Apps4Italy ed Eureka!, come trovare il posto migliore dove vivere

Logo EurekaSono passati diversi anni da quanto Tim Berners-Lee ha iniziato a diffondere lo slogan “Raw Data Now” e oggi l’attenzione di governi ed opinione pubblica sta finalmente dando risalto agli OpenData e sul fenomeno delle SmartCities. Anche in Italia, nonostante il ritardo rispetto ad altri paesi, stanno prendendo piede iniziative riguardanti questi temi. Una di queste e’ stata Apps4Italy, un bel concorso volto a premiare applicazioni, idee e visualizzazioni che sfruttano dei dataset italiani (Istat, comuni, regioni e tanti altri), senza vincoli di piattaforma ed utilizzo.

Lodevole iniziativa, dato che spesso quando ci si avvicina al settore pubblico e si parla di OpenData, alla domanda: “Bellissima teoria, ma poi che ci si puo’ fare”, i meno visionari hanno bisogni di esempi concreti di utilizzo, e uno degli scopi di Apps4Italy e’ stato sicuramente quello di fornire tanti spunti per dare risposte.

Preso bene dai temi e dagli scopi dietro ad Apps4Italy, intorno ad Ottobre ho deciso di partecipare anche io con la mia idea, che poi si e’ concretizzata in “Eureka!“. Lo scopo principale del progetto e’ quello di ottenere un indice di qualita’ della vita geolocalizzato e “zoomabile”, che puo’ andare dall’area di una provincia fino ad arrivare al dettaglio dei quartieri delle citta’ che la compongono. Un’heat-map che parte dal rosso per indicare una pessima qualita’ della vita e via via tende al verde dove questo fattore migliora. Abbiamo scelto tre categorie intorno alle quali collezionare dati: economica, sociale e ambientale. Per ognuna di queste ci sono diversi indicatori come ad esempio il numero di superamenti del pm10, il costo della vita e tanto altro che possono essere inclusi o esclusi dal risultato finale, in modo da considerare solo i parametri che contano soggettivamente per l’utilizzatore.

La particolarita’ vera del progetto pero’ e’ quella di creare dati con cui alimentare le statistiche del sistema, e non basarsi quindi solo sui dataset esistenti. Primo passo per raggiungere questo obiettivo sono le GreenStation, degli apparati in grado di misurare l’opacita’ dell’aria e altri dati ambientali che vengono poi collezionati e inclusi nell’algoritmo di calcolo dell’indice di qualita’ della vita. Capita spesso, infatti, che le rilevazioni del pm10 non siano fatte in tutte le zone delle citta’, mentre con una GreenStation ognuno puo’ rilevare la qualità dell’aria cosi’ come viene respirata dalla propria finestra di casa. Tra l’altro, le GreenStation possono anche essere autoprodotte dato che sia gli schemi di assemblaggio che il protocollo di comunicazione con il server sono pubblici. L’evoluzione digitale dei lenzuoli che un po’ di anni fa Lega Ambiente aveva chiesto di appendere alla finestra per mostrare a tutti il livello di inquinamento. Innovazione partecipativa, ognuno e’ in piccola parte responsabile del benessere della collettivita’ di cui e’ parte.

E che dire di possibili, future, survey per chiedere direttamente agli utenti di Eureka! se ci sono stati casi di malattie come cancro, leucemia, gravi problemi cardiovascolari o respiratori verificatisi nella loro cerchia di famialiari e amici? Dati su malattie geolocalizzati e temporalmente collocati, che potrebbero far emergere correlazioni tra il loro accadere e altri fattori collezionati da Eureka!. La sanita’ italiana sembra essere restia a concedere queste informazioni, tirando in ballo una possibile violazione della privacy dei dati rilasciati, anche se basterebbe una forma aggregata e del tutto anomima per fare importatissime analisi sull’andamento della nostra salute nel tempo, cosa che reputo prioritaria nelle attivita’ di uno Stato.

Per farla breve, e per tornare ad Apps4Italy, l’idea e’ piaciuta, assieme al client per Android che ho realizzato per darle un corpo, e siamo rientrati tra i 35 finalisti tra quasi 200 proposte arrivate. Ma non solo, dato che siamo anche risultati vincitori con una menzione speciale nella categoria “Applicazioni” e ci siamo portati a casa un piccolo premio in denaro.

Nonostante sia stato contentissimo di questa iniziativa e tutto il mio supporto va alle persone che l’hanno resa possibile, purtroppo devo direi che secondo me si e’ rovinata proprio nel suo, importantissimo, momento finale. Questi i motivi principali:

  • mancanza di un canale di comunicazione e mancato rispetto delle scadenze dichiarate: puntualmente c’era sempre almeno un giorno di ritardo rispetto a quanto dichiarato come data per la pubblicazione dei finalisti e dei vincitori e alle diverse email che ho mandato / tweet scritti da altri non c’e’ stata praticamente mai una risposta. Il che, ovviamente, ha alimentato qualche polemica e non ha facilitato chi doveva prenotare treni/aerei per venire a Roma, come il sottoscritto.
  • l’evento conclusivo di premiazione e’ stato, a mio avviso, un gran fiasco. C’era la possibilita’ unica di far dialogare istituzioni, imprenditori e gli ideatori delle tante proposte arrivate, e invece il tutto si e’ consumato nella piu’ assoluta formalita’ e isolamento. Bastava essere nella sala per vedere le prime 6-7 file occupate da giacche e cravatte, e dietro un genere ben diverso di persone e abbigliamento, e questi due blocchi non si sono mai mischiati tra loro. Sarebbe bastato un banalissimo aperitivo offerto a conclusione della cerimonia (l’evento si e’ svolto il sabato dalle 10 alle 12.30 circa), sarebbe bastato dare 2 minuti ai primi classificati di ogni categoria chiedendogli di raccontare cosa li ha portati a partecipare, le loro idee e le loro visioni, la loro storia insomma, e invece hanno avuto la parola molti personaggi che, purtroppo, hanno contribuito ad alimentare sensibilmente la quantita’ d’aria fritta respirata. Impossibile dimenticarsi di quell'”Abbiamo scoperto che anche in Italia esistono sviluppatori capaci di scrivere codice“. Non aggiungo altro :(
  • Dato il calibro degli attori coinvolti nell’organizzazione, non faccio fatica a pensare che era possibile far partecipare all’evento VC, imprenditori, figure insomma in grado di prendere le tante delle idee arrivate e trasformarle in opportunita’. D’accordo che soprattutto in Italia e’ difficile trovarli, ma da qui a non averne neanche visto l’ombra, ce ne passa.
  • Non c’e’ stata copertura mediatica di quanto e’ nato in seno all’iniziativa. Fin troppe persone in Italia si erigono a paladini dell’innovazione, promotori dei giovani talenti e di un brillante futuro per chi ha voglia di cambiare, e poi occasioni come questa, dove coraggiosi partecipanti cercano di innovare il settore pubblico (e non solo), vengono praticamente ignorate da tutti i tipi di media. A parte un articoletto su Repubblica assolutamente non esaustivo, non mi sembra ci siano state altre reazioni. E dell’intervista fatta per CheFuturo non c’e’ traccia alcuna. Bisogna dare visibilità ad iniziative come questa, comunicano coraggio, intraprendenza, voglia di cambiare, capacita’ di farlo. E lo comunicano con i fatti.

Comunque, una brutta conclusione non fa brutto tutto un evento, quindi 1000 di questi Apps4Italy, e sono anche contento che la corsa agli hackathon e altre iniziative italiane sugli OpenData sia gia’ iniziata (e ve lo dico perche’ con WhyMCA abbiamo gia’ qualcosa in serbo per Settembre).

Tre cose comunque mi “porto a casa” dopo questa avventura: lavorare con un gruppo di persone accomunate da una passione di fondo da sempre delle grandi soddisfazioni, spero che OpenData e SmartCities non siano solo delle keyword che passeranno presto di moda, la qualita’ di molti dataset disponibili e’ pietosa oppure estremamente vecchia e di strada da fare ce n’e’ ancora parecchia.

“Raw data now!”, il next Web e Linked Data

Tim Berners-Lee, l’inventore del web, non si e’ mai fermato a quella prima scoperta, ma sta portando avanti la sua personale campagna di divulgazione sul nuovo web che ci aspetta: il web dei significati e delle informazioni-con-significato condivise. In due sole parole: web sematico o, come lo chiama lui, linked data. Un paio di video per meglio spiegare gli effetti di queto avanzamento tecnologico, in cui credo pienamente.

Row data now!, cosa si puo’ fare con un po’ di informazioni condivise e qualche buona applicazione di data visualization.

Mi chiedo quando mai arriveremo a questo livelli in Italia, dove facciamo ancora fatica a passare dalla carta al digitale, dove la PEC e’ ancora in buonaparte fuffa da usare in altisonanti comunicati sull’innovazione portata nell’apparato Statale.

Se siete incuriositi, sempre di Tim Berners-Lee, ci spiega meglio in cosa consiste questa rivoluzione, The next Web.
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