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Archive of posts tagged Riflessioni

The time paradox di Philip Zimbardo in un video

Ringrazio innanzitutto Pandemia che mi ha fatto scoprire questo libro che dovro’ leggere assolutamente, il cui contenuto e’ riassunto in questo fantastico video (sia sul piano della forma, sia su quello della sostanza).

Se poi volete anche comprare il libro, basta andare su IBS, che lo vende a 9 euro.

Raiperunanotte, qualche pensiero sparso

Ieri sera ho seguito Raiperunanotte, un evento che e’ risultato davvero interessante sotto moltissimi aspetti.

Innanzitutto la parte contenutistica: niente di nuovo per chi segue un po’ i canali di informazione alternativi alla televisione. Il racconto delle intercettazioni tra l’AGCOM, il nostro presidente del consiglio e il direttore generale della Rai mi era sfuggita, ma il resto, schifo mi faceva prima, ancora piu’ schifo mi ha fatto ieri sara dopo averlo sentito tutto assieme per tre ore consecutive. Certe notizie andrebbero diluite un po’ ogni giorno, pena il bruciore intestinate. E’ un po’ come quando guardi Report: devi essere in uno stato d’animo tranquillo quando inizi la visione, altrimenti ti prende la voglia si spaccare qualcosa! Ottimi i contributi di Lutazzi, della Gabanelli, di Travaglio e dei molti altri intervenuti, un po’ fuori luogo, a mio avviso, Morgan e gli stacchetti musicali.

Una bella mossa sarebbe rendere subito disponibile la trasmissione con licenza Creative Commons, in modo da farla vedere a chi se l’e’ persa e permetterne la riproiezione gratuita in case, luoghi pubblici, cinema improvvisati. Spero che verra’ fatto, c’e’ bisogno di tamtam dal basso per questo genere di cose. Per molti, ancora, leggere una notizia su un sito internet non convince, vederlo sullo schermo fa tutto un altro effetto.

La parte organizzativa invece ha molti tratti assolutamente innovativi per il nostro paese:  l’evento e’ stato finanziato con la donazione di 2.5 euro, raccolte grazie ad Internet, trasmesso in streaming web (ripreso poi da altri siti e canali sul satellite e sul digitale terrestre) e la cosa che piu’ mi ha colpito e’ stata la “doppia modalita’ di fruizione”: lo vedevi sul browser, lo commentavi su Twitter, e ti sentivi parte di un pubblico in sala che poteva parlare, interagire, ragionare, senza disturbare lo spettacolo. Mai, a mia memoria, era stata tentata in Italia una cosa del genere e con questo successo, una sensazione fantastica, l’essere un ascolt-attore! In fase embrionale, solo con il resto del pubblico, ma e’ pur sempre qualcosa! Segno di quanto i nuovi media possano non solo sostituire i vecchi, ma integrarsi tra loro per offrire una migliore, piu’ completa e piu’ personalizzabile esperienza di fruizione.

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Voglio

Voglio il tempo libero, si’ ma libero proprio ogni attimo e alzare il minimo con la vita che mi fa solletico

Voglio restare sempre sveglio con tutti i miei sogni

Voglio riuscire a non crescere

Voglio tenere qualcosa per me, qualcosa che sia per me per me

Voglio un mondo all’altezza dei sogni che ho

Voglio deciderlo io se mi basta o se no

Voglio godermela tutta fin quanto si puo’ si puo’

(Ligabue, Voglio Volere)

Le mie riflessioni sul Mobile World Congress

(Riprendo un post che ho scritto per OneMobile, ampliandone pero’ alcune parti)

Quest’anno ho avuto la fortuna di poter partecipare al Mobile World Congress, evento per il mondo del mobile che ritengo il piu’ importante dell’emisfero occidentale. Riporto qualche considerazione a caldo fatta durante il viaggio di ritorno, sempre ottimo strumento per fermarsi e tirare qualche linea.

Una delle cose che mi ha maggiormente colpito e’ stata una nuova forma di dualismo marchio – piattaforma emersa da molti degli stand di operatori e produttori di dispositivi: Samsung – WaveGSMA – OpenAPI, Sony Ericsson – Developer World, Nokia+Intel – MeeGo, Vodafone – 360, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Lo spazio espositivo del “big player” era quasi totalmente occupato da diversi showcase di prodotti realizzati da aziende terze mediante l’uso della loro piattaforma. Messaggistica integrati nella rubrica, servizi di remote banking, mobile social gaming e giochi 3d, applicazioni di social geotagging, nuovi concept di interfacce, client per l’integrazione con altri servizi che sfruttano le peculiarita’ del telefono. Strumenti per fare un po’ di tutto insomma.
Ritengo che la spiegazione di questo orientamento e’ nella ricerca di nuovi clienti e sottrazione di quelli dei competitor non piu’ solo grazie ai telefoni, alle tariffe, ai servizi offerti o al massimo alla possibilita’ di leggerci la posta, ma grazie alle applicazioni. Oggi la domanda “cosa ci posso fare” inizia ad acquisire il suo peso in una scelta che prima era quasi esclusivamente basata sul gusto estetico personale o sul costo della tariffa. Per questo sia i costruttori che gli operatori hanno interesse ad offrire piattaforme di sviluppo che possano fornire i mattoni per costruire killer application procacciatrici di clienti. Clienti che, una volta entrati in questo wallet garden fatto di tecnologie non interoperabili tra loro, difficilmente ne usciranno.
Se i riflettori sono finalmente puntati su chi sviluppa, la situazione per quest’ultimi non poteva essere peggiore: tante piattaforme, che fanno cose molto simili ma che richiedono ognuna uno sviluppo particolare e personalizzato, a partire dal linguaggio e dalle librerie da usare: C++, JavaScript, Java o altro. In pratica, riscrivere la stessa applicazione quasi da capo per ogni sistema su cui si vuol far girare. Se prima l’interoperabilita’ poteva essere una speranza, dato che nell’immobilita’ generale qualcosa di positivo sarebbe anche potuto succedere, ora che tutti si muovono in senso opposto, credo che non sara’ mai raggiungibile.

Davvero carini i tablet presenti nello stand NVidia, piccoli e “stilosi” dispositivi basati sulla nuova scheda Tegra e equipaggiati con Android. Un ampio schermo touchscreen (dai 10 pollici in su), supporto HDMI, automonia di diverse ore in modalita’ riproduzione video, spazio a tutti i tipi di connettivita’ possibile. Anni fa Microsoft lancio’ Origami, ma il costo proibitivo dei device, un sistema operativo non adatto all’uso touch e, soprattutto, una cultura ancora non pronta, ne decretarono il fallimento. A qualche anno di distanza, dopo gli smartphone, dopo i netbook, dopo i riproduttori mp3 portatili, dopo i mediacenter, dopo le interfacce touch, dopo un uso di Internet e del mezzo informatico sempre piu’ “popolare” e ormai lontano dal solo ambito tecnico/lavorativo, mi sembra che finalmente ci siano tutti gli ingredienti per questo nuovo tipo di fruizione piu’ “da divano” e quasi per nulla “davanti alla scrivania” dell’informatica. Azzardo una previsione che vede, nel giro di qualche anno, molti di questi tablet rimpiazzare i computer in tutte quelle case dove quest’ultimo non verra’ usato per lavoro o per passione, ma dove saranno predominanti email, navigazione, multimedia e altre applicazioni di questo nuovo mondo. Senza neanche il problema di uno schermo piccolo: bastera’ attaccare il proprio tablet alla televisione e usarlo come touchpad e tastiera, non avendo bisogno di altro. Questa volta il marketing Apple dovra’ fare miracoli per promuovere un sistema cosi’ chiuso e proprietario con l’iPad.

Android, dopo di anni di promesse, finalmente ha saputo trovare il suo spazio. Presente in molti nuovi smartphone, tv-box, tablet e altri dispositivi in tantissimi stand, soprattutto in quello HTC dove il Desire, antagonista del Nexus One, faceva bella mostra di se’. Seppur tutte, ma proprio tutte, le applicazioni che ho visto giravano anche su iPhone, il secondo piu’ ampio supporto era fornito al sistema operativo della Open Handset Alliance. Diversi gli application store alternativi all’Android Market, mentre nuovi concept phone erano mossi per la maggior parte da un cuore Android. Se l’annuncio della patnership tra Nokia e Intel con la creazione di MeeGo non portera’ con se’ qualcosa di rivoluzionario, temo che ormai i giochi siano fatti e non ci sara’ piu’ spazio per la diffusione su larga scala di altri sistemi operativi nel mondo del mobile.

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Peru’ back home, riflessioni di un lungo viaggio

Giocare con il mondo

Appunti per non dimenticare, frasi sconnesse che spero conservino nel tempo il loro grande potere evocativo… Graffi di quasi un mese di vita cosi’ fuori dall’ordinario, cosi’ speciale nella sua quotidianeita’, che e’ stato capace di suscitarmi ogni giorno plurime riflessioni diverse e profonde, a tutto campo, fin nel midollo piu’ morbido e impermeabile di me stesso… Davvero, prima del Peru’ non pensavo potessi arrivare a mettermi cosi’ profondamente in gioco… Mi fermo a pensare, compagno di quest’ultimo tramonto che ancora posso concedermi spensierato e senza la necessita’ di guardare in avanti a quello che mi aspetta, in un mood peruano, come mi piace chiamarlo. Da domani cambiera’ tutto, e le sensazioni forti, i sapori intensi, gli sguardi pieni e i colori accesi di quanto acquistato in questo mese scompariranno in larga misura, a poco a poco… Poi oggi il mare e’ anche agitato, e la spuma che si infrange sugli scogli e’ davvero il massimo… Flusso di coscienza…

Il disgusto per l’odore di smog e’ stata la prima cosa che ho provato una volta sceso a Lima, un’odore cosi’ forte e permeante che mi sono sentito davvero stritolare il collo… 21 persone e i loro zaini ammassati in un combi dove neanche potevo stare in piedi, la pioggerella fitta che bagnava tutto, che ingrigiva l’anima… Poi la vista dell’interno della CAJ, delle stanze dove avremmo dovuto dormire, dell’unico bagno per tutti noi, dei fornelli e del tavolo della cucina che era meglio non conoscere prima di aver fatto almeno un pasto, la stanchezza, il cielo arancione e il fuso orario… Mi sentivo mancare l’ossigeno, per il corpo e per la mente… Le prime due ore di Peru’ non sono state per niente incoraggianti, decisamente, e mi sono persino chiesto quanti giorni mancassero alla nostra partenza… Penso che il naturale inizio di ogni cambiamento sia un trauma, e solo la saggezza e la maturita’ permettono di introdurlo anche a partire da una profonda riflessione…

Semplicita’, come quella del pasto consumato da Giovanni Vaccaro, fatto di patate, mais, pollo, camote e forse qualche altra verdura, cotto dentro una buca ricoperta di pietre roventi. Da mangiare per tradizione con le mani durante una festa in cui la comunita’ e’ coinvolta… La canzone di San Damiano, che dice che le cose semplici sono le piu’ belle. La gioia, che ti chiede di ascoltare il rumore delle onde del mare e i pensieri notturni dell’umanita’… Semplice come un sorriso, semplice come l’approccio di un bambino che inizia a scoprire il mondo, semplice come i giochi che facevamo fare ai bambini ma che li divertivano un mondo, semplice come l’amore, che ha moltissime diverse e complicate manifestazioni, ma rimane, a mio avviso, il piu’ semplice, spontaneo e genuino tra i sentimenti… E a chi aveva voglia di cercare, chi aveva voglia di impegnarsi con le mani e con il cuore, quanto ha dato questa semplicita’…
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