Modello distribuivo Serial Filling per l’Android Market

Un buon modello distributivo puo’ contribuire in maniera sostanziale alla fortuna di un’applicazione per mobile. Posizionamento e parole chiave efficaci, buoni feedback, pubblicita’ su piu’ canali. Sono tante le strategie che possono aiutare, differenziate per tipo di applicazione, pubblico, target device e altri fattori.

Ho notato che l’Android Market permette un modello distributivo ribattezzato simpaticamente da un mio amicoSerial filling“: in pratica si tratta di realizzare un’applicazione di base che va personalizzata verso un target molto specifico, per poi essere pubblicata e distribuita nelle tante versioni realizzate. In genere il guadagno e’ dato dall’advertising interno all’applicazione, quasi mai dal suo costo di acquisto.

Prendiamo ad esempio un programma che mostra le citazioni piu’ famose di un certo personaggio, la sua biografia, le foto su Internet ricercate grazie a Google Image, un suo eventuale account Twitter, video su YouTube che lo riguardano e qualche altra cosetta. Bene, create ora una versione dell’applicativo per ogni personaggio famoso che vi viene in mente, pubblicatela e boom! Abbiamo ottenuto il core-business iniziale di Idolware.

Questo particolare modello distributivo sembra realizzabile, nelle sue massime potenzialita’, solo sull’Android Market. La non necessita’ di un’approvazione prima di vederla pubblicata come avviene sull’Apple Store o l’Ovi Store rende il compito molto piu’ facile, altrimenti aspettare l’ok per 40-50 app molto simili tra loro potrebbe diventare un calvario. Anche il Marketplace di Windows Phone non permette questo approccio, dato che si possono distribuire al massimo 5 nuove applicazioni gratuite l’anno con la sottoscrizione di base, e ogni nuova applicazione costa 20 dollari. Se si e’ sicuri dei guadagni allora si potrebbe anche affrontare la spesa, ma se non si e’ sicuri, non ne vale proprio la pena…

Ho adottato questo approccio con la serie di software della famiglia WebcamHolmes, il porting su Android di un programma che avevo in passato realizzato per Windows Mobile e che permette di visualizzare sul proprio dispositivo un’immagine proveniente da una webcam e pubblicata su Internet. L’idea e’ di realizzare diverse versioni, ognuna con le webcam di una importante citta’, ed essere molto specifico nel testo presente sul Market in modo da ottimizzarlo per le ricerche. Ora come ora i risultati sono minimi, con tre versioni personalizzate (Roma, Parigi e Londra) e una omnicomprensiva con tutte le webcam disponibili, il guadagno medio tramite annunci AdMob all’interno dell’applicazione si attesta su circa un dollaro al giorno. Staremo a vedere quando ne avro’ qualche decina pubblicate quello che succedera’.

Tra l’altro, gli strumenti di sviluppo per Android offrono alcune particolarita’ che sembrano essere perfette per realizzare applicazioni atte al serial filling: le librerie, i file di risorse e uno script di build del programma.

Si realizza il programma di base, con l’accortezza di spostare tutto quello che va personalizzato nei file di risorge (immagini, stringhe, valori ecc), si fa diventare questo progetto una libreria e poi si crea un nuovo progetto per la versione finale e personalizzata: si include questa libreria, si cambia il namespace nell’AndroidManifest.xml in modo da renderlo univoco e si inseriscono le risorse personalizzate, e solo quelle. Al resto pensa tutto il sistema.

Quando poi c’e’ da rilasciare una nuova versione delle applicazioni, magari per correggere un bug o introdurre una nuova funzionalita’, si cambia solo il codice nella libreria principale e si ricompilano tutti i progetti dove questa e’ inclusa. Al limite quest’ultimo processo si puo’ automatizzare con uno script di build.

Io in genere cancello anche la cartella dei sorgenti dalle app finali, visto che tutto il codice, come dicevo prima, risiede nella libreria e per il namespace uso una radice fissa e una parte finale variabile, ad esempio it.rainbowbreeze.webcamholmes.paris, it.rainbowbreeze.webcalholmes.rome ecc ecc. Ora non so con le nuove versioni dell’ADT, ma non usate il carattere ‘-‘ nel nome della libreria, ci ho perso un giorno intero a capire che creava problemi!

Buon serial-filling!

2 Comments

  1. Interessante. E se invece di fare applicazioni native fossero webapp con ads in versione mobile quali differenze di advertising ci potrebbero essere?

  2. Dipende dal punto di ingresso. Il market di Android e’ un ottimo veicolo, quindi se occorre fare 50 applicazioni per accedere a 50 siti internet il discorso non cambia rispetto a quanto scritto… se invece sono solo 50 siti internet, allora occorre capire come l’utente potrebbe arrivare ad essi…

    a livello pubblicitario, admob mette a disposizione annunci anche per siti web, quindi non penso cambi molto…

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