WhyMCA, riguardando ai miei 3 anni di Mobile Revolution.

Anche quest’anno si e’ conclusa la “WhyMCA Mobile Developer Conference“, e con un paio di settimane per far decantare il tutto, e’ tempo di tirare qualche somma. Della conf, dell’anno WhyMCA, dell’intero progetto.

Togliamoci subito questo dente e parliamo delle cose brutte.

Sono tre anni che tentiamo di fare la conference in universita’, ma ci siamo riusciti solo la prima volta. La gente in genere racconta che per avere successo in questa impresa occorre conoscere uno o piu’ docenti che siano interessati all’idea, abbiano un minimo peso / influenza all’interno delle sfere decisionali universitarie o conoscano persone che ne abbiano, si facciano portavoci della causa accollandosi rischi e benefici che “il fare qualcosa” di extra richiede, che sappiano dove trovare spazi per un numero adeguato di partecipanti e sappiano compilare le giuste carte burocratiche. Ma davvero l’universita’ italiana deve ancora funzionare cosi’? Passare per amici di amici che ti fanno favori per un qualche tornaconto personale oppure perche’ davvero ci credono? E’ davvero impossibile pensare ad una figura che realmente e facilmente si possa contattare e a cui proporre questo genere di iniziative, che verifichi se quanto proposto sia in linea con l’orientamento culturale dell’ateneo (giusto per essere sicuri che non si voglia mascherare un incontro di burlesque con un evento per sviluppatori), controlli su un calendario condiviso se gli spazi richiesti sono liberi, fissi un prezzo per confermare l’accordo, servizi aggiuntivi compresi quali catering, connettivita’ ecc e sottometta tutto all’organo accademico di competenza per adempiere alla parte burocratica necessaria? E’ davvero tanto difficile pensare ad un impiegato dell’uni con queste mansioni e con queste responsabilita’? Eppure nel 2012 noi ancora non ne abbiamo trovati di funzionanti tra Milano e Bologna, tranne un paio di eccezioni. Magari e’ una nostra incapacita’, ma inizio a credere che sia un problema sistemico dell’uni italiana. Facciamo cultura, oltretutto gratuita, perche’ l’uni deve esserci da ostacolo nella sua divulgazione e non da aiuto? Davvero triste.

E’ alquanto difficile trovare strutture che offrano una connettivita’ adeguata per un evento di 300 e piu’ persone. Strutture che chiedono anche 2 mila euro per una plenaria da 400 posti e poi non sono in grado di supportare diciamo 100 connessioni contemporanee e 300 in totale. D’altronde, quando trovi 2 prese di corrente per tutta la sala, capisci subito che sono soluzioni progettate 10 anni fa e mai adeguate, idem come l’infrastruttura di rete. E quando ti chiedono 10-15 euro a giorno per ogni connessione, la voglia di prendere 3 access point, un router/nat e farsi le cose fatte in casa viene, eccome se non viene…

E’ difficile trovare speaker su certi temi in Italia, e questo ritengo dipenda sostanzialmente dalla mancanza di community “nazionali” intorno a certe tecnologie/piattaforme, non tanto dalla mancanza di competenza. Prendiamo la Call For Paper del WhyMCA: i temi della nostra conference partono dal basso, poi noi organizzatori selezioniamo quelli che riteniamo piu’ adatti all’evento. Quest’anno 1/3 delle proposte che ci e’ arrivato e’ stato per Windows Phone e Windows 8, i restanti 2/3 per tutto il resto (Android, iOS, mobile web, crossplatform, mobile vision). Proporzioni sbilanciate che confermano che per far crescere certi prodotti, oltre ad un appeal del prodotto stesso, ci vogliono community distribuite sul territorio e anche un minimo di coordinamento tra queste. Luoghi dove i dev, tra i loro pari, possano perdere la paura di “parlare in pubblico”, dove sia naturale avviare discussioni intorno a certi temi, tecnologie ed utilizzo delle stesse che possano poi diventare “trend” oppure “best practices” conosciute e seguite dal gruppo e dai gruppi (fino ad oltre i confini nazionale). Sono un sognatore, lo so, ma finche’ si ha la capacita’ di sognare, c’e’ anche la possibilita’ di cambiare le cose.

Triste che Mozilla e altre community incentrate su GNU/Linux e free software ci abbiamo praticamente ignorato su tutta la linea, sia in occasione della conference, sia in occasione dell’hackathon durante il Codemotion. Potremmo anche essere fuori target (dubito), ma l’educazione nel dare una risposta, anche se negativa, non si dovrebbe negare a nessuno, sopratutto per realta’ che fanno della community una delle loro principali caratteristiche. Poi lo stesso comportamento lo abbiamo visto dai canali istituzionali di molte grosse aziende, italiane e non, ma che ci vuoi fare? Se il tuo business non sono gli sviluppatori, ovviamente non sai come trattare con loro e come capire quali sono le cose importanti per loro. Lanciare un concorsino ogni tanto e’ utile, ma si potrebbe fare molto di piu’.

Ho una startup da farmi finanziare” e’ il nuovo trending topic italiano in questi ambienti. Tra l’altro, sembra che ora tutti abbiano fame di mobile developer bravi, senior, che siano svegli e conoscano bene la tecnologia, che sappiano gestire problemi anche complessi, sostenere ritmi molto serrati e che accettino di lavorare quasi aggratis con la promessa che 1 su 10 ce la fa. Ma dico, e’ un rewording del vecchio “Cerco neolaureato con minimo 3 anni di esperienza sul campo”? Di gente brava non ce n’e’ mai stata tanta, in nessun campo, e i bravi in genere sono svegli e si scelgono le occasioni migliori, proprio perche’ sono bravi e svegli. Ritengo che oggi sia solo un colpo di fortuna trovare un bravo non ancora troppo sveglio. Poi, se tutti vogliono quelli bravi ma nessuno e’ disposto a sostenere l’onere di far crescere qualcuno e farlo diventare bravo, non e’ forse un tantino da scaricabarile? Si cresce assieme, si suda assieme, si perde assieme, si vince assieme, si ama assieme. Cosi’ si fa sistema e cultura, non solo sfruttando le risorse che ci sono senza preoccuparsi di crearle e/o reintegrarle.

 

Fatte salvo queste piccole negativita’, il mio bilancio personale e’ totalmente spostato sulla lancetta del positivo, grazie alle tante cose belle.

La fine del 2011 e l’inizio del 2012 ha visto il boom degli hackathon in Italia. Noi l’anno scorso abbiamo proposto il primo hackathon italiano sul mobile e penso sara’ stato il secondo hackathon su vasta scala di tutta la penisola. Poi da settembre/ottobre 2011 e’ stato tutto in fiorire di queste iniziative, anche grazie al volano dei vari startup weekend. Non posso che esserne felice: chi partecipa sa bene che ogni hackathon e’ un’esperienza unica, dove si impara molto, dove ci sono ottime occasioni per affilare la propria fantasia e la propria conoscenza dei tool di sviluppo e tecnologie, dove il networking con i partecipanti riserva sempre grandi soddisfazioni. Keep going hackers, vediamo se riusciro’ ad organizzare qualcosa anche in versione rosa, ma adesso che anche in Italia finalmente e’ arrivato questo modo di fare e di imparare, non facciamolo morire.

Sentire il supporto della community e’ davvero meraviglioso. A febbraio un’imponente nevicata a Bologna ci ha costretto a posticipare Hack Reality. Prima della decisione, ci sono arrivate email tipo: “Mi chiedevo se fate lo stesso l’evento nonostante la neve. Sarebbe meglio di no, ma se si, faro’ di tutto per esserci“. Oppure: “Spostare l’evento e’ stata la scelta giusta, anche se non facile. Ci vediamo tra due settimane, non vedo l’ora“. Contattare qualcuno per chiedergli di tenere un intervento, aiutarlo nel vincere l’incertezza, rassicurarlo e supportarlo, per poi inaspettatamente ricevere i suoi ringraziamenti finita la conf perche’ “E’ stata davvero una bella esperienza. Grazie di avermi invitato.“. Questi fattori motivazionali “estrinsechi” sono davvero utili ed aiutano a dare il massimo in quello che si sta facendo. E mi danno la carica per rinunciare a cosi’ tante ore del mio tempo libero per continuare. Inoltre, sarebbe importante ricordarsi della loro efficacia anche per gli ambiti lavorativi. Son cose. Note a molti, ma sono cose.

Durante Hack with Emotion a Roma ho chiesto in quanti partecipavano per la prima volta ad un hackathon. Tra i 70 e piu’ presenti c’erano molti giovani, quasi tutti universitari e qualcuno anche meno. Buonaparte hanno alzato la mano. A quel punto ho temuto davvero di correre il rischio di fargli vivere una brutta esperienza, di poter rovinare il loro rapporto con un hackathon. Poi ci sono stati gli applausi che si sentivano nei team ai primi successi, la grinta fortissima all’1 di notte, le facce assonnate ma rapite e contente alle 4, la stanchezza ai primi cornetti mattutini, il silenzio della mattinata che era tutto un codare e provare, codare e provare, e qualche volta addormentarsi a turno davanti al monitor, la tensione durante il breve tempo della presentazione degli hack, culmine di tutte le energie spese per modellare e realizzare un’idea *insieme*. Emozioni uniche che ho condiviso con tantissimi che non conoscevo e continuo a non conoscere, ma non importa. Quando si parla di innovazione, di giovani e di posto per loro nella societa’, evitiamo di riempirci la bocca e riferiamoci ai fatti. E questi hackathon, come tante altri iniziative, sono dannatissimi fatti dai quali partire. Ancora una volta universita’ e creativita’ per realizzare qualcosa di unico.

Mi riallaccio all’ultimo punto negativo per dire che la richiesta di developer su tutte le piattaforme mobile e’ alta: tirare fuori i libri e studiate, appassionatevi e collaborate con un progetto comunitario per capire come vengono applicate certe soluzioni in contesti reali e perche’ fa CV. Realizzate idee partendo da semplici esigenze reali, anche se non siete i primi a farlo. Aiuta a capire e rende capaci di trasmettere la propria passione. Datevi da fare quest’estate con l’autoformazione (si puo’ codare benissimo in montagna o sotto l’ombrellone), magari potete iniziare con piccole collaborazioni freelance per farvi le ossa. Investire in questi temi e’ una mossa vincente, ma occorre essere smart, perche’ da quando vendono i corsi per sviluppare su iOS in edicola, il livello medio di quello che si trova in giro e’ drasticamente basso e occorre sapersi distinguere. La buona notizia e’ che basta poco per farlo.

Adoro, adoro, adoro creare interesse e discussioni intorno ad un mondo tanto dinamico e innovativo come quello del mobile: rispetto a 365 giorni fa sono cambiate molte cose e buonaparte delle sessioni di quest’anno trattavano temi o strumenti che neanche esistevano un’anno fa. Quando abbiamo iniziato con l’idea di WhyMCA, ormai 3 anni orsono, se scrivevi in una mail mobile, veniva letto mobile (esatto, quello delle case, spesso di legno, dove si mettono le cose) e non mobail. Poi circa 2 anni fa abbiamo visto come i dev iniziavano a guadagnare importanza sulla scena, fino a diventare dall’anno scorso le rockstar del palcoscenico. Finalmente qualcuno di importante aveva trovato uno dei veri luoghi nei quali nascono le idee. Non so cosa succedera’ nei prossimi anni, ma per me e’ affascinante essere dentro a questo vortice di innovazione e di cambiamento (in meglio) dell’uso di artefatti cognitivi che teniamo nel palmo della mano. Tra l’altro, qualcuno dice che presto non li terremo neanche piu’ in mano, li useremo e basta.

Uno dei prossimi passi che vorrei fare sara’ quello di far dialogare il mondo dei dev e dei designer. Quando li vedi lavorare assieme e’ fin troppo chiaro che sono le due facce della stessa medaglia. Certo, e’ un cambiamento culturale per molti, ma come WhyMCA mi piacerebbe tentare, come abbiamo tentato 3 anni fa di far parte della “mobile revolution” che stava accandendo intorno a noi, all’insaputa di molti.

In ultimo, inutile nascondere che essere tra gli organizzatori di queste cose puo’ pesantemente dare una svolta alla propria carriera professionale. Se non sapete ancora, presto capirete ;)

Scusate la lunghezza del post, ma 3 anni, 3 conferenze, 4 happy hour e 3 hackathon iniziano a non essere pochini. ;)

4 Comments

  1. Inutile dire come, da partecipante a tutte e 3 le conferenze e a qualche hackathon ed happy hour, i risultati degli sforzi fatti si siano visti. Altri 100 di questi WhyMCA!

  2. Io una volta sono andato a sciare con Alfredo Morresi pure io sono amico!

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