(Riprendo un post che ho scritto per OneMobile, ampliandone pero’ alcune parti)
Quest’anno ho avuto la fortuna di poter partecipare al Mobile World Congress, evento per il mondo del mobile che ritengo il piu’ importante dell’emisfero occidentale. Riporto qualche considerazione a caldo fatta durante il viaggio di ritorno, sempre ottimo strumento per fermarsi e tirare qualche linea.
Una delle cose che mi ha maggiormente colpito e’ stata una nuova forma di dualismo marchio – piattaforma emersa da molti degli stand di operatori e produttori di dispositivi: Samsung – Wave, GSMA – OpenAPI, Sony Ericsson – Developer World, Nokia+Intel – MeeGo, Vodafone – 360, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Lo spazio espositivo del “big player” era quasi totalmente occupato da diversi showcase di prodotti realizzati da aziende terze mediante l’uso della loro piattaforma. Messaggistica integrati nella rubrica, servizi di remote banking, mobile social gaming e giochi 3d, applicazioni di social geotagging, nuovi concept di interfacce, client per l’integrazione con altri servizi che sfruttano le peculiarita’ del telefono. Strumenti per fare un po’ di tutto insomma.
Ritengo che la spiegazione di questo orientamento e’ nella ricerca di nuovi clienti e sottrazione di quelli dei competitor non piu’ solo grazie ai telefoni, alle tariffe, ai servizi offerti o al massimo alla possibilita’ di leggerci la posta, ma grazie alle applicazioni. Oggi la domanda “cosa ci posso fare” inizia ad acquisire il suo peso in una scelta che prima era quasi esclusivamente basata sul gusto estetico personale o sul costo della tariffa. Per questo sia i costruttori che gli operatori hanno interesse ad offrire piattaforme di sviluppo che possano fornire i mattoni per costruire killer application procacciatrici di clienti. Clienti che, una volta entrati in questo wallet garden fatto di tecnologie non interoperabili tra loro, difficilmente ne usciranno.
Se i riflettori sono finalmente puntati su chi sviluppa, la situazione per quest’ultimi non poteva essere peggiore: tante piattaforme, che fanno cose molto simili ma che richiedono ognuna uno sviluppo particolare e personalizzato, a partire dal linguaggio e dalle librerie da usare: C++, JavaScript, Java o altro. In pratica, riscrivere la stessa applicazione quasi da capo per ogni sistema su cui si vuol far girare. Se prima l’interoperabilita’ poteva essere una speranza, dato che nell’immobilita’ generale qualcosa di positivo sarebbe anche potuto succedere, ora che tutti si muovono in senso opposto, credo che non sara’ mai raggiungibile.
Davvero carini i tablet presenti nello stand NVidia, piccoli e “stilosi” dispositivi basati sulla nuova scheda Tegra e equipaggiati con Android. Un ampio schermo touchscreen (dai 10 pollici in su), supporto HDMI, automonia di diverse ore in modalita’ riproduzione video, spazio a tutti i tipi di connettivita’ possibile. Anni fa Microsoft lancio’ Origami, ma il costo proibitivo dei device, un sistema operativo non adatto all’uso touch e, soprattutto, una cultura ancora non pronta, ne decretarono il fallimento. A qualche anno di distanza, dopo gli smartphone, dopo i netbook, dopo i riproduttori mp3 portatili, dopo i mediacenter, dopo le interfacce touch, dopo un uso di Internet e del mezzo informatico sempre piu’ “popolare” e ormai lontano dal solo ambito tecnico/lavorativo, mi sembra che finalmente ci siano tutti gli ingredienti per questo nuovo tipo di fruizione piu’ “da divano” e quasi per nulla “davanti alla scrivania” dell’informatica. Azzardo una previsione che vede, nel giro di qualche anno, molti di questi tablet rimpiazzare i computer in tutte quelle case dove quest’ultimo non verra’ usato per lavoro o per passione, ma dove saranno predominanti email, navigazione, multimedia e altre applicazioni di questo nuovo mondo. Senza neanche il problema di uno schermo piccolo: bastera’ attaccare il proprio tablet alla televisione e usarlo come touchpad e tastiera, non avendo bisogno di altro. Questa volta il marketing Apple dovra’ fare miracoli per promuovere un sistema cosi’ chiuso e proprietario con l’iPad.
Android, dopo di anni di promesse, finalmente ha saputo trovare il suo spazio. Presente in molti nuovi smartphone, tv-box, tablet e altri dispositivi in tantissimi stand, soprattutto in quello HTC dove il Desire, antagonista del Nexus One, faceva bella mostra di se’. Seppur tutte, ma proprio tutte, le applicazioni che ho visto giravano anche su iPhone, il secondo piu’ ampio supporto era fornito al sistema operativo della Open Handset Alliance. Diversi gli application store alternativi all’Android Market, mentre nuovi concept phone erano mossi per la maggior parte da un cuore Android. Se l’annuncio della patnership tra Nokia e Intel con la creazione di MeeGo non portera’ con se’ qualcosa di rivoluzionario, temo che ormai i giochi siano fatti e non ci sara’ piu’ spazio per la diffusione su larga scala di altri sistemi operativi nel mondo del mobile.
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