Look Better Than Android Apps – Da sviluppatore Android, non posso che condividere la conclusione di questo articolo: in iOS sei piu’ vincolato, ma i vincoli che vengono imposti fanno si che l’applicazione realizzata abbia un aspetto migliore.

Zerg Rush Google Easter Egg – Google pensa anche agli affezionati di Starcraft :D

Android Ported to C# – I ragazzi di Xamarin sanno fare davvero delle magie con il loro MonoTouch e MonoDroid, ma davvero non avrei mai pensato che riuscissero a portare l’intero stack Android in C#, con evidenti vantaggi in termini di performance. Strabiliante!

Android builds: dev & prod – Consigli su come modificare lo script di build per gestire rilasci in debug e in release delle proprie applicazioni Android, gestendo problemi con il logging, l’api key di Google Maps ecc.

MvvmCross: a MonoTouch, MonoDroid, WP7 and WinRT MVVM – Un framework MVVM multipiattaforma basato su C#, con tanto di video di spiegazione.

Android Is Suddenly In A Lot Of Trouble – Un articolo che fa emergere molto chiaramente tutti i maggiori punti deboli di Android nel contesto odierno dal punto di vista del prodotto, non dal punto di vista tecnico. Sono d’accordo su tutta la linea.

Better Teamwork Through Better Workplace Design – Alcuni principi di base da seguire per organizzare efficacemente uno spazio di lavoro adatto a gruppi di persone. Bella la distinzione dei tre tipi di scenario lavorativo: “I work”, “You & I work”, “We work”.

Joe Gebbia @ tnw2012 keynote

Bella presentazione di Joe Gebbia, il co-founder di AirBnb, che spiega alla platea la storia della sua startup: sono partiti da un bisogno concreto, hanno provato a soddisfare quel bisogno, hanno ascoltato i feedback dei primi utenti per rifinire il prodotto e ora hanno creato uno strumento che ha fatto emergere nuove forme di creativita’.

Linkflood 20120502 – Organizzare hackathon e Prediction API

Aide Java IDE – Sviluppare per Android grazie ad un IDE che gira in Android. Diverse opzioni supportate, come la code completion, syntax highlight e altre cosette. Certo che con una tastiera e un mouse bluetooth…

Training the Cloud with the Crowd: Training A Google Prediction API Model Using CrowdFlower’s Workforce – Un bel mashup che fa capire cos’e’ possibile fare con una certa mole di dati, analisi dei sentimenti e analisi sematinca. Prima Google Prediction viene addestrato grazie ai risultati trovati “manualmente” grazie a CrowdFlowder in una parte del dataset totale, poi gli vengono dati in pasto tutti i dati rimanenti da processare, aggiungendo qualche check manuale a campione. Il risultato finale sembra essere molto buono!

Ultrabooks are here – Sarebbe meglio definirla una lista di laptop molto trasportabili, e dai prezzi almeno tripli rispetto ai netbook. Vale comunque la pena farci un pensierino, se si hanno delle esigenze di movimento particolari.

How to Hire a Programmer – Non e’ facile assumere sviluppatori capaci nel codice, nalle gestione del progetto e nella vita di team: ecco alcuni passi da seguire per massimizzare le possibilita’ di trovare la persona giusta che si sta cercando.

9 tips to get audience’s attention in 10 seconds – nove trucchi con cui iniziare una presentazione e catturare subito l’attenzione del pubblico. Grandiosi!

AppScripts Hackaton Retrospective – La retrospective del Google AppScripts hackathon che si e’ svolto a Milano a fine Febbraio. Molto utili i feedback lasciati per capire davvero cosa cercano gli sviluppatori in un hackathon o evento simile. Un bravi al GTUG di Milano per aver organizzato e gestito un evento cosi’!

Multi-platform Frameworks Destroy Android UX – Un articolo che demolisce l’uso di framework crossplatform come PhoneGap e Titanium. Motivazioni condivisibili, ma dipende sempre da cosa occorre sviluppare.

Cross-Platform Tools 2012 – Un’interessante e approfondito report dei framework crossplatform oggi disponibili, con metriche, disanime, impressioni d’uso. Lungo ma consigliato.

The Hack Day Manifesto – Un manifesto con tante indicazioni utili a chi vuole organizzare hackathon.

Prince of Persia Apple II source code – direttamente da un passato lontano, per gli amanti del vintage informatico, un pezzo di codice che non potra’ mandare nel vostro repository. Meraviglioso!