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	<title>Rainbowbreeze &#187; Peru&#8217;</title>
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	<description>Alfredo Morresi personal website</description>
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		<title>Peru&#8217; back home, riflessioni di un lungo viaggio</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 07:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Appunti per non dimenticare, frasi sconnesse che spero conservino nel tempo il loro grande potere evocativo&#8230; Graffi di quasi un mese di vita cosi&#8217; fuori dall&#8217;ordinario, cosi&#8217; speciale nella sua quotidianeita&#8217;, che e&#8217; stato capace di suscitarmi ogni giorno plurime riflessioni diverse e profonde, a tutto campo, fin nel midollo piu&#8217; morbido e impermeabile di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-792" style="margin: 2px 4px;" title="Giocare con il mondo" src="http://www.rainbowbreeze.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/IMG_0379.jpg" alt="Giocare con il mondo" width="350" height="278" /></strong></p>
<p><strong>Appunti</strong> per non dimenticare, frasi sconnesse che spero conservino nel tempo il loro grande potere evocativo&#8230; Graffi di quasi un mese di vita cosi&#8217; fuori dall&#8217;ordinario, cosi&#8217; speciale nella sua quotidianeita&#8217;, che e&#8217; stato capace di suscitarmi ogni giorno plurime riflessioni diverse e profonde, a tutto campo, fin nel midollo piu&#8217; morbido e impermeabile di me stesso&#8230; Davvero, prima del Peru&#8217; non pensavo potessi arrivare a mettermi cosi&#8217; profondamente in gioco&#8230; Mi fermo a pensare, compagno di quest&#8217;ultimo tramonto che ancora posso concedermi spensierato e senza la necessita&#8217; di guardare in avanti a quello che mi aspetta, in un mood peruano, come mi piace chiamarlo. Da domani cambiera&#8217; tutto, e le sensazioni forti, i sapori intensi, gli sguardi pieni e i colori accesi di quanto acquistato in questo mese scompariranno in larga misura, a poco a poco&#8230; Poi oggi il mare e&#8217; anche agitato, e la spuma che si infrange sugli scogli e&#8217; davvero il massimo&#8230; Flusso di coscienza&#8230;</p>
<p>Il <strong>disgusto</strong> per l&#8217;odore di smog e&#8217; stata la prima cosa che ho provato una volta sceso a Lima, un&#8217;odore cosi&#8217; forte e permeante che mi sono sentito davvero stritolare il collo&#8230; 21 persone e i loro zaini ammassati in un combi dove neanche potevo stare in piedi, la pioggerella fitta che bagnava tutto, che ingrigiva l&#8217;anima&#8230; Poi la vista dell&#8217;interno della CAJ, delle stanze dove avremmo dovuto dormire, dell&#8217;unico bagno per tutti noi, dei fornelli e del tavolo della cucina che era meglio non conoscere prima di aver fatto almeno un pasto, la stanchezza, il cielo arancione e il fuso orario&#8230; Mi sentivo mancare l&#8217;ossigeno, per il corpo e per la mente&#8230; Le prime due ore di Peru&#8217; non sono state per niente incoraggianti, decisamente, e mi sono persino chiesto quanti giorni mancassero alla nostra partenza&#8230; Penso che il naturale inizio di ogni <strong>cambiamento</strong> sia un trauma, e solo la saggezza e la maturita&#8217; permettono di introdurlo anche a partire da una profonda riflessione&#8230;</p>
<p><strong>Semplicita&#8217;</strong>, come quella del pasto consumato da Giovanni Vaccaro, fatto di patate, mais, pollo, camote e forse qualche altra verdura, cotto dentro una buca ricoperta di pietre roventi. Da mangiare per tradizione con le mani durante una festa in cui la comunita&#8217; e&#8217; coinvolta&#8230; La canzone di San Damiano, che dice che le cose semplici sono le piu&#8217; belle. La gioia, che ti chiede di ascoltare il rumore delle onde del mare e i pensieri notturni dell&#8217;umanita&#8217;&#8230; Semplice come un sorriso, semplice come l&#8217;approccio di un bambino che inizia a scoprire il mondo, semplice come i giochi che facevamo fare ai bambini ma che li divertivano un mondo, semplice come l&#8217;amore, che ha moltissime diverse e complicate manifestazioni, ma rimane, a mio avviso, il piu&#8217; semplice, spontaneo e genuino tra i sentimenti&#8230; E a chi aveva voglia di cercare, chi aveva voglia di impegnarsi con le mani e con il cuore, quanto ha dato questa semplicita&#8217;&#8230;<br />
<span id="more-730"></span><br />
<strong>Contraddizioni</strong> di ricchezza e poverta&#8217; nello stesso luogo, di pianti e di sorrisi per la stessa situazione, di fame e di colori dei dolci nello stesso giorno, di una coscienza che parte e di una diversa coscienza che torna nella stessa persona&#8230; Contraddittorio come l&#8217;uomo che dimostra l&#8217;importanza del prossimo condividendo la sua vita con gli altri nella comunita&#8217;, nella coppia, nella procreazione di figli, capace di arte e musica, ma anche in grado di generare qualcosa di tanto spaventoso <a title="Come venne la paura" href="http://www.rainbowbreeze.it/come-venne-la-paura/">come il senderismo</a>, l&#8217;esercito, la paura, l&#8217;odio, l&#8217;orrore, la discriminazione e, soprattutto, l&#8217;<strong>indifferenza</strong> verso gli altri&#8230; La contraddizione di un benessere che noi ci siamo guadagnati, e stiamo guadagnando, sulla pelle, sulle sofferenze e sulla vita di altre persone. Non servono spiegazioni accademiche per capirlo, in Peru&#8217; e&#8217; tutto davanti agli occhi. Una terra ricchissima di risorse e di ecodiversita&#8217;, che esporta in tutto il mondo, eppure rimane pochissimo, quasi niente, per i suoi abitanti.</p>
<p>Vedere a ferragosto quel clan, quel gruppo di ragazzi in mezzo alla nebbia di uno sperduto campo da calcio, intrisa dell&#8217;odore di terra umida delle colline di Lima da poco invase, vederlo al freddo, un insolito freddo invernale per i miei tipici 15 di Agosto. Sentire solo vuoto attorno, e vento che porta <strong>silenzio</strong>, la voce di chi legge la carta di clan, una canzone che inneggia al cambiamento positivo e coraggioso. Vederli tremare, ridere, scattare foto per non dimenticare quel momento, vedere i loro flash nella nebbia. Ascoltarli fare delle scelte importanti, condividere queste scelte&#8230; E poi Gato che ti si avvicina, che anche lui sfida quel freddo per conoscere, vivere, fare esperienza diretta di un fatto a lui insolito. Rendersi conto in pieno, e finalmente, di essere proprio dall&#8217;altra parte del mondo&#8230; Avro&#8217; veramente pregato mille volte e a pugni chiusi di non perdere memoria di quell&#8217;immagine, anche se il tempo non concede sconti a nessuno&#8230; Spero solo in una piccola promozione, chesso&#8217;, da qui ai miei 113 anni&#8230;</p>
<p><strong>Minka</strong>, una parola <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Quechua" target="_blank">quechua</a> che indica uno dei tre tipi di lavoro conosciuti: il lavoro per la comunita&#8217;, all&#8217;opposto del lavoro per te stesso e del lavoro che fai per un altro ma senza vantaggi per te, quest&#8217;ultima eredita&#8217; del periodo dei latifondi. Non vedersi piu&#8217; ne come singoli, ne come singoli nel contesto, ma come gruppo nel contesto, a sua volta costituito da gruppi di gruppi. I nostri nonni lo sanno cosa significa, perche&#8217; loro in campagna vivevano in maniera simile&#8230; Perche&#8217; certe cose o le fai con la comunita&#8217;, oppure non le puoi fare per niente. Era darsi una mano a vicenda raccogliere il grano, era costruire un canale di irrigazione, era fare una strada per il villaggio&#8230; Oggi potrebbe essere il condividere delle conoscenze, aiutarsi nelle piccole necessita&#8217; quotidiane, scambiare due parole per il gusto di passare del tempo assieme&#8230; Eppure e&#8217; un&#8217;abitudine ormai lontana dalla vita occidentale, dove il singolo deve rimanere tale in modo da poter essere produttore di bisogni da soddisfare, e dove l&#8217;unica merce di scambio che puo&#8217; offrire e&#8217; il denaro. Lavora, consuma, crepa. Quanto mi sono sentito bene ad essere di servizio per gli altri, utile per il gruppo, vivere in comunita&#8217;&#8230; Rubando le parole di qualcuno, e&#8217; stato proprio vero che &#8220;amare e&#8217; mettere la propria felicita&#8217; nella felicita&#8217; dell&#8217;altro&#8221;&#8230; E poi c&#8217;e&#8217; poco da fare, i bambini sono speciali cosi&#8217; come sono, basta che sto assieme a loro per sentirmi diverso, pulito e spensierato, ma assolutamente cosciente di quello che mi circonda&#8230; Forse davvero avrei dovuto studiare per diventare maestro d&#8217;asilo, e chissa&#8217; che non sia ancora in tempo per farlo&#8230;</p>
<p>Apprezzare sotto un&#8217;altra ottica anche la <strong>religione</strong>, o meglio quello che il cattolicesimo e&#8217; stato in grado di fare in questa terra. Prima motivo di conquista e giustificazione per l&#8217;abominio dello sterminio di intere popoli e lo loro sottomissione, ora speranza di vita dignitosa per molti. Una delle poche istituzioni locali, se non l&#8217;unica,  che tenta di risollevare le sorti della gente di una nazione che, se fosse per lo Stato, sarebbe solo forza lavoro, solo mera &#8220;risorsa umana&#8221;. Lo capisci quando cucini il pranzo per i ragazzi delle scuole nei <a href="http://www.ircamericas.org/esp/4810/" target="_blank">Comedores</a> e senti che le persone chiamarsi tra loro &#8220;hermano&#8221; ed &#8220;hermana&#8221;, quando ti svegli la mattina alle 5 e mezzo e vai al <a href="http://habitat.aq.upm.es/boletin/n4/aauri.html" target="_blank">Vaso de Leche</a> per preparare la colazione ai bambini che arrivano tutti &#8220;belli impomatati e improfumati&#8221;, ma sempre con la loro spontaneita&#8217; nell&#8217;essere alcuni sorridenti, alcuni timorosi, davanti a quella tazza di latte e a quei due panini che gli offri. Quanto senti parlare della teologia della liberazione, e capisci che una riscoperta del ruolo e dell&#8217;importanza dei poveri nella societa&#8217; non poteva non nascere in un posto cosi&#8217;, in cui poveri sono la componente quasi totalitaria di essa, e non una parte marginale e scomoda agli occhi. La figura di Gesu&#8217;, anche solo quella umana, e il suo messaggio di &#8220;farsi povero, essere loro prossimo&#8221; si riattualizza di un valore che in Peru&#8217; ha il peso dell&#8217;esperienza quotidiana, di quello che vedi intorno a te e che ti entra dentro con la forza di un ariete che mira dritto dritto al tuo stomaco di occidentale. A casa nostra non possiamo comprendere cosa significa essere povero in mezzo ai poveri, semplicemente perche&#8217; nella realta&#8217; di tutti i giorni non possiamo sperimentarlo. Ed e&#8217; doloroso e scomodo, incredibilmente scomodo, acquistare questa consapevolezza&#8230; Ma come tutte le esperienze dolorose, ti fa crescere&#8230;</p>
<p>La <strong>natura</strong> del Peru&#8217;. Da molto, ormai, c&#8217;e&#8217; qualcosa nella natura che mi attira profondamente. La gestalt insegna che il tutto e&#8217; maggiore della somma delle parti, e per me la natura e&#8217; cosi&#8217;: non tanto l&#8217;albero, il fiore, la persona, il cielo, ma bensi&#8217; quell&#8217;albero con quella persona, vicino a quel fiore, sotto a quel cielo&#8230; La foresta Amazzonica vista dall&#8217;alto di un aereo, uno sconfinato oceano verde, capaca di evocare smarrimento, rispetto, paura, ma anche un&#8217;immensa curiosita&#8217; di scoprire tutta quella parte di mondo ancora al di la&#8217; delle mie conoscenze&#8230; Le Ande, pura roccia che senza muoversi e dire una parola ti mette davanti al fatto che davvero sei un essere minuscolo la cui vita dura, per loro, meno del singolo battito d&#8217;ali di un colibri&#8217;&#8230; Poi penso a quanto e&#8217; distante tutto questo dalla vita in citta&#8217; a cui siamo abituati, all&#8217;energia dell&#8217;acqua di una sorgente quando ci immergi le mani, agli innumerevoli odori che si susseguono in una singola giornata in mezzo alla natura, al mio respiro, ai miei occhi e alla tensione dei miei muscoli quando ho giocato a fresbee in mezzo a panorami che neanche il migliore fotografo saprebbe raccontare. In mezzo ad una natura che mi circondava per chilometri e chilometri, in altezza e in larghezza, mai inquinata dall&#8217;opera dell&#8217;uomo&#8230; La stanza dello spirito e del tempo&#8230;</p>
<p>Mettere da parte le difficolta&#8217; del proprio quotidiano ed essere davvero pronti a ricevere e vivere appieno quello con l&#8217;ospite, ecco cosa mi hanno piu&#8217; di tutto insegnato i <a href="http://www.casaalternativajoven.org/" target="_blank">ragazzi della CAJ</a>. Era palese la percezione che avevano di noi: gente che si lavava spesso, che aveva molti abiti, che faceva la sofisticata sul cibo, che faceva discorsi su bisogni ben lontani da quelli di sussistenza con cui loro dovevano invece fare i conti quotidianamente, gente parecchio privilegiata, incredibilmente ricca di possibilita&#8217;, che ogni tanto pensava a &#8220;quando tornero&#8217; a casa, faro&#8217; questa cosa che mi manca molto&#8221;, mentre per loro quella era l&#8217;unica casa, una casa di cui noi facevamo notare difetti, mancanze, scomodita&#8217;&#8230; Ma nonostante questo, si sono buttati con noi in dieci giorni di vita assieme, in uno scambio completo, sporcandosi mani, piedi e, dalle lacrime dei saluti, anche un po&#8217; l&#8217;anima&#8230; Ho trovato un nuovo senso, uno spessore ancora piu&#8217; profondo ai discorsi che sento e che faccio sull&#8217;<strong>accoglienza e sulla condivisione</strong>&#8230;  Dies dias&#8230;<br />
Spero di ricordare anche il loro spirito di iniziativa, la voglia di farcela nonostante il contesto, assieme, nell&#8217;aiuto reciproco e con la fiducia in cio&#8217; in cui credono. Vedere i loro sogni brillargli negli occhi quando ce li raccontavano&#8230; Willy, <a href="http://casahogarlosgorriones.org/francais/" target="_blank">Papa Gil</a>, <a href="http://www.lazosconperu.org/hogar.html" target="_blank">Padre Zeferino</a>, Malu&#8217; e gli altri hanno creato grandi cose laddove molti altri non vedevano nulla, o peggio solo impedimenti, ma non so quanto, una volta andati via loro, queste realta&#8217; continueranno ad esistere nello stesso modo. Alla CAJ, invece, la comunita&#8217; si e&#8217; fatta scrigno e tragettatrice dei geni di questi sogno, e finche&#8217; vivra&#8217; la comunita&#8217;, vivra&#8217; il sogno originario. Con piccole modifiche, magari con cambiamenti ed adattamenti, ma dopotutto e&#8217; questo che fa la vita generazione dopo generazione&#8230; Torna il tema dell&#8217;imparare dalla natura, occorre solo avere gli occhi giusti per guardare, e sapere dove guardare&#8230; Frattali&#8230;</p>
<p>Poi la<strong> comunita&#8217;</strong>, 21 persone che prima del Peru&#8217; non conoscevo, 21 giorni passati assieme nella condivisione piu&#8217; totale di tutto, dalla mattina alla sera, 21 persone che, seppur diverse, hanno saputo trovare nella solidarieta&#8217; che un&#8217;esperienza del genere ti infonde, un feeling senza eguali, un ritmo positivo, una sincronia nel respiro&#8230; Ed e&#8217; troppo brutto non conoscersi neanche con il vicino di casa&#8230; Gente che trovi, con cui vivi un&#8217;iniezione di momenti forti, di esperienze dirompenti, gente che sai gia&#8217; sara&#8217; l&#8217;unica gente in grado di poter capire le tue parole, i tuoi racconti e le tue emozioni del viaggio in Peru&#8217;&#8230; Gente che poi, purtroppo,  la distanza ti fa lentamente dimenticare, ma gente che c&#8217;e', e che quando ti combinano di queste cose, ti fanno proprio mettere a piangere nonostante i mille e mille chilometri che ci separano&#8230;</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=D1X6_MUOX-Y">http://www.youtube.com/watch?v=D1X6_MUOX-Y</a></p>
</p>
<p>Tutto il Peru&#8217; e&#8217; stato un <strong>esempio</strong>, e mai un discorso, tutto il Peru&#8217; mi ha dato fatti, e mai parole&#8230; Tutto il Peru&#8217; e&#8217; stato un fondamentale specchio per guardarmi, magari a volte un po&#8217; indiscreto, ma ancora una volta ho apprezzato quanto possono servire queste esperienze. E spero davvero sia di poterne fare altre, sia di poter continuare ad offrire ad altri ragazzi la possibilita&#8217; di farle&#8230;</p>
<p>Eh si, a trent&#8217;anni inizio ad apprezzare il significato della parola <strong>adulto</strong>. Adulto in quanto consapevole delle scelte che compio, con la giusta sicurezza e paura sui passi che percorro, capace di guardare la realta&#8217; faccia a faccia, senza esserne solo spaventato, capace di scommettere su di se&#8217; e sugli altri. Avevo una grande scelta da fare, lasciata galleggiare durante questi 21 giorni di Peru&#8217;&#8230; Quando a Marzo decisi di partire, davvero non potevo immaginarmi tutto quello che mi aspettava. Ma ora, col senno di poi, penso proprio che il Peru&#8217; mi abbia dato il giusto tempo e la giusta dimensione per riflettere, indirizzandomi verso una consapevolezza diversa di me, del mio quotidiano, delle mie azioni nel quotidiano, lasciandomi la voglia di vivere il futuro con una reale volonta&#8217; di cambiamento. Senza, forse, mi sarei mosso solo con una generica voglia di riadattamento e aggiustamento&#8230;  Ho scelto di tentare il piu&#8217; grande lancio di dado della mia vita. Ora vediamo un po&#8217; come andra&#8217; questa partita&#8230; Entusiasmo per il domani, misto ad un po&#8217; di nostalgia, ma ci sta tutto, in fondo&#8230;</p>
<p>Stare bene solo con lo stare in mezzo alle montagne, solo con <strong>il rumore delle onde del mare</strong> e degli scogli dove sto scrivendo queste riflessioni, solo con la carezza del vento che ti fa percepire i contorni del tuo corpo&#8230; Stare bene quando gli altri intorno a me sorridono e, un po&#8217;, crescono&#8230; Stare bene perche&#8217; mi sento in comunione con me stesso&#8230; Stare bene a riflettere sul mio scoglio preferito, lo scoglio del soffio e del respiro&#8230; Non devo perdere questa abitudine, a prescindere da tutto quello che mi potra&#8217; succedere&#8230;</p>
<p>Per &#8220;qualche&#8221; foto, c&#8217;e&#8217; il <a href="http://www.flickr.com/photos/rainbowbreeze/sets/72157622478535978/" target="_blank">set su Flickr</a> che vi aspetta&#8230; E tutte le domande che volete per contestualizzare quello che vedrete :)</p>
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		<title>Ricetta per i churros peruviani</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 00:52:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Peru']]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[Immancabile, dopo il ritorno dal Peru&#8217;, qualche tentativo di cucina tipica. Ecco quindi la ricetta dei churros, che Maria mi ha regalato con tanto di dedica, ulteriore segno dell&#8217;immensa ospitalita&#8217; di questo paese. Ed ecco il risultato della prima prova: Buon appedito, e ancora grazie Maria!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immancabile, dopo il ritorno dal Peru&#8217;, qualche tentativo di cucina tipica. Ecco quindi la ricetta dei <a title="Churros" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Churro" target="_blank">churros</a>, che Maria mi ha regalato con tanto di dedica, ulteriore segno dell&#8217;immensa ospitalita&#8217; di questo paese.</p>
<div style="text-align: center"><a title="Churros" href="http://www.rainbowbreeze.it/site-media/blog-images/2009-images/ricettachurros.jpg" target="_blank"><img style="border: 0px solid #000000; margin: 2px 4px; width: 214px; height: 300px;" title="Churros" src="/site-media/blog-images/2009-images/ricettachurros-tn.jpg" alt="Churros" /></a></div>
<p><span id="more-61"></span></p>
<p>Ed ecco il risultato della prima prova:</p>
<div style="text-align: center"><a title="Risultato churros" href="http://www.rainbowbreeze.it/site-media/blog-images/2009-images/risultatochurros.jpg" target="_blank"><img style="border: 0px solid #000000; margin: 2px 4px; width: 300px; height: 225px;" title="Risultato churros" src="/site-media/blog-images/2009-images/risultatochurros-tn.jpg" alt="Risultato churros" /></a></div>
<p>Buon appedito, e ancora grazie Maria!</p>
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		<title>Come venne la paura</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 07:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Peru']]></category>

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		<description><![CDATA[Con oggi ho avuto la conferma che conoscere e capire un momento storico lontano dal tuo spazio, dal tuo tempo e dalle tue dinamiche ed esperienze vissute richiede parecchio sforzo, occasioni e, sopratutto, essere disposti a farsi coinvolgere emotivamente. Quando per la prima volta lessi degli anni del terrorismo in Peru&#8217;, gli anni di Sendero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 0px solid #000000; margin: 2px 4px; width: 300px; height: 178px;" title="peru04tn.jpg" src="/site-media/blog-images/2009-images/peru04tn.jpg" alt="peru04tn.jpg" width="300" height="178" />Con oggi ho avuto la conferma che conoscere e capire un momento storico lontano dal tuo spazio, dal tuo tempo e dalle tue dinamiche ed esperienze vissute richiede parecchio sforzo, occasioni e, sopratutto, essere disposti a farsi coinvolgere emotivamente.</p>
<p>Quando per la prima volta lessi degli anni del terrorismo in Peru&#8217;, gli anni di Sendero Luminoso, dell&#8217;MRTA, dell&#8217;esercito e delle ingiustizie sociali promosse dal governo, non riuscivo a capire bene come mai questi fatti potessero essere avvenuti. Poi il primo viaggio ad Putacca, i primi sguardi ai villaggi dei campesinos e le prime chiacchiere con gli abitanti del posto hanno iniziato ad aprirmi gli occhi.</p>
<p>Posti isolati dispersi in mezzo alle Ande, dove tutto e&#8217; organizzato e vissuto nella piccola comunita&#8217; locale. Lo stato, con le sue regole, le sue burocrazie, qui non arrivava, neanche in periodo di campagna elettorale. Quando inizio&#8217; il terrorismo, negli anni &#8217;80, i nuovi nati non venivano ancora registrati all&#8217;anagrafe, comunita&#8217; e capovillaggio erano i loro testimoni. Tutto si viveva nella comunita&#8217; e per la comunita&#8217;. Ad esempio, c&#8217;erano tre termini diversi per definire il lavoro, retaggio anche del passato latifondismo, che contemplano il lavoro per se stessi, il lavoro per la comunita&#8217; e il lavoro per un&#8217;altra persona, che non aveva nessun ritorno per se stessi. L&#8217;analfabetismo imperversava ovunque e l&#8217;informazione arrivava solo attraverso i viaggiatori o qualche contatto con gli insediamenti limitrofi, magari distanti &#8220;appena&#8221; un giorno di cammino.</p>
<p><span id="more-60"></span></p>
<p>In questo contesto un gruppo armato, alternativo alla non-presenza dello stato, di stampo maoista e con metodi violenti, e&#8217; facile che manipoli con le buone o con le cattive i consensi della popolazione. Se verra&#8217; costruita una scuola o un centro per la comunita&#8217; che ha appoggiato Sendero, questa sara&#8217; soddisfatta e sua sostenitrice, e non verranno mai a sapere che invece, in un&#8217;altra zona, altri senderisti hanno fatto sparire o hanno ucciso il capovillaggio e i principali attori di chi invece si era opposto a loro. Giocare sull&#8217;ignoranza e sulla paura, ucciderne uno per educarne molti e far sparire ogni possibile resistenza, questa era la filosofia principale. L&#8217;incredibile numero di cani di grosse taglie abbandonati per le strade, inferriate su porte e finestre e gli spuntoni affilati in ogni recinsione, tutto si spiega alla luce di questi fatti. E&#8217; l&#8217;eredita&#8217; di sendero e del terrorismo. Solo ora riesco ad intuire quale cicatrici deve aver lasciato questo nell&#8217;anima di una signora peruviana, vissuta qui negli anni del terrore, che nel primo periodo dopo il suo trasferimento in Italia correva a rifugiarsi sotto il tavolo ogni volta che andava via la corrente.</p>
<p>Ma non si puo&#8217; parlare delle ingiustizie di Sendero senza parlare anche di quelle dell&#8217;esercito. Uomoni mandati a combattere altri uomini, con l&#8217;obiettivo di scovare i &#8220;cattivi&#8221; per salvare i &#8220;buoni&#8221;, senza nessun tipo di sicurezze su cui basarsi, con i senderisti che sfruttavano il mischiarsi tra la popolazione, con l&#8217;ordine di sconfiggerli e senza un controllo su quanto compiuto, anche sul rispetto dei minimi diritti umani di ognuno. Purtroppo mi rimane anche scontato pensare come l&#8217;uomo si sia lasciato andare ai peggiori tipi di cattiverie verso i suoi simili, giustificato dalla convinzione di essere nel giusto, dall&#8217;odio razziale, dall&#8217;invasamento, dalla paura di morire per primo. Dopotutto i fatti storici e le tante guerre militari e civili, presenti e passate, sono un esempio eloquente e piu&#8217; che significativo di tutto.</p>
<p>Poi la bellissima mostra fotografica al &#8220;Museo de la Nation&#8221; che ha aggiunto a questi pensieri i volti, i luoghi, i colori e sopratutto le emozioni di chi c&#8217;era. Scatti forti, con intere stanze di corpi nelle posizioni innaturali che solo i morti sanno assumere. Scatti significativi, con il &#8220;Presidente Gonzalo&#8221; dietro le sbarre. Scatti pieni di malinconia, dove una figlia veniva separata dal padre sospettato di essere un senderista. Scatti che di lucido hanno solo la loro perfetta geometria, come quello del cratere in mezzo ad un incrocio lasciato da una bomba di un attentato a Lima.</p>
<p>Ora penso di aver veramente capito come venne la Paura. Quello che non ho ancora capito e&#8217; cosa c&#8217;entra un &#8220;Dio buono e misericordioso&#8221; in tutto questo.</p>
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		<title>Point Break</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 06:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati ormai quattro giorni da quando sono partito, e penso di essere arrivato al point-break, il momento in cui inizio a sentire come quotidiano il contesto che mi circonda, a sentirmi parte di esso. Non so se e&#8217; successo cosi&#8217; presto perche&#8217; mi piace piu&#8217; guardare al nuovo che mi aspetta o semplicemente perche&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 0px solid #000000; margin: 2px 4px; width: 225px; height: 300px;" title="peru03tn.jpg" src="/site-media/blog-images/2009-images/peru03tn.jpg" alt="peru03tn.jpg" width="225" height="300" />Sono passati ormai quattro giorni da quando sono partito, e penso di essere arrivato al point-break, il momento in cui inizio a sentire come quotidiano il contesto che mi circonda, a sentirmi parte di esso. Non so se e&#8217; successo cosi&#8217; presto perche&#8217; mi piace piu&#8217; guardare al nuovo che mi aspetta o semplicemente perche&#8217; sono bravo a dimenticare con facilita&#8217; il passato, ma sta di fatto che stamattina, appena svegliato, sorridevo, come mi capita quando mi sveglio sul mio letto a casa.</p>
<p>Sorridevo perche&#8217; sapevo gia&#8217; che avrei aperto gli occhi alle 6.30 della mattina invece che alle 8, bello scomodo e con la schiena dolorante, sorridevo perche&#8217; pensavo che ormai mi viene da dire prima grazie in spagnolo che in italiano, che inizio a ricordarmi dei posti dove passa il combi che ci scarrozza in giro per le vie di Ayaucucho, riesco a formulare le prime frasi in quasi-spagnolo da emigrato, distinguo i tratti delle persone che mi circondano, apprezzo le differenze dei loro vestiti, non trovo piu&#8217; come strane le case, i non-tetti e il traffico. Ho persino imparato ad attraversare le strade. Suoni, colori, soprattutto odori, stanno diventando familiari, quotidiani. C&#8217;e&#8217; un pezzo del film &#8220;L&#8217;appartamento spagnolo&#8221; che descrive proprio di questo momento e quando l&#8217;ho visto ho pensato: chissa&#8217; quant&#8217;e&#8217; bello quando tutto questo accade. E ora sta accadendo. Ed e&#8217; bello, davvero.</p>
<p>Inizio anche a fare qualche pensiero su questo paese. La cosa che continua a colpirmi, a volte come un pugno nello stomaco, e&#8217; l&#8217;incredibile numero di contraddizioni che trovi in ogni angolo dove lo sguardo riesce a cadere. Ed e&#8217; difficile persino decidere le piu&#8217; salienti da raccontare: le pubblicita&#8217; rivolte alle persone di qui hanno tutti soggetti occidentali, dai negozi di moda ai parrucchieri. Una corsa in autobus costa 50 centesimi, una telefonata 20 centesimi, trovi un pasto a 4 soles, mezzora di internet 50 centesimi, ma una bottiglia d&#8217;acqua da mezzo litro costa 3 soles. Ci sono tantissimi negozi di cellulari, ma i prezzi sono paragonabili ai nostri. C&#8217;e&#8217; una puzza di smog misto a polvere che e&#8217; insopportabile in ogni momento dalla giornata, eppure basta alzare gli occhi e trovi le Ande e dei paesaggi che ti lasciano senza fiato a vederli ora che e&#8217; inverno, figuriamoci a viverli in primavera. I campesinos con i loro vestiti, tutti rigorosamente con almeno un maglione di lana mentre io sono a maniche corte, che passeggiano fianco a fianco di altre persone vestite con abiti tipici dei noi occidentali. E poi i negozi e i carretti, le divise delle commesse e l&#8217;odore delle persone in giro, ma queste sono solo alcune, tante altre le scopriro&#8217; strada facendo.</p>
<p><span id="more-59"></span></p>
<p>Ma quello che piu&#8217; mi ha colpito sono il grande numero di bambini che ci sono in giro, se ne vedono vicino ad ogni porta, vicino ad ogni carretto lungo le strade. Probabilmente, non avendo niente da fare dentro casa, stanno di fuori. Quelli che ho visto nei quartieri piu&#8217; periferici non fanno nulla di particolare, se non starsene li, senza giocattoli, attratti da ogni cosa che interrompe la monotonia: un combi che passa, un cane che abbaia e quando vedono il mio pizzetto ridono e lo squadrano come se fosse una cosa dell&#8217;altro mondo. Facile capirlo, da quando sono qui non ho visto neanche un peruviano con un po&#8217; di barba. Comunque, e&#8217; rarissimo vedere degli adulti vicino a loro. Stanno li, cosi&#8217;, liberi di vivere la strada come vogliono, dove possono.</p>
<p>Beh si, la poverta&#8217; c&#8217;e&#8217; e si vede, dentro e ancora di piu&#8217; fuori dalla citta&#8217;, soprattutto quando i tuoi occhi sono ogni giorno abituati ad uno stile di vita occidentale: i succhi di frutta vengono venduti in dei semplici sacchetti di plastica con una cannuccia, che se non li stringi e li lasci cadere perdi tutto quello che c&#8217;e&#8217;. In ogni angolo ci sono dei carretti che vendono frutta, in questo periodo una specie di arance, delle piccole banane e fette di ananas sotto zucchero, suppongo. Poi trovi quelli che su dei fornelli improvvisati cucinano pezzi di pollo e di altra carne. Sarei tentato di provare qualcosa, pero&#8217; pensando a quanto smog, polvere e sporco sono esposti, mi fa desistere, magari non sono ancora cosi&#8217; parte di questo posto. Non esistono grandi attivita&#8217;, ma ci sono solo piccolissime &#8220;botteghe&#8221;, ognuna specializzata nella vendita di qualcosa o nella riparazione di qualcos&#8217;altro. ma l&#8217;arte del fai-da-te regna in ogni dove, con persone che riparano combi per strada, bambini che lavano macchine vicino ad officine che tagliano tondoni di ferro per costruire chissa&#8217; cosa. E poi vedi camminare persone con addosso dei grandi sacchi di verdura, mamme che si fanno aiutare dai figli di 4-5 anni a spingere i loro carretti in giro per le strade. I muri dipinti usati come cartelli per fare propaganda politica, per fare educazione alla popolazione sui pericoli dell&#8217;alcolismo, sull&#8217;importanza della cultura, oppure dedicati ad inni alla religione.</p>
<p>Beh, vorrei dire molto altro, ma penso che poi certe cose te le puoi solo portare nel cuore e condividerle e&#8217; gia&#8217; difficile con chi sta vivendo quest&#8217;avventura con me.</p>
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		<title>Soffitti sconosciuti</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 07:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendo in prestito il titolo della seconda puntata di Evangelion, che ben descrive la situazione in cui mi sono trovato stamattina: apro gli occhi e mi chiedo dove sono, dato che intorno a me c&#8217;erano solo rumori nuovi, ancora mai sentiti. Eh si, perche&#8217; quando e&#8217; solo un pezzo di lamiera appoggiato sopra una parete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 0px solid #000000; margin: 2px 4px; width: 211px; height: 300px;" title="peru02tn.jpg" src="/site-media/blog-images/2009-images/peru02tn.jpg" alt="peru02tn.jpg" />Prendo in prestito il titolo della seconda puntata di Evangelion, che ben descrive la situazione in cui mi sono trovato stamattina: apro gli occhi e mi chiedo dove sono, dato che intorno a me c&#8217;erano solo rumori nuovi, ancora mai sentiti. Eh si, perche&#8217; quando e&#8217; solo un pezzo di lamiera appoggiato sopra una parete in muratura a dividerti dal cielo, trovi ad attenderti tutta una gamma di suoni che ancora non avevo mai sperimentato ed un naso cosi&#8217; pieno&#8217; di polvere e sporco che neanche ce la fai a soffiartelo. Certo, anche l&#8217;esperienza del risveglio in tenda ha le sue peculiarita&#8217;, ma non e&#8217; che senti il &#8220;rombo&#8221; smarmittato dei mototaxi che sfrecciano a tutta velocita&#8217; per le strade, accompagnato dagli immancabili colpi psicotici dei clacson, il gocciolio continuo e incessante degli scoli d&#8217;acqua raccolti dalle bacinelle (e qualcuno anche dal mio sacco a pelo), lo sconosciuto verso di un uccello e un folle che dalle 6 della mattina si diverte a giocare con un aggeggio che fa i rumori di tutte le sirene possibili, a volume altissimo.</p>
<p>Pero&#8217; stamattina, complice il jetlag (o forse l&#8217;aver semplicemente dormito 8 ore, fatto per me alquanto insolito), la tranquillita&#8217; della CAJ dove ancora tutti dormino, un po&#8217; di amuchina e una bottiglia, sono riuscito a lavarmi&#8230; Ancora non ho deciso se e&#8217; meglio sentirsi sotto il naso l&#8217;odore della candeggina o della schiuma al mentolo, comunque dentro a dei panni puliti, anche metaforici, ora sono pronto davvero a partire per quest&#8217;avventura! Si stanno svegliando gli altri, e&#8217; tempo di darsi da fare&#8230;</p>
<p><span id="more-58"></span></p>
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		<title>Anche i cani sanno attraversare la strada, ma io no!</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 21:23:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[25 ore dense, senza dubbio: l&#8217;arrivo a Milano, che per l&#8217;ennesima volta mi ha ricordato come mai non voglio andare a vivere in una citta che anche lontanamente ci si avvicini, l&#8217;entusiasmo e un pizzico di paura dei ragazzi del clan, forme e colori e armonia dell&#8217;aereoporto di Madrid. E poi i volti di un&#8217;intera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 0px solid #000000; margin: 2px 4px; width: 300px; height: 223px;" title="peru01tn.jpg" src="/site-media/blog-images/2009-images/peru01tn.jpg" alt="peru01tn.jpg" />25 ore dense, senza dubbio: l&#8217;arrivo a Milano, che per l&#8217;ennesima volta mi ha ricordato come mai non voglio andare a vivere in una citta che anche lontanamente ci si avvicini, l&#8217;entusiasmo e un pizzico di paura dei ragazzi del clan, forme e colori e armonia dell&#8217;aereoporto di Madrid. E poi i volti di un&#8217;intera stiva di persone con ognuno una storia da raccontare per riempire le 11 ore di viaggio che ci separavano da Lima, il pianto e le risate dei due bambini che avevo a destra e a sinistra, la maestosita&#8217; della foresta Amazzonica anche se vista solo dall&#8217;alto e per poco, e le Ande con il loro marrone scuro e il tappeto di nuvole dentro al quale ci siamo tuffati per raggiungere Lima.</p>
<p>Ma cos&#8217;e&#8217; che in realta&#8217; mi ha fatto capire di trovarmi dall&#8217;altra parte del mondo, al di la&#8217; dei nomi geografici e del cambio di temperatura? Forse e&#8217; stato l&#8217;odore appena uscito dall&#8217;aereoporto, intriso di benzina e di umido, a tratti irrespirabile. O forse il cielo rosso sopra la mia testa, rosso per chissa&#8217; quale motivo, ma sicuramente per qualcosa che ha poco a che fare con la salute di chi ci si trova sotto. Magari sono state le insegne tutto intorno a me che hanno scritte, colori e parole differenti, le case senza tetti ma con al piano superiore solo qualche parete e degli immancabili panni stesi. Oppure le &#8220;botega&#8221; aperte praticamente in ogni garage sotto le case, che mi chiedo se e come fanno ad andare avanti visto che ogni 100 metri ne trovi una uguale, i rumori della strada e dei mezzi che vi transitano con il loro rumore, veri padroni di ogni strada di Lima.</p>
<p><span id="more-56"></span></p>
<p>Forse un po&#8217; tutto di questo, forse le molte altre cose ancora che i miei occhi hanno visto ma che la mia testa sta ancora elaborando cercando dei criteri di un ordine che ancora non gli sono propri. Ma forse no, forse c&#8217;e&#8217; un fattore che piu&#8217; di tutti mi ha fatto capire che mi trovo in un contesto nuovo dove ogni piu&#8217; piccola cosa e&#8217; nuova e ancora mai sperimentata: io e gli altri non sappiamo proprio come varcare quella sottile linea, non sempre presente, che segna il confine tra il posto dove puoi camminare tranquillo e la strada, dove l&#8217;unica regola e&#8217; quella di chi suona il clacson piu&#8217; spesso. Invece tutti quelli che abitano qui, persino i cani, ci riescono con tranquillita&#8217;, e da questo ho capito che sono uno straniero in una terra sconosciuta.</p>
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		<title>Dov&#8217;e&#8217; silenzio e spazio vuoto</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 22:04:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver partecipato in questi giorni alla raccolta di materiale, oggi sono partito alla volta dell&#8217;Aquila per consegnare il tutto. Sorvolando sulla cronaca della giornata, quello che volevo condividere, soprattutto allo scopo di rielaboarle per me stesso, sono le sensazioni provate durante queste 10 ore. In realta&#8217; non e&#8217; la prima volta che tento come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rainbowbreeze.it/site-media/blog-images/2009-images/bacheca_aquila.jpg"><img class="alignleft" style="border: 0px solid #000000; margin: 2px 4px; width: 250px; height: 214px;" title="Bacheca tendopoli all'Aquila" src="/site-media/blog-images/2009-images/bacheca_aquila_tn.jpg" alt="Bacheca tendopoli all'Aquila" width="250" height="214" /></a>Dopo aver partecipato in questi giorni alla raccolta di materiale, oggi sono partito alla volta dell&#8217;Aquila per consegnare il tutto. Sorvolando sulla cronaca della giornata, quello che volevo condividere, soprattutto allo scopo di rielaboarle per me stesso, sono le sensazioni provate durante queste 10 ore.</p>
<p>In realta&#8217; non e&#8217; la prima volta che tento come posso di <em>farmi prossimo</em>, spezzando la retorica delle parole ed andando concretamente ad offrire quello di cui sono capace dove sembra essercene bisogno: mi sono gia&#8217; misurato in passato con campi di servizio, orfanotrofi ed altre realta&#8217; simili. Ogni volta una matassa di sensazioni nuove e diverse da rielaborare con calma nel tempo. Puntualmente, anche oggi e&#8217; stato cosi&#8217;.</p>
<p>Non so dire di preciso cosa mi abbia colpito del paesaggio, visto prima dall&#8217;autostrada e poi dall&#8217;interno delle vie, ma sicuramente c&#8217;era qualcosa che aveva a che fare con il silenzio surreale, con l&#8217;assenza totale di persone in giro, di macchine per le strade, di rumori. Porte chiuse, e le tapparelle che non erano state divele, erano tutte abbassate. Una citta&#8217;,  piccola o grande che sia, e&#8217; un corpo che pulsa, di cui avverti la presenza vitale, anche se flebile. E invece no, stavolta la città era silenziosa. Ma non un silenzo dormiente, un silenzio di vuoto.</p>
<p>E c&#8217;era silenzio anche nell&#8217;imbarazzo di chi entrava nella tenda da 8 posti che gli era stata assegnata, dove non sapevi ancora come comportati con i tuoi nuovi e forzati coinquilini, con i quali dividere per i prossimi mesi le mura domestiche di stoffa blu. Queste tende che, unite in ampie chiazze dalla perfetta precisione geometrica, facevano bella mostra di se in punti della città dove era chiaro che il loro colore non c&#8217;entrava nulla, che era stato messo li a forza, senza armonia, senza un contesto che volesse accoglierlo.</p>
<p><span id="more-51"></span></p>
<p>E comunque e&#8217; vero: osservare con i propri occhi l&#8217;interno di un&#8217;abitazione, non piu&#8217; gelosamente custodito dalle pareti ormai sventrate del palazzo, non ha avuto niente a che vedere con quello che ho provato quando la stessa cosa mi e&#8217; stata narrata. Inutile portarsi in giro guardando Vespa in televisione che raccoglie in giacca e cravatta peluche tra le macerie, oppure ascoltare il bollettino dello share del TG1 durante gli speciali sul terremoto. Inutile <strong>pensare che seguire con interesse quanto i media mi propinano di un dramma esprima la mia vicinanza a chi il dramma lo sta vivendo</strong>. Inutile, sto solo anestetizzando la coscenza, secondo modalita&#8217; ormai ben collaudate. Inutile, e da egoista. Per essere veramente solidale con gli altri, non c&#8217;e&#8217; altra strada che <strong>sporcarmi le mani con gli altri</strong>. Nell&#8217;amicizia come nel lavoro, nelle risate come nelle tragedie. Non si puo&#8217; parlare di solidarieta&#8217; quando questa e&#8217; mediata da un qualunque altro soggetto. L&#8217;amore, per essere pieno, va condiviso. Io ancora non sono mai riuscito a trovare un&#8217;amore, o una sua diretta derivazione, vissuto singolarmente.</p>
<p>E poi il messaggino da un&#8217;euro mi fa tanto di <em>approccio consumistico alla solidarieta&#8217;</em>. Siamo cosi&#8217; succubi del potere del denaro da riuscire anche a comprarci la tranquillita&#8217; di aver fatto qualcosa per chi e&#8217; stato piu&#8217; sfortunato di noi.  Quanta arroganza in questa supposizione.</p>
<p>Di una cosa ero sicuro prima di partire, e ne sono ancora piu&#8217; sicuro ora, una volta tornato: non devo assolutamente lasciar chiuso nel cassetto dei ricordi quello che ho visto oggi, non devo fargli perdere priorita&#8217; davanti a tutti i miei pensieri: quando tra qualche settimana i riflettori dei media si occuperanno di altri casi facendoli diventare forzatamente notizia, arrivera&#8217; il tempo dell&#8217;<strong>aiuto silenzioso</strong>, quello che c&#8217;e&#8217; ma non viene ne&#8217; visto ne&#8217; raccontato durante una chiacchierata sul piu&#8217; e sul meno, quello che non aggiunge commenti e like di apprezzamento su Facebook per quanto stai facendo. Quello che, o lo racconti a chi ha vissuto un&#8217;esperienza di servizio simile, oppure e&#8217; inutile che ci provi, tanto riuscirai a trasmettere ben poco.  Chissa&#8217; se un paio d&#8217;anni basteranno.</p>
<p>Non voglia fare la predica a nessuno, ci mancherebbe&#8230; Come ho scritto all&#8217;inizio, queste righe sono per me. Ed e&#8217; sempre questo cavolo di dolore che ti fa crescere.</p>
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