Le mie impressioni su Android e sull’HTC Dream G1

HTC Dream G1Non e’ sicuramente tra i device piu’ nuovi equipaggiati con Android, anzi, e’ stato il primo dispositivo a portare questo sistema operativo al grande pubblico. Non ha una forma particolarmente attraente, ma conserva tutto il fascino di una tastiera integrata e di un sistema operativo che non è fatto solo per scrivere SMS. Impressioni personali e riflessioni a lungo meditate dopo 4 mesi di utilizzo dell’HTC Dream, conosciuto universalmente come G1, e su Android, il sistema operativo che lo equipaggia.

Sorvolo sulle caratteristiche tecniche dello smartphone, che possono essere ricavate da qui. Forma e peso non sono tra i piu’ snelli, ma i bordi arrotondati fanno rientrare il terminale in dei limiti tutto sommato ancora accettabili. Ho avuto la fortuna di giocare un po’ con un Droid, e anche questo mi è sembrato molto pesante: sarà forse proprio a causa della tastiera integrata. Ciononostante, il peso è uno scotto che pago ben volentieri per gli impagabili vantaggi che questa offre, soprattutto se si usa il device per scrivere mail, aggiornare di tanto in tanto il proprio blog, twittare o prendere appunti. I tasti possono sembrare piccoli, ma grazie alla bombatura e al posizionamento, anche io che ho delle dita grosse riesco a scrivere agevolmente. Pur supportata dallo schermo capacitivo, la tastiera virtuale disponibile dalla versione 1.5 di Android, non offre la stessa immediatezza e velocita’ d’uso.

L’autonomia della batteria purtoppo e’ allineata a quella di tanti altri device simili: se usato per fare qualche telefonata, un minimo di navigazione WiFi o UMTS e usando con parsimonia i programmi, si riesce ad arrivare fino a fine giornata. Diversamente, in caso di uso intensivo, e’ necessario ricaricarlo anche durante la pausa pranzo.

Passando alla fotocamera, le ottiche da 3 megapixel montate sul G1 mi hanno lasciato insoddisfatto. Se in ambienti aperti, illuminati e statici le foto sono accettabili, non appena manca un po’ di luce o si e’ in movimento, la qualita’ dei risultati precipita in caduta libera. Idem per i video. Comunque con programmi quali Qik il minimo sindacale e’ assicurato.

Tra le altre caratteristiche hardware, il ricevitore GPS integrato non mi ha mai deluso, lo schermo è chiaro e ben visibile anche sotto la luce diretta e la responsività del sistema e’ quasi sempre accettabile. Insomma, considerando che si trovano molti G1 usati a cifre anche sotto i 200 euro, mi sento di consigliarlo vivamente a chi vuole avvicinarsi a questo nuovo mondo senza spendere mezzo stipendio.

Passiamo invece al sistema operativo, vera innovazione portata dal G1: Dopo essere passato per Windows Mobile, Symbian nelle sue svariate incarnazioni e aver giochicchiato di tanto in tanto con iPhone, devo dire che Android mi piace parecchio. Poco c’entra il fatto che è basato su GNU/Linux, che si trovano in giro ROM con le più svariate personalizazzioni, che si può installare anche su macchine x86, offrendo un ecosistema operativo di software e modalità di utilizzo davvero multipiattaforma. E’ proprio un sistema operativo concepito per il mondo mobile, dall’interfaccia, passando per i programmi di sistema ed arrivando a quell’aspetto spesso maggiormente sconosciuto ai piu’: l’impegno occorrente per programmarci sopra.

Si parla di Java SE 1.5, il che significa una quantità sterminata di codice a disposizione, per imparare e per evitare di reinventare la ruota dentro le proprie applicazioni. Automatizzazioni comodissime nella gestione della lingua e del layout delle videate con cui vengono composti i programmi, librerie di sistema che rendono l’accesso ad un database, al dispositivo GPS, a provider dei piu’ svariati servizi semplice e veloce. Basandomi sulla mia esperienza, non ritengo che altri sistemi operativi per mobile abbiano qualcosa di paragonabile. Poi il concetto degli intenti mi piace parecchio: ogni applicazione che si installa può far sapere al sistema operativo cosa sa fare, attingendo a delle azioni standard o dichiarandone di personalizzate. Si chiamano Intent, e poniamo che un programma X dichiari di saper gestire l’Intent di sistema “Condividere una foto”. Quando un’altra applicazione, che nulla ha a che fare con la prima, chiede al sistema operativo: “trovami quali sono le applicazioni installate che sanno condividere le foto”, ecco che il bottone Share presente nel software per scattare le foto riesce a chiamare il nuovo programma X, senza una singola riga di codice modificata. Un intero sistema gestico con l’ottica dei plugin, davvero notevole!

Poi ci sono le innovazioni che Google introduce in Android versione dopo versione, E’ vero che queste ventate di novita’ si pagano di tanto in tanto con la mancanza di retrocompatibilità, ma avere componenti già pronti all’uso, tipo un motore per il text-to-speech, mappe da inglobare all’interno delle proprie schermate, api per la comunicazione p2p, potenti finestre già pronte da usare per affacciarsi sul mondo dell’html e degli standard web, non ha veramente prezzo per chi ha voglia di sviluppare qualcosa che vada oltre la solita ottica del “visualizzatore di informazioni prese da un server” e che e’ goloso di integrarsi con le ultime tecnologie della rete, focalizzandosi sullo sviluppo del core della propria applicazione, e non sulle parti accessorie.

L’Android Market, che riprende il concetto dell’AppStore di Apple, ripreso a sua volta dai repository con cui la Debian e il suo apt sono diventati famosi, all’oggi contiene molte applicazioni interessanti, che spaziano dal mobile casual gaming, a tutto quello che permette di trasformare un qualunque device Android in un reale stumento per l’aumento della produttivita’ personale. Ritengo la varietà e l’utilita’ del software disponibile il primo motivo di scelta di un sistema operativo. Sento la mancanza di un editor di testi e di un foglio di calcolo abbastanza potente e in grado di sincronizzarsi con un repository aziendale a cui Windows Mobile mi aveva abituato, anche se spendendo qualche dollaro penso di poter colmare la lacuna.

Certo, non è tutto oro quello che luccica, e anche Android ha i suoi limiti. A me personalmente non piacciono alcune restrizioni squisitamente software imposte da Google stessa, come l’impossibilità di collegarsi a reti wifi ad-hoc, la necessità di un account Google per usare il dispositivo. Odio che, dopo l’annuncio della disponibilita’ di una nuova versione di Android, occorra sperare e attendere che anche l’azienda costruttrice o l’operatore che ha brandizzato il dispositivo in tuo possesso impieghi risorse per far arrivare questo aggiornamento sul tuo device. Con l’iPhone, non appena una nuova release del sistema operativo viene annunciata, è disponibile subito per tutti. Spero che questo, nel medio-lungo periodo, non porti ad una eccessiva frammentazione del mercato, costringendo chi sviluppa a scrivere lo stesso codice più volte, per funzionare su device con le stesse capacità, ma con diverse versione di Android a bordo.

Insomma, Android non è ancora maturo per un’utenza business, ma scalza senza fatica, o al massimo tiene bene il passo, con i suoi concorrenti sull’utenza consumer, con la possibilita’ di invadere, a breve, anche altri mondi dove gli altri sistemi operativi non possono arrivare. Setup-box, hard disk multimediali, netbook, frigoriferi e domotica in generale. Staremo a vedere, il 2008 doveva essere l’anno di Android, ma non e’ stato. Allora tutto e’ stato rimandato al 2009, ma attualmente i device equipaggiati con questo sistema operativo presenti sul mercato si contano sulla punta delle dita. Speriamo che il 2010 sia la volta buona.

Un doveroso ringraziamento ad Alessandro che mi ha dato la possibilita’ di saltare in questo mondo.

1 Comments

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