Dopo aver partecipato a diversi hackathon in giro per l’Europa, aver preso parte all’HackItaly a Milano lo scorso Febbraio ed essermi messo in gioco in prima linea organizzando quello della WhyMCA Mobile Conference del 21 Maggio, ecco qualche mia personale considerazione.
- In Italia gli hackathon non sono ancora cosi’ diffusi come in altri paesi d’Europa/America. E’ un format ancora sperimentale e sono pochi i “ricettivi” nei confronti di queste iniziative. Per fortuna i partecipanti sono tutti parecchie spanne avanti rispetto alla media, quindi la qualita’ dei presenti e’ gia’ di per se’ una buona garanzia della riuscita dell’evento.
- In altri paesi e’ usuale fare hackathon che vanno dal tardo pomeriggio del venerdi’ alla mattina del giorno seguente, o addirittura durante tutto il weekend. In Italia non penso ci sia ancora la cultura per farlo. La data ideale per beccare anche programmatori senior e’ quella quindi del sabato, dalla mattina alla sera. Un’oretta per scaldare i motori e presentare le API, 9-10 ore per realizzare gli hack e 3 minuti ad ogni team per presentare quanto realizzato (consideratene almeno 6 reali tra cambi di scena, collegamento cavi, imprevisti vari)
- Nella presentazione delle API, sopratutto se queste trattano temi d’avanguardia, e’ meglio fare qualche esempio di applicazione “entusiasmante” che sia da stimolo ai partecipanti. Il rischio e’ che non venga percepito il valore innovativo oppure non si riescano ad immaginare scenari d’uso da realizzare durante l’hackathon.
- I premi messi in palio contano, eccome se contano. Possono essere di qualunque natura, non necessariamente legati al prodotto presentato, l’importante e’ che abbiano il loro appeal per i partecipanti. Ho sentito team che sceglievano alcune tecnologie piuttosto di altre solo perche’ i premi in palio erano piu’ interessanti, anche se sapevo di aver piu’ partecipanti a contendersi la vittoria. Buoni spesa di qualunque tipo, viaggi, oggetti utili. Evitiamo pero’ le nerdate: sono carine, ma un po’ fine a se stesse.
- Il luogo geografico ha la sua importanza. Trovare hacker su Milano o Roma e’ piu’ facile che trovarli ad Ancona (lo dico perche’ un po’ conosco l’ambiente di tutte e 3 le citta’ indicate). All’HackItaly eravamo circa una dozzina di team, al WhyMCA sei hanno presentato le loro creazioni. Sotto i venticinque-trenta partecipanti si rischia di perdere un po’ il senso della competizione, non fondamentale per un hackathon, ma comunque ben accetta.
- Si possono organizzare con successo hackathon verticali (su un certo tipo di dispositivo come i tablet, oppure su uno specifico sistema operativo), hackathon orizzontali (tutte le api che parlano di musica, oppure di social reading, oppure di open data), oppure trasversali (tecnologie + vincoli di piattaforma, come la musica sul mobile, oppure gli opendata con drupal ecc)
- Gli hackathon sono una grande occasione di innovazione, anche per i fornitori di API che vi partecipano, soprattutto se sono startup con prodotti in evoluzione. Nuove idee possono venire sia dagli hacker stessi, sia guardando come si stanno muovendo altri attori dello stesso settore. Anche Nokia, nel mobile hackathon WhyMCA, ha detto di aver imparato qualcosa di nuovo ;)
- Coinvolgimento massiccio. Evento dopo evento, si sta creando anche in Italia una base di partecipanti. Stuzzichiamoli, invitiamoli a portare un nuovo amico, facciamo che siano i nostri hub informativi. Non siamo ancora in quella fase dove le persone arrivano da sole, occorre invogliarle ed attirarle a se’. Poi magari, tra un paio d’anni, non ce ne sara’ piu’ bisogno.
- Gli hackathon devono diventare (imperativo voluto) una grande occasione di raccolta e recluiting di persone e di idee.
- Ci sarebbe da coinvolgere le universita’ nell’organizzazione di questi eventi. Sarebbe qualcosa a costo praticamente zero per gli organizzatori e sarebbe un ottimo modo di mettere in contatto talenti in erba con chi e’ interessato a loro. E sarebbe anche un modo per far avvicinare gli studenti al mondo reale, che ce n’e’ proprio bisogno. Sono stufo di vedere conferenze in Italia con pochissimi studenti e tanti lavoratori. Ragazzi, svegliatevi: sono punti in piu’ sul vostro CV, oltre che occasioni per capire veramente cosa c’e’ qui fuori e dove stiamo andando!
- Filmare, fotografare, condividere e diffondere il piu’ possibile. C’e’ bisogno di far percepire l’entusiasmo e la qualita’ di questo tipo di “innovazione che viene dal basso”. Non lasciamola confinata e chiusa dentro una stanza. A meno di non essere dei veterani, le emozioni che si provano durante un hackathon sono uniche, non puoi capirle finche’ non partecipi.
- Piccola postilla personale: facciamo in modo che non ci sia niente di male se anche gli organizzatori partecipano: vi garantisco che non e’ bello pensare un evento, raccontare il tuo entusiamo per l’iniziativa e contagiare chi di dovere, essere presente dal suo inizio alla fine e… e non poter scrivere codice da mettere in competizione con gli altri!
Felice di sentire critiche/integrazioni da parte vostra.



