Arriva sempre, in un colloquio di lavoro, il momento in cui l’esaminatore chiede al candidato se ha qualche domanda da fare a proposito dell’azienda. Un momento fondamentale per approfondirne la conoscenza dato che, a meno di avere amici che gia’ ci lavorano, e’ difficile reperire in giro queste utilissime informazioni da “internals”, da cui potrebbe anche dipendere la vostra scelta finale.
Se si e’ alle prime esperienze, spesso questo momento e’ accompagnato da un completo vuoto mentale. Pessimo, questa inversione dei ruoli e’ troppo importante per permettersi di sprecarla. Se volete lavorare nel campo dello sviluppo software, ecco alcuni spunti per non rimanere a bocca chiusa.
Un esempio semplice e rapido per iniziare a farsi un’idea puo’ essera dato da una lista di domande pensate precedentemente, che definiscono alcune pratiche aziendali per noi importanti. La risposta non deve essere descrittiva, ma di tipo si/no. Ad ogni risposta affermativa si guadagna un punto, nessun nessun punto per quelle negative. Terminate le domande si sommano i punti ottenuti. Piu’ questo totale sara’ alto e piu’ l’azienda sara’ per noi desiderabile. Dodici utili punti con i quali partire sono contenuti in The Joel Test: 12 Steps to Better Code:
1. Do you use source control?
2. Can you make a build in one step?
3. Do you make daily builds?
4. Do you have a bug database?
5. Do you fix bugs before writing new code?
6. Do you have an up-to-date schedule?
7. Do you have a spec?
8. Do programmers have quiet working conditions?
9. Do you use the best tools money can buy?
10. Do you have testers?
11. Do new candidates write code during their interview?
12. Do you do hallway usability testing?
Piu’ il punteggio e’ alto, piu’ indichera’ una propensione dell’azienda alla strutturazione del metodo di lavoro, un’attenzione alla qualita’ del codice prodotto e all’adozione di un processo di gestione del ciclo di vita delle applicazioni articolato e completo sotto ogni aspetto. Se i punti ottenuti sono pochi, non passera’ molto tempo prima di trovarsi a picchiare la testa per cercare di capire chi ha fatto una modifica che ha rotto l’applicazione, quando e’ stata fatta, come mai non se ne e’ mai accorto nessuno e perche’ ora siete voi che dovete metterci una pezza. O a dovervi inventare strani e artigianali strumenti per mettere un po’ di ordine delle miriade di release, backup, componenti da collegare tra loro senza sapere con precisione come fare, ma tentando, tentando, tentando… Ne vale la pena, soprattutto se gli straodinari non sono pagati?
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In attesa del terzo capitolo della saga, con i miei amici ci stiamo divertendo, di tanto in tanto, a fare qualche partita con Diablo II Lord of Destruction. Creato nell’ormai lontano 2001, oggi anche il piu’ banale dei netbook puo’ farlo girare senza problemi, compreso l’host di partite in LAN. Ho comunque voluto installarlo sulla mia Ubuntu Maverick 10.10 a 64 bit, utilizzando wine e qualche configurazione aggiuntiva.
L’
Incuriosito dalla possibilita’ di sviluppare applicazioni multipiattaforma per Android e iPhone, ho provato ad installare 