Cocon 2008, i brividi di una vera battaglia

Cocon - tenda dei Lupi

Giocare a fare la guerra: detto con queste parole, e’ facile travisare lo spirito della Cocon, ma finche’ non la si sperimenta sulla propria pelle, difficilmente se ne comprende a fondo l’essenza. Ad occhi esterni puo’ sembrare un gran gruppo di fissati col pallino della filologicita’, che fanno della simulazione della massima violenza, l’uccisione di un altro gruppo di uomini, la loro principale occupazione per circa una settimana. Ma vi posso assicurare che non e’ cosi’, e la quantita’ di cattivi sentimenti che aleggiano sul campo e’ davvero tendente a zero, perche’ ci sono cose ben piu’ stimolanti a cui pensare!

Quando sei impegnato a combattere negli stupendi posti offerti dalla Valle del Cupale, luogo dove si svolge la Cocon, provi qualcosa simile ad un misto di eccitazione, delusione, frenesia, paura, tensione, coraggio, gioia, intraprendenza. Teso come una corda di violino quando prendi parte alla linea principale e stai per impattare con quella avversaria durante la carica. Ti sembra di camminare su di una lama quando affronti assieme alla tua compagnia la boscaglia, cercando di aggirare i nemici alle spalle e senti da lontano gli echi della battaglia, sperando che la scelta del tempo sia giusta. Magari invece te li ritrovi davanti, dato che anche loro hanno avuto la tua stessa idea. Devi allora improvvisare qualcosa per non farli continuare, senno’ saranno loro a sorprendere il tuo esercito da dietro. Pochi attimi che valgono la tua vita, percepire quello che succede intorno a te e decidere alla svelta. E quando inizi ad entrare nel meccanismo delle tattiche usate, capire le specificita’ di ogni compagnia, i pregi e difetti dei tuoi compagni e dei tuoi avversari, allora ti accorgi di quanto immersiva sia l’esperienza della Cocon, di quanto coinvolga la sinergia di corpo, mente e percezione del contesto.

Ma quello che piu’ mi ha colpito della Cocon e’ la grande amicizia tra
tutti i partecipanti, che magari prima fanno di tutto per uccidersi, ma
poi, appena finito lo scontro, vengono a ringraziarti perche’ gli ha
dato del gran filo da torcere oppure perche’ sei stato davvero abile a colpirlo nel punto giusto. E poi la sera, attorno ad uno dei tanti fuochi del
campo, riparlare delle gesta della giornata, riderci su, condividere
sensazioni. E scoprire che dietro ognuno c’e’ una storia, un racconto
che tra le calme danze delle fiamme, magari hai anche la fortuna di
ascoltare. E questo e’ stato solo il mio primo anno, dove davvero non
conoscevo proprio nessuno. Notevole e seconda solo, nelle mie
esperienze social, all’atmosfera dei due campi di formazione scout che
ho fatto.

Certo, qualche nota negativa c’e’, ma penso che il buon esercizio
dell’autocontrollo, l’eventuale confronto chiarificatore dopo la
battaglia e la comprensione che siamo tutti li per divertirci e
divertire gli altri
, prima ancora che per sfogarci, puo’ migliorare
quel poco di negativo che mi e’ capitato di vedere. Poi, con 150
persone in campo coinvolte nella frenesia degli scontri, i punti di
vista sono tanti. Ma e’ tutto veramente molto marginale rispetto alla
positivita’ di quanto ho riportato a casa. Dopotutto, se si e’ arrivati
alla 15esima edizione, un motivo ci sara’!

Secondo me dovrebbero proporla nei corsi di training aziendale che
vanno tanto di moda, invece che il football o il rugby. Tra l’altro fa
anche vivere la natura, che non ha mai fatto male a nessuno. Si perche’
oltre alla guerra, si vive un’intera settimana in pieno stile da campo
medioevale, dormendo in tenda, avendo a disposizione la sola luce del
sole e dei fuochi, meravigliandosi di quanto le stelle siano belle se
osservate nel silenzio di una notte estiva lontani dalla civilta’. La
riscoperta dell’essenzialita’ mi appassiona, fare questa esperienza
fuori dal contesto scout ha avuto i suoi pregi e difetti, ma entrambi
hanno aumentano la mia consapevolezza sull’argomento.

Io non so se esistono esperienze simili in Italia, ma devo dire che,
grazie anche ad un regolamento che si perfeziona anno dopo anno,
mostrando una costante attenzione alla sicurezza di chi gioca e al
bilanciamento delle forze per il massimo divertimento, alla bellezza
della vita in mezzo alla natura, sicuramente la Cocon e’ riuscita ad
appassionarmi in modo unico, molto di piu’ rispetto ad altri giochi di
ruolo dal vivo e/o rievocazioni storiche a cui ho partecipato. Grazie a
chi a creduto in questo sogno fin da bambino, ai Grifoni che, pur senza
conoscermi, mi hanno accolto tra loro, e a tutti coloro che hanno reso
possibili questi fantastici 4 giorni. Ora non resta che allenarsi
quando capito a Fabriano, lavorare su di un nuovo scudo dato che quello
che ho fatto si e’ miseramente sfasciato e aspettare che passino i 346 giorni che mi separano dalla prossima Cocon. Sara’ dura, ma ce la faro’.

0 Comments

  1. eh si questi giochi “live” sono davvero fichissimi, e’ da tempo che voglio partecipare anch’io! Comunque in Italia ne fanno moltissimi, magari non sempre cosi’ grandi o organizzati, spesso ci si incontra solo la domenica, battaglia e via, ma l’atmosfera rimane la stessa, anche perche’ spesso ci si conosce tutti.
    Ci vediamo al prossimo ;)

  2. Ciao Dandolo, per caso ho trovato il tuo blog e con immenso piacere ho letto i tuoi commenti sulla Cocon.
    Si la Cocon è unica nel suo genere perchè sostanzialmente è un wargame e c’è ben poco di quello che si vive nei live.
    Ti ho visto sempre a tuo agio e qs mi ha fatto capire che sei giusto x la Valle.
    Sicuramente ci rivedremo fatti sentire che il prox sabato ci vediamo tutti a Perugia x il compleanno di Neno, il tuo generale nonchè capitano dei grifoni.
    un abbraccio

    raven dei Lupi

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