Pensieri sull’incontro Web Mobile organizzato da Netwo

Venerdi’ 30 ho partecipato all’incontro sul Web Mobile organizzato dal gruppo Netwo, grazie ad una soffiata che mi e’ arrivata durante la MarcheCena e che non poteva capitare in un momento migliore. Devo dire che stavolta, contrariamente al mio carattere, sono rimasto fin troppo in silenzio, intrecciando qualche conversazione solamente durante il break per il pranzo. Tante motivazioni, ma direi che la principale e’ stata quella di misurare innanzitutto la mia competenza sui modi di affrontare gli argomenti trattati da persone generalmente appartenenti ad ambiti diversi da quelli che sono solito frequentare (piu’ orientati al tecnicismo)

Da qui la prima considerazione, forse scontata ma della quale e’ emersa una significativita’ lampante durante il dibattito: parlando di tecnologia, occorre fare una grande distinzione: la tecnologia percepita dai “nativi digitali”, la tecnologia di chi la respira nella professionalita’ quotidiana senza pero’ essere un nativo e la tecnologia di chi la vive come elemento di quella massa critica che produce i numeri tanto ricercati da ogni attore economico che agisce nella scena. Posizioni che, come e’ giusto che sia, portano a valutazioni anche discostanti degli stessi fatti, arricchendo da una parte la discussione, ma dall’altra innescando a volte criticita’ poi impossibili da risolvere, nonostante i fiumi di parole che ci vengono versati sopra.

Perche’ dico questo? Semplicemente perche’ ho notato come alcuni (pochi in verita’) argomenti venivano affrontati con delle idee, orientamenti e convinzioni che non sempre corrispondevano all’esatta realta’ dei fatti, ma ad un insieme di assunti la cui percezione era quella generalmente condivisa dai piu’, che pero’ un po’ si discostava dalla “vera realta'”, quella un po’ sommersa e a quasi esclusivo appannaggio degli addetti ai lavori.
Prendiamo quanto detto di Android. Mi e’ sembrato, ma posso sbagliare, che da molti sia visto come il fattore scatenante di una nuova rivoluzione tecnologica e sociale nel mobile, per le grandi possibilita’ che offre. Ma quali sono queste possibilita’ dopotutto? Ad oggi, da quanto so, le certezze per affermare certe cose si ricavano solo da quanto paventato nei video di presentazione. Quanti sono andati oltre questi video? Quandi hanno usato l’SDK per testarne pregi e difetti? Alessandro Galetto
parlava di API opzionali di Android, e forse non erano in molti in grado di comprenderlo. La realta’ dei fatti e’ che esiste gia’ qualcosa come quello che Android dicono che sia, ed e’ la serie N della Nokia (N770, N800 e N810), capace di regalare all’utente un’esperienza completa di navigazione (solo con questi palmari e’ possibile andare su YouTube o sfruttare in toto le tecnologie proprie del Web 2.0). E sempre Nokia, grazie a Maemo,
ha esaltato il valore della community aperta come mezzo principale per contribuire allo sviluppo di una piattaforma. Concetto preso in prestito dall’esperienza del software open-source (Linux in primis), replicato anche da Google per il suo Android e quasi completamente scansato da Apple, che su come sviluppare per l’iPhone non e’ mai stata chiara. E quanti conoscono OpenMoko e il suo Neo1973?
Quando Google, Apple e gli altri big si muovono fanno notizia, orientando la percezione nelle masse di come vanno certe cose, questo e’ certo. Spesso pero’ ricalcano e amplificano quanto fatto da piccoli, fagocitandone l’innovazione di cui sono stati i veri e primi portatori. Microsoft docet.

Comunque, nonostante questa osservazione, ritengo che il livello generale delle discussioni sia stato notevole e di come, quando il parlare di certi argomenti vada a pizzicare la passione delle persone, sia davvero possibile confrontarsi alla pari, riuscendo anche a far convivere nello stesso tavolo l’individuo che lavora per una azienda dall’individuo che in quel momento esprime una sua opinione, se le due cose dovessero andare in contrasto. Poi ovvio, Dario Denni ci provava sempre a chiedere data concreti, numeri, nomi e informazioni tendenzialmente riservate, ma e’ uno sporto lavoro e qualcuno lo deve pur fare!

Gia’ altri hanno riferito di cosa si e’ detto durante la giornata, quindi mi limito a riportare alcune mie considerazioni personali.

Durante il primo intervento di Alessandro, quello sui device mobili e sulle tecnologie vincenti per il futuro, ho trovato conferme alla mia idea su fatto che la tecnologia dei widget (incarnata oggi principalmente da Widsets) rivestira’ un ruolo sempre piu’ importante nel futuro. L’utente filtra la sterminata quantita’ di informazione da far arrivare sul suo terminale per mezzo di applicazioni apposite che conoscono come veicolarla nel migliore dei modi. Pienamente in sintonia anche quando si parlava del ruolo dell’idle screen, di come questo rimarra’ col tempo idle solo di nome, perche’ di fatto vincolera’ sempre piu’ contenuti in maniera sempre piu’ automantica, push. Un po’ quello che oggi sta’ succedendo con il Today screen dei palmari e smartphone basati su Windows Mobile.

Altra considerazione che e’ emersa e che reputo molto importante e’ sul ruolo degli operatori telefonici mobili. Mi trovo d’accordo con Nicola Mattina che diceva che il piu’ volte citato slogan “chi possiede la sim possiede il cliente”, diverra’ obsoleto nel tempo, perche’ tecnologie come il WiFi (infame legge Pisanu), il Wi-Max o qualche altra tecnologia prima o poi demoliranno l’idea che sara’ possibile connettersi alla Rete dai cellulari solo se sara’ l’operatore telefonico a darcene la possibilita’. Inoltre, per garantire il futuro a questo ramo dell’innovazione, deve scomparire la situazione attuale in cui gli operatori mobili, oltre ad essere fornitori di connettivita’, lo sono anche di contenuti, spesso soprassedendo con troppa leggerezza sulla net neutrality (con i loro proxy obbligatori, facendo raggiungere determinati siti a prezzi minori di altri o peggio ancora offuscandone completamente alcuni) e creando pessimi wallet garden. Dovrebbero limitarsi a fare billing, ad essere semplici bitpipe, lasciando produzione e sperimentazione di contenuti ad altri attori, perche’ altrimenti la loro posizione da monopolisti che scelogono la strada dove il rapporto tra rischio dell’innovazione e guadagno e’ tutto a favore di quest’ultimo rischia di ingessare il mercato. Ridare all’utente il pieno possesso sui contenuti che vuole e puo’ visualizzare.

Mi sarebbe piaciuto parlare di un altro aspetto che ultimamente pizzica molto i miei neuroni, e che e’ il web semantico applicato nel campo mobile. Device che comprendono l’informazione che l’utente sta’ visualizzando (quanto ho detto sui widget, ma esteso a 360°) o che, meglio ancora, portano all’utente l’informazione che questo cerca o che si supponga gli possa essere utile, in modo push. Un’evoluzione che parte dal fatto che oggi gli smartphone sono sostanzialmente punti di arrivo dell’informazione che cerchiamo, mentre potrebbero diventare un punto di partenza verso l’informazione che desideriamo trovare. Programmi che comprendono, e in modo omogeneo, entita’ che diverranno portatrici di significati. Sara’ cosi’ possibile fornire solo una URI di un biglietto aereo per trovare la durata del volo segnata nel nostro calendario, il telefono che si disattiva automaticamente durante il tragitto, la lista delle spese aggiornata con il costo della transazione e magari se c’e’ qualcuno tra i nostri contatti che viaggia con noi, perche’ non esserne avvertiti?

E per finire, una serie di perle sparse che riporto:
-La cultura e il contesto influenzano il form-factor di un oggetto
-Gli operatori dovrebbero essere anche un po’ evangelizzatori facendo capire agli utenti che usare l’email e altri servizi e’ un loro vantaggio sociale
-Solo chi ha gia’ grossi numeri alle spalle riesce a entrare nel portale di un operatore, oppure solo se si ha qualcosa di cui sia percepita la possibilita’ di spostare clienti sottraendoli ad altri servizi concorrenti. Il resto viene lasciato sull’uscio.
-Anche sul mobile si e’ interessati a rendere persistente la propria identita’
-Gli operatori fanno tanto bene i cartelli verso gli utenti ma poi non hanno la stessa capacita’ di farla verso i produttori di device, che cosi’ possono fare anche loro il bello e il cattivo tempo
-Piu’ crescera’ la complessita’ del telefono, piu’ ci saranno rischi per la mobile security

Grazie a tutti per l’occasione, soprattutto a Lorenzo Viscanti che ha accettato di invitarmi e a chi ha sostenuto la mia candidatura.

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