Cronache dei miei Hackathon, e le idee realizzate

Hackathon: maratone di coding dove la passione si mischia alla creativita’, la stanchezza fisica e mentale alla gioia di veder nascere, riga dopo riga, qualcosa che spesso e’ un incredibile prototipo neanche lontanamente immaginato solo qualche ora prima. Oltre ad organizzarne con il WhyMCA, mi piace anche parteciparci. Di seguito la mia personalissima “Hackmission, a crazy developer history”.

OverTheAir Settembre 2008
Primo hackathon a cui abbia mai partecipato, mi e’ sempre rimasto nel cuore. Londra, in notturna, dentro una struttura universitaria, quando il Nokia N95 era ancora il top della gamma. Assieme a Robert, conosciuto sul posto, realizzammo S.N.O.B – Social Network Open Butler, un’applicazione per Windows Mobile in grado di prendere gli avatar di Twitter e di Facebook (che a quel tempo erano ancora accedibili pubblicamente e anonimamente) e associarli ai contatti della propria rubrica. Robert si occupo’ del webservice PHP che tirava fuori l’immagine in base al nome del contatto che il mio client gli passava, io del client per Windows Mobile, appunto, che verificava tutti i nomi della rubrica, faceva una ricerca dei loro avatar e proponeva se associarli o meno al contatto. Vincemmo nella categoria “Most practical / ready for market”, assieme ad uno smartphone Sony Ericsson in palio.

OverTheAir Settembre 2009
Ad un anno esatto dal primo, sempre a Londra e sempre in notturna. Assieme a Stefano e Robert creammo S.A.Y – Something Around You. Un’applicazione per Android che, in base alla posizione corrente, capiva i luoghi limitrofi grazie all’uso di Yahoo Query Language, interrogava Flickr per ottenere foto riguardandi quei luoghi e, alla fine, le visualizzava in realta’ aumentata sfruttando le API di Wikitude. Era anche in grado di ottenere informazioni sugli spettacoli cinematografici circostanti, con tanto di locandina del film, breve descrizione e orari. A Stefano e a Robert la realizzazione dei webservice che ottenere i dati, a me quello del cliente Android per realizzarli. Primi nella categoria “Best use of Yahoo APIs“,  ci riportammo a casa una macchina del caffe’ Nespresso.

HackItaly Febbraio 2011
Dopo un anno di assenza forzata dall’OTA, finalmente anche il panorama italiano si era aperto agli hackathon. Cosi, improvvisando in mattinata un team assieme a Magnum e Sammy, abbiamo dato vita a Contestr. L’idea con cui ero partito il giorno prima era quella di realizzare un servizio che permettesse di gestire gare di snowboard tra rider: ti iscrivevi ad un contest e poi giravi sulle piste, accumulando punti in base alla velocita’ raggiunta, chilometri percorsi, trick eseguiti (letti in grazie a giroscopio ed accelerometro). Alla fine della giornata avevamo messo in piedi un sito per organizzare caccie al tesoro in giro per la citta, con prove composte dal checkin in certi luoghi, prove a tempo di corsa e i punti fatti venivano raccolti e trasformati in digital goods grazie a Beintoo. Magnum e Sammy hanno curato il backend in ROR e io invece ho realizzato il client Android. Vittoria come miglior uso delle API di Beintoo e per quelle di Nokia Maps, con un bottino composto da un viaggio in una capitale europea, un Nokia N7 e hosting gratuito su Top-ix per un anno. Estratto a sorte tra noi tre, il viaggio e’ toccato a me.

HackItaly Settembre 2011
Per questo secondo appuntamento sono riuscito a coinvolgere Paolo e Mauro. Nonostante le poche API a disposizione tra cui scegliere, abbiamo partorito Kinect Says, versione aumentata del gioco Simon Says: dall’iPad/iPhone si schiacciavano una sequenza di tasti colorati su una griglia 3×3, accompagnati da una musica riprodotta in streaming grazie alle API di Play.me. Questi tasti premuti venivano salvati sul backend e letti da un’applicazione Windows WPF che, avviata la partita, li riproduceva su una griglia a schermo e, grazie al Kinect SDK, controllava se il giocatore riusciva a “colpirli”, muovendo le braccia nella loro direzione prima che questi scomparissero. sostituiti dal nuovo riquadro da colpire. Sul device del primo giocatore, inoltre, venivano mostrate le mosse giuste e quelle mancate dell’avversario, visto che il match poteva anche essere giocato in contemporanea. Sembra una roba tranquilla, ma vi assicuro che alla fine era una sequenza molto frenetica. A Paolo e’ toccata la realizzazione del client iOS, a Mauro quella del backend in PHP e io ho fatto l’applicazione WPF che parlava col Kinect. Oltre ad un divertimento spropositato, ci siamo portati a casa una XBox 360, come premio per la categoria delle API Kinect.

OverTheAir Settembre 2011
Partiti in sordina, io, Paolo e Andrea ci siamo trovati seduti in un prato sopra alle nostre beanbag, bevendo birra e ammirando le stelle (si, una notte inglese atipicamente calda e serena), e abbiamo partorito l’idea di Hack-The-Mansion, grazie anche allo zampino creativo di Andrea che ci ha fatto compagnia durante il birrastorming. Lanciati nell’impresa, alle 15 del giorno dopo era pronto un gioco per Android che si ispirava al Monopoli, ma molto piu’ articolato. I giocatori dovevano leggere dei QR-Code attaccati sui luogi del campo da gioco (idealmente alberghi o monumenti o altro). Se quel luogo non era stato ancora prenotato da nessuno, c’era l’opzione di prenotarlo per un numero variabile di turni. Se lo era stato, si doveva pagare al proprietario una “tassa di soggiorno” per la durata del turno. Questi flussi di ota-coin componevano il punteggio dei giocatori, che poteva essere incrementato acquistando nuovi ota-coin tramite le Mobile Payment Libraries di Paypal, oppure rispondendo correttamente a delle domande riguardanti il luogo dove si era, generate dal backend che interrogava dei dataset OpenData, come quelli sulla densita’ di popolazione, il numero di abitanti ed altro. A me il client Android, a Paolo e Andrea il backend in ROR. Devo dire di non aver mai scritto tanto codice in un solo hackathon, ma ne e’ valsa la pena: abbiamo vinto il premio come “Best Android Application” e quello come “Best Game”, per un totale di 3 libri, 2 Sony Ericsson Xperia Xplay e ben 3 Nexus S. Insomma, non sapevamo piu’ dove metterli nel bagaglio di ritorno a casa.

 

Considerazione di fondo. Partecipo agli hackathon sopratutto per divertirmi e per mettere alla prova le mie capacita’. Poi certo, vincere non dispiace mai, ma l’emozione di creare qualcosa che non e’ la solita applicazione che fai al lavoro, dove sacrifichi senza problemi stabilita’ per funzionalita’, dove provi a fare cose cosi’ avveneristiche che magari riutilizzerai tra un anno di tempo, dove scopri quanto e’ bello e ricco il mondo dei mashup tra librerie ed API… Beh, e’ questo il vero premio per 9 o piu’ ore di stress mentale, o per la notte passata in bianco. Ma ne valgono tutte la pena, minuto per minuto. Ci vediamo al prossimo hackathon!

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