CodeTheFuture @ Frog Milano, NinjaBoo e un altro hackathon nello zaino

NinjaBooSperimentare, stupirsi, scoprire nuovi tool ed esplorare scenari innovativi e divertenti anche se un po’ strampalati. Questo il mio approccio quando partecipo ad un hackathon, e CodeTheFuture, organizzato da Frog Design a Milano, non ha fatto eccezioni.

Su cosa mi sono divertito stavolta? Grazie a Fiorenza che ha portato un MindWave (e che ci ha messo l’idea di base), ci siamo giuggiolati nel creare una specie di nascondino mind-powered. Ambientato in un dojo dove si addestrano i ninja, lo scopo del gioco di tutti i giocatori e’ quello di scovare gli altri e fare un bel “Boo” alle spalle per farli spaventare e fargli perdere una vita (spavento rilevato appunto attraverso il MindWave). Ma attenzione, perche’ se si e’ troppo agitati mentre si va alla ricerca degli altri, il proprio smartphone inizia a suonare ed illuminarsi, rendendo piu’ facile essere trovati. Insomma, occorre essere calmi e letali nel fare “Boo”, controllo che solo i veri ninja sanno avere. Cosi’ e’ nato NinjaBoo.

Tecnologicamente parlando, io e Fiorenza ci siamo occupati di creare l’app Android che gestiva il gioco e leggeva i dati del MindWave, Christian ha realizzato il backend in PHP per raccogliere i giocatori partecipanti e tenere aggiornata la classifica delle morti di ognuno durante il match (rilevate e trasmesse dallo smarthphone) e poi ho creato un’app su Android Wear per avere sotto controllo le proprie morti e il tempo mancante alla fine del match con un semplice gesto del polso. Tutte le lodi del mondo a Laura che, da brava visual designer, ha saputo rendere la nostra idea bella, presentabile e usabile!

Un paio di considerazioni sul MindWave sono d’obbligo: Collegabile via bluetooth, l’aggeggio legge le onde celebrali, fa i suoi calcoli e restituisce tre valori: livello di emotivita’, livello di attenzione (entrambi su una scala discreta da 0 a 100) e occhi chiusi o aperti, una o due volte al secondo circa. Questi due valori hanno andamenti direi “un po’ bizzarri”, pero’ in situazioni abbastanza stabili sono accettabilmente veritieri. Ad esempio, ascoltando una canzone che piace, il livello di emotivita’ e’ quasi sempre a fondoscala e quello di attenzione quasi sempre vicino allo zero, perche’ l’azione e’ qualcosa che facciamo con piacere e quasi distrattamente. Se invece cantiamo la stessa canzone, anche l’attenzione sale di molto, visto che cantare impegna molte risorse (seguire il testo, ricordarsi le parole, modulare la voce, cantare ecc). Anche pensare a certi concetti felici fa salire l’emotivita’ e mantiene bassa l’attenzione, ma pensarci troppo fa salire quest’ultima. Insomma, due valori sono pochini per fare grandi “letture del pensiero”, ma quando si considera il contesto, allora qualche deduzione e’ possibile. Con questo approccio abbiamo “intervistato” dei volontari scelti mettendoli a loro agio, facendo domande facili e tranquille, e poi spaventandole improvvisamente per registrare come variavano i loro livelli (come valori nel tempo), e alla fine abbiamo trovato un modello accettabilmente preciso che rilevasse questo picco di paura. Divertentissimo, per noi sicuramente, per gli intervistati forse un po’ meno ;).

Pur essendo ancora troppo invasivo per passare inosservato, gli scenari che si aprono sul suo utilizzo sono comunque molteplici. Interessante pensare ad un prof o un relatore che riceve feedback immediati sul livello di attenzione (e di occhi chiusi) durante la propria lezione direttamente da MindWave indossati dall’audience, cambiando stile di presentazione oppure rompendo gli schemi quando questo scende troppo. Inoltre una sessione di laser game (o soft air) offre il perfetto scenario dove indossarli, dovendo gia’ portare un casco. Che dire: siamo agli inizi, ma la percezione che ne vedremo delle belle ed interessanti e’ davvero forte.

PartecipantiParlando dell’hackathon in se’, giudizio piu’ che positivo, esperienza da consigliare! Cercando il pelo nell’uovo, c’e’ qualcosina che avrei organizzato diversamente. Piccole migliorie nella cura dell’ambiente soprattutto. Ad esempio con musica durante l’evento: vero che si possono sempre usare le cuffie, ma mettersele automaticamente ti isola. E in un hackathon contaminazione e condivisione sono tutto. Inoltre, nonostante pranzo e cena siano stati davvero di qualità, avrei aggiunto qualche snack, delle barrette, un po’ di frutta e paninetti sparsi per calmare i morsi della fame durante il resto del tempo. E magari anche l’orario: con lo stop al codice alle 21 e proclamazione dei vincitori alle 23.15, chi doveva tornare a casa lontano da Milano non ha avuto vita facile. Infatti dei ragazzi di Roma sono dovuti scappare appena fatta la loro demo (tutto il mio rispetto per essere venuti), io ho preso l’ultimissimo treno utile per Pavia e i ragazzi di Bologna anche avevano almeno un paio d’altre ore davanti per tornare a casa. Comunque puntigli, niente di piu’.

Pensando invece a cosa e’ andato magnificamente, direi su tutto il numero di partecipanti: avere 5 team a presentare gli hack realizzati ha permesso di scendere nel dettaglio delle idee, *giocare con i prototipi realizzati* (e non con 3 slide a team da mostrare in rapida successione nel mezzo di un susseguirsi ininterrotto di altre presentazioni), fare domande, discutere. Sorridere e non sbadigliare. Ed ha anche permesso ai design di Frog di seguire i vari team, fornire supporto e cultura dalla fase di brainstorming a quella di presentazione, a me di scoprire gli hack degli altri team durante la giornata, un po’ dando una mano con qualche problema da risolvere, un po’ curiosando. Tutto ossigeno per la mia mente!

NinjaBoo, the winner team of CodeForFuture Come dicevo all’inizio, adoro gli hackathon perche’ sono il vero (e direi anche unico) momento creativo di un team (dev e designer) libero da ogni vincolo di obiettivo necessariamente significativo. Puoi tentare un’idea, disegnarla e codarla perche’ ti piace, sperimentando nuovi tool (ma dove ero io quando hanno pubblicato Retrofit per Android? Tutte le librerie dovrebbero essere fatte cosi’ bene!!) per il solo gusto di metterci le mani sopra. E’ il momento magico del dev per uscire dalla propria zona di comfort ed esplorare. Rischiando solo un po’ del proprio tempo, ma ricevendo in cambio sensazioni positive, cultura e, soprattutto, un sacco di nuove e utilissime interazioni sociali. E no, non devono essere necessariamente l’occasione per “fare una startup”, ci sono altri eventi per quello.

Vabbe’, puoi quando vinci anche, allora “Everything is awesome“! ;)

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