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	<title>Rainbowbreeze &#187; Misc</title>
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	<description>Alfredo Morresi personal website</description>
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		<title>Il significato dei colori</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 15:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;interessante estratto di una presentazione &#8220;Color for Dummies&#8221; che il miglior contesto di utilizzo per ogni colore: Da considerare quando ci sara&#8217; da fare la prossima presentazione. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;interessante estratto di una presentazione &#8220;<a title="Color for Dummies" href="http://www.slideshare.net/adechriz/color-for-dummies" target="_blank">Color for Dummies</a>&#8221; che il miglior contesto di utilizzo per ogni colore:</p>
<p><a href="http://www.rainbowbreeze.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/color_meaning11.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1362" title="color_meaning1" src="http://www.rainbowbreeze.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/color_meaning11.png" alt="" width="490" height="813" /></a></p>
<p>Da considerare quando ci sara&#8217; da fare la prossima presentazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un gruppo per organizzare eventi ICT in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 22:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo poco che partecipi ed organizzi eventi ICT in Italia, dalla conference di piu&#8217; giorni all&#8217;incontro informale, ti accorgi che ci sono periodi caldi dell&#8217;anno in cui ogni weekend, e non solo, e&#8217; gia&#8217; occupato da qualcosa e diventa quasi impossibile infilarci dentro un&#8217;altra iniziativa senza pistare i piedi a qualcuno. Inoltre, in genere, passa sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rainbowbreeze.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/community.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1337" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="Organizzare eventi ICT" src="http://www.rainbowbreeze.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/community.jpg" alt="" width="250" height="166" /></a>Dopo poco che partecipi ed <strong>organizzi eventi ICT in Italia</strong>, dalla conference di piu&#8217; giorni all&#8217;incontro informale, ti accorgi che ci sono periodi caldi dell&#8217;anno in cui ogni weekend, e non solo, e&#8217; gia&#8217; occupato da qualcosa e diventa quasi impossibile infilarci dentro un&#8217;altra iniziativa senza pistare i piedi a qualcuno.</p>
<p>Inoltre, in genere, passa sempre del tempo da quando gli organizzatori decidono la data di un evento a quando la rendono pubblica. Per questo <strong>ho creato un gruppo</strong> dove noi organizzatori possiamo liberamente dire: &#8220;vi dico in anteprima che tal giorno avevo intenzione di organizzare tal cosa&#8221;, <strong>in modo da evitare il piu&#8217; possibile soprapposizioni di date</strong> e non impazzire per controllare 100 siti per capire se in quella data c&#8217;e&#8217; gia&#8217; qualcosa in programma.</p>
<p>Oltre a questo primo obiettivo, il gruppo potrebbe tornare comodo <strong>per condividere risorse logistiche e dritte varie</strong>, sempre utili a noi organizzatori: il contatto per accedere a tal posto, il nome di quello speaker, un&#8217;anteprima su dei temi che si andranno a trattare in modo da non fare la stessa cosa e magari favorire lo scambio di sinergie, ecc.</p>
<p>Insomma, <strong>una mailing list dedicata a noi addetti ai lavori</strong>, che ci conosciamo quasi tutti almeno di nome, ma spesso dialoghiamo e scambiamo opinioni solo quando ci incontriamo alle cose che facciamo ;)</p>
<p><strong>Poche regole</strong> quindi, almeno all&#8217;inizio:<br />
-postare le date degli eventi che si andranno ad organizzare, possibilmente in anteprima (tanto il gruppo non e&#8217; pubblico)<br />
-prima richiesta di aiuto o collaborazione per organizzare qualcosa (richiesta contatti, luoghi, argomenti)<br />
-non usare il gruppo come piazza pubblica di discussione, ma preferire il contatto pvt con gli altri organizzatori<br />
-se conosci un altro organizzatore e vuoi invitarlo, fai pure!</p>
<p>Bene, proviamo e vediamo cosa esce fuori. <a title="Organizzatori eventi ICT Italia" href="http://groups.google.com/group/eventiict" target="_blank">Questo e&#8217; l&#8217;indirizzo del gruppo</a>. Al momento dell&#8217;iscrizione, dite anche brevemente chi siete e come mai volete essere iscritti. L&#8217;appartenenza non si nega a nessuno, cosiccome l&#8217;educazione di chi saluta ;)</p>
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		<title>Cronache dei miei Hackathon, e le idee realizzate</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 06:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Technology]]></category>
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		<description><![CDATA[Hackathon: maratone di coding dove la passione si mischia alla creativita&#8217;, la stanchezza fisica e mentale alla gioia di veder nascere, riga dopo riga, qualcosa che spesso e&#8217; un incredibile prototipo neanche lontanamente immaginato solo qualche ora prima. Oltre ad organizzarne con il WhyMCA, mi piace anche parteciparci. Di seguito la mia personalissima &#8220;Hackmission, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Hackathon</strong>: maratone di coding dove la passione si mischia alla creativita&#8217;, la stanchezza fisica e mentale alla gioia di veder nascere, riga dopo riga, qualcosa che spesso e&#8217; un incredibile prototipo neanche lontanamente immaginato solo qualche ora prima. Oltre ad <a title="Organizzare Hackathon in Italia, qualche considerazione" href="http://www.rainbowbreeze.it/organizzare-hackathon-in-italia-qualche-considerazione/">organizzarne</a> con il <a title="WhyMCA" href="http://www.whymca.org" target="_blank">WhyMCA</a>, mi piace anche parteciparci. Di seguito la mia personalissima <strong>&#8220;Hackmission, a crazy developer history&#8221;</strong>.</p>
<p><strong>OverTheAir Settembre 2008<br />
</strong>Primo hackathon a cui abbia mai partecipato, mi e&#8217; sempre rimasto nel cuore. Londra, in notturna, dentro una struttura universitaria, quando il <a title="Nokia N95" href="http://www.pianetacellulare.it/Modelli/Nokia/Nokia_N95.php" target="_blank">Nokia N95</a> era ancora il top della gamma. Assieme a <a title="Robert (Jamie) Munro" href="http://twitter.com/rjmunro" target="_blank">Robert</a>, conosciuto sul posto, realizzammo <strong>S.N.O.B &#8211; Social Network Open Butler</strong>, un&#8217;applicazione per Windows Mobile in grado di prendere gli avatar di Twitter e di Facebook (che a quel tempo erano ancora accedibili pubblicamente e anonimamente) e associarli ai contatti della propria rubrica. Robert si occupo&#8217; del webservice PHP che tirava fuori l&#8217;immagine in base al nome del contatto che il mio client gli passava, io del client per Windows Mobile, appunto, che verificava tutti i nomi della rubrica, faceva una ricerca dei loro avatar e proponeva se associarli o meno al contatto. <strong>Vincemmo nella categoria <em>&#8220;Most practical / ready for market&#8221;</em>, assieme ad uno smartphone Sony Ericsson in palio</strong>.</p>
<p><strong>OverTheAir Settembre 2009<br />
</strong>Ad un anno esatto dal primo, sempre a Londra e sempre in notturna. Assieme a <a title="Stefano Zingarini" href="http://twitter.com/stefanux" target="_blank">Stefano</a> e <a title="Robert (Jamie) Munro" href="http://twitter.com/rjmunro" target="_blank">Robert</a> creammo <strong>S.A.Y &#8211; Something Around You</strong>. Un&#8217;applicazione per Android che, in base alla posizione corrente, capiva i luoghi limitrofi grazie all&#8217;uso di <a title="YQL, Yahoo! Query Language" href="http://www.rainbowbreeze.it/yql-yahoo-query-language/">Yahoo Query Language</a>, interrogava Flickr per ottenere foto riguardandi quei luoghi e, alla fine, le visualizzava in realta&#8217; aumentata sfruttando le API di Wikitude. Era anche in grado di ottenere informazioni sugli spettacoli cinematografici circostanti, con tanto di locandina del film, breve descrizione e orari. A Stefano e a Robert la realizzazione dei webservice che ottenere i dati, a me quello del cliente Android per realizzarli. <strong>Primi nella categoria &#8220;<em>Best use of Yahoo APIs</em>&#8220;,  ci riportammo a casa una macchina del caffe&#8217; Nespresso.</strong></p>
<p><strong>HackItaly Febbraio 2011<br />
</strong>Dopo un anno di assenza forzata dall&#8217;OTA, finalmente anche il panorama italiano si era aperto agli hackathon. Cosi, improvvisando in mattinata un team assieme a <a title="Antonio Molinari" href="http://twitter.com/magnum" target="_blank">Magnum</a> e <a title="Sam Reghenzi" href="http://twitter.com/sammyrulez" target="_blank">Sammy</a>, abbiamo dato vita a <strong>Contestr</strong>. L&#8217;idea con cui ero partito il giorno prima era quella di realizzare un servizio che permettesse di gestire gare di snowboard tra rider: ti iscrivevi ad un contest e poi giravi sulle piste, accumulando punti in base alla velocita&#8217; raggiunta, chilometri percorsi, trick eseguiti (letti in grazie a giroscopio ed accelerometro). Alla fine della giornata avevamo messo in piedi un sito per organizzare caccie al tesoro in giro per la citta, con prove composte dal checkin in certi luoghi, prove a tempo di corsa e i punti fatti venivano raccolti e trasformati in digital goods grazie a <a href="http://www.beintoo.com/" target="_blank">Beintoo</a>. Magnum e Sammy hanno curato il backend in ROR e io invece ho realizzato il client Android. <strong>Vittoria come miglior uso delle <em>API di Beintoo</em> e per quelle di <em>Nokia Maps</em>, con un bottino composto da un viaggio in una capitale europea, un Nokia N7 e hosting gratuito su <a href="http://www.top-ix.org/" target="_blank">Top-ix</a> per un anno</strong>. Estratto a sorte tra noi tre, il viaggio e&#8217; toccato a me.</p>
<p><strong>HackItaly Settembre 2011<br />
</strong>Per questo secondo appuntamento sono riuscito a coinvolgere <a title="Paolo Sinelli" href="http://twitter.com/pasine" target="_blank">Paolo</a> e <a title="Mauro Vanetti" href="http://twitter.com/maurovanetti">Mauro</a>. Nonostante le poche API a disposizione tra cui scegliere, abbiamo partorito <strong>Kinect Says</strong>, versione aumentata del gioco <a title="Simon Says" href="http://www.digitalrendezvous.net/2006/05/25/simon-says/" target="_blank">Simon Says</a>: dall&#8217;iPad/iPhone si schiacciavano una sequenza di tasti colorati su una griglia 3&#215;3, accompagnati da una musica riprodotta in streaming grazie alle API di <a title="Play.me" href="http://play.me" target="_blank">Play.me</a>. Questi tasti premuti venivano salvati sul backend e letti da un&#8217;applicazione Windows WPF che, avviata la partita, li riproduceva su una griglia a schermo e, grazie al <a title="Kinect SDK" href="http://research.microsoft.com/en-us/um/redmond/projects/kinectsdk/" target="_blank">Kinect SDK</a>, controllava se il giocatore riusciva a &#8220;colpirli&#8221;, muovendo le braccia nella loro direzione prima che questi scomparissero. sostituiti dal nuovo riquadro da colpire. Sul device del primo giocatore, inoltre, venivano mostrate le mosse giuste e quelle mancate dell&#8217;avversario, visto che il match poteva anche essere giocato in contemporanea. Sembra una roba tranquilla, ma vi assicuro che alla fine era una sequenza molto frenetica. A Paolo e&#8217; toccata la realizzazione del client iOS, a Mauro quella del backend in PHP e io ho fatto l&#8217;applicazione WPF che parlava col Kinect. <strong>Oltre ad un divertimento spropositato, ci siamo portati a casa una XBox 360, come premio per la categoria delle <em>API Kinect</em></strong>.</p>
<p><strong>OverTheAir Settembre 2011<br />
</strong>Partiti in sordina, io, <a title="Paolo Sinelli" href="http://twitter.com/pasine" target="_blank">Paolo</a> e <a title="Andrea Piovani" href="http://twitter.com/andreaaa_p" target="_blank">Andrea</a> ci siamo trovati seduti in un prato sopra alle nostre <a title="OTA Beanbag" href="http://overtheair.org/blog/wp-content/uploads/2011/10/OTA11-BeanBags-photo-by-spiritquest-on-Flickr.jpg" target="_blank">beanbag</a>, bevendo birra e ammirando le stelle (si, una notte inglese atipicamente calda e serena), e abbiamo partorito l&#8217;idea di <strong>Hack-The-Mansion</strong>, grazie anche allo zampino creativo di <a title="Andrea Trasatti" href="http://twitter.com/andreatrasatti" target="_blank">Andrea</a> che ci ha fatto compagnia durante il birrastorming. Lanciati nell&#8217;impresa, alle 15 del giorno dopo era pronto un gioco per Android che si ispirava al Monopoli, ma molto piu&#8217; articolato. I giocatori dovevano leggere dei QR-Code attaccati sui luogi del campo da gioco (idealmente alberghi o monumenti o altro). Se quel luogo non era stato ancora prenotato da nessuno, c&#8217;era l&#8217;opzione di prenotarlo per un numero variabile di turni. Se lo era stato, si doveva pagare al proprietario una &#8220;tassa di soggiorno&#8221; per la durata del turno. Questi flussi di ota-coin componevano il punteggio dei giocatori, che poteva essere incrementato acquistando nuovi ota-coin tramite le <a title="Mobile Payment Libraries" href="https://www.x.com/developers/paypal/products/mobile-payment-libraries" target="_blank">Mobile Payment Libraries di Paypal</a>, oppure rispondendo correttamente a delle domande riguardanti il luogo dove si era, generate dal backend che interrogava dei dataset OpenData, come quelli sulla densita&#8217; di popolazione, il numero di abitanti ed altro. A me il client Android, a Paolo e Andrea il backend in ROR. Devo dire di non aver mai scritto tanto codice in un solo hackathon, ma ne e&#8217; valsa la pena: <strong>abbiamo vinto il premio come <em>&#8220;Best Android Application&#8221;</em> e quello come <em>&#8220;Best Game&#8221;</em>, per un totale di 3 libri, 2 Sony Ericsson Xperia Xplay e ben 3 Nexus S</strong>. Insomma, non sapevamo piu&#8217; dove metterli nel bagaglio di ritorno a casa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Considerazione di fondo. Partecipo agli hackathon sopratutto per divertirmi e per mettere alla prova le mie capacita&#8217;. Poi certo, vincere non dispiace mai, ma l&#8217;emozione di creare qualcosa che non e&#8217; la solita applicazione che fai al lavoro, dove sacrifichi senza problemi stabilita&#8217; per funzionalita&#8217;, dove provi a fare cose cosi&#8217; avveneristiche che magari riutilizzerai tra un anno di tempo, dove scopri quanto e&#8217; bello e ricco il mondo dei mashup tra librerie ed API&#8230; Beh, e&#8217; questo il vero premio per 9 o piu&#8217; ore di stress mentale, o per la notte passata in bianco. Ma ne valgono tutte la pena, minuto per minuto. Ci vediamo al prossimo hackathon!</p>
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		<title>Sviluppatori Android e iPhone/iPad mobili in Italia, come cercarli e come farsi notare</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 17:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime settimane mi saranno arrivate almeno 3-4 richieste del tipo &#8220;L&#8217;azienda XXX dove lavoro sta cercando degli sviluppatori per Android/iPhone/iPad/altro da assumere o a cui commissionare dei lavori da freelance. Sai darmi qualche nome o qualche posto dove guardare?&#8221;. Inoltre, capita che venga contattato su LinkedIn da diversi headhunter che cercano sviluppatori, sempre per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rainbowbreeze.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/headhunter.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1310" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="headhunter" src="http://www.rainbowbreeze.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/headhunter.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>Nelle ultime settimane mi saranno arrivate almeno 3-4 richieste del tipo &#8220;L&#8217;azienda XXX dove lavoro sta cercando degli sviluppatori per Android/iPhone/iPad/altro da assumere o a cui commissionare dei lavori da freelance. Sai darmi qualche nome o qualche posto dove guardare?&#8221;. Inoltre, capita che venga contattato su LinkedIn da diversi headhunter che cercano sviluppatori, sempre per mobile.</p>
<p>Questi fatti mi portano a fare diverse considerazioni:</p>
<ul>
<li>Ancora fondamentale <strong>la cultura del passaparola</strong>, quindi la rete di contatti e&#8217; tutto. Partecipazione a conferenze e community in primis possono assicurare quindi una buona visibilita&#8217; a chi sta cercando di professionalizzare le proprie competenze in questo campo.</li>
<li>I canonici <strong>siti per la ricerca di lavoro</strong> possono aiutare a dare visibilita&#8217; della domanda, ma non dell&#8217;offerta.</li>
<li>Un <strong>profilo LinkedIn</strong> ben scritto qualche possibilita&#8217; in piu&#8217; puo&#8217; darla.</li>
<li>Forse non c&#8217;e&#8217; ancora un vero luogo conosciuto e riconosciuto dove domanda e offerta si possano incontrare. A volte ci si trova in apposite sezioni nei <strong>forum delle varie community tematiche</strong> (ma e&#8217; difficile capire chi scrive e chi risponde), a volte nelle mailing list di JUG/iOS user locali.</li>
<li>Sempre <strong>LinkedIn</strong> puo&#8217; dare una mano con i <strong>gruppi</strong> <a href="http://www.linkedin.com/groups/Mobile-Developers-Italy-1855703" target="_blank">Mobile Developers Italia</a> e sicuramente con altri per iOS (che non frequento dato che non sviluppo (ancora) su questa piattaforma).</li>
<li>Query specifiche sui motori di ricerca (Google, Bing, Yahoo ecc) danno risultati utili solo per citta&#8217; o regioni grandi, e sono spesso focalizzate sulla domanda, non sull&#8217;offerta.</li>
</ul>
<div>Detto questo, mi piacerebbe sapere che consigli dareste in riferimento ai &#8220;luoghi&#8221; dove offrire e cercare lavoro come sviluppatore mobile. Magari potrebbe uscirne una raccolta interessante, e spero utile, di spunti.</div>
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		<title>Settembre, un mese di hackathon alle porte!</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 12:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fatto che sia un appassionato di hackathon e&#8217; cosa risaputa. Che pero&#8217; a Settembre ce ne saranno ben due a cui partecipero&#8217;, e&#8217; una piacevole novita&#8217; anche per me. HackItaly, 17 Settembre, Milano. Max Ciociola e Stefano Bernardi tornano (stavolta sembra per davvero) con il secondo hackathon organizzato da HackItaly. Abbastanza generalista, probabilmente incentrato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatto che sia un appassionato di <strong>hackathon</strong> e&#8217; cosa risaputa. Che pero&#8217; a <strong>Settembre ce ne saranno ben due</strong> a cui partecipero&#8217;, e&#8217; una piacevole novita&#8217; anche per me.</p>
<p><a title="HackItaly" href="http://hackitaly.org/" target="_blank">HackItaly</a>, 17 Settembre, Milano. <a title="Max Ciociola su Twitter" href="http://m.twitter.com/maxciociola" target="_blank">Max Ciociola</a> e <a title="Stefano Berdardi" href="http://twitter.com/stefanobernardi" target="_blank">Stefano Bernardi</a> tornano (stavolta sembra per davvero) con il secondo hackathon organizzato da <a title="HackItaly" href="http://www.twitter.com/hackitaly" target="_blank">HackItaly</a>. Abbastanza generalista, probabilmente incentrato su API per la musica e altri servizi simili. Non c&#8217;e&#8217; vincolo di piattaforma o di tecnologia, anche se a quello precedente ho visto molte creazioni web, e qualcosa per mobile.</p>
<p><a title="OverTheAir hackathon" href="http://overtheair.org/blog/2011/07/24/4-years-of-hack-a-thons/" target="_blank">OverTheAir</a>, 30 Settembre e 1 Ottobre, Londra. Appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati del mobile, caratterizzato dall&#8217;hackathon notturno, tra venerdi&#8217; e sabato mattina, tutto incentrato su smarphone e tablet. Questa sara&#8217; il terzo anno che mi vedra&#8217; presente, ed ogni volta ho sempre avuto modo di &#8220;assaggiare&#8221; un uso fantastico delle tecnologie piu&#8217; particolari: Android quando ancora era alle prime luci, LBS e caccie al tesoro via GPS quando ancora Foursquare non era nato, utilizzo di acceleromentri quando ancora l&#8217;n95 era uno dei pochi telefoni ad esserne equipaggiato. Insomma, vale la pena solo guardarsi lo showcase di applicazioni presentate per capire molti dei trending topic dei prossimi 1-2 anni.</p>
<p>Al solito, se potete partecipate e, se volete, facciamo qualcosa assieme. Io codero&#8217; cose su Android, per il resto sono al vostro servizio! ;)</p>
<p>E non e&#8217; detto che, come <a title="WhyMCA Hackathon" href="http://www.whymca.org/evento/whymca-hackathon-maggio-2011" target="_blank">WhyMCA</a>, non riproporremo anche noi qualcosa di simile intorno a Novembre-Dicembre.</p>
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		<title>Come convertire e leggere PDF, EPUB, RSS, e pagine HTML sul Kindle</title>
		<link>http://www.rainbowbreeze.it/come-convertire-e-leggere-pdf-epub-rss-e-pagine-html-sul-kindle/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 15:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di ritorno dal mio ultimo viaggio in America non ho saputo resistere alla tentazione di comparmi un Kindle di Amazon (Kindle3, per la precisione). In questo post voglio riportare un po&#8217; di esperimenti che ho fatto: lettura di PDF, conversione tra i vari formati di ebook disponibili, lettura di feed RSS , accesso al catalogo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rainbowbreeze.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/kindle3_promessisposi.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1264" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="Kindle 3" src="http://www.rainbowbreeze.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/kindle3_promessisposi-201x300.png" alt="Kindle 3" width="201" height="300" /></a>Di ritorno dal mio <a title="Insight, conoscere Microsoft direttamente a casa sua" href="http://www.rainbowbreeze.it/insight-conoscere-microsoft-direttamente-a-casa-sua/">ultimo viaggio in America</a> non ho saputo resistere alla tentazione di comparmi un <a title="Amazon Kindle" href="https://kindle.amazon.com/" target="_blank">Kindle di Amazon</a> (Kindle3, per la precisione). In questo post voglio riportare un po&#8217; di esperimenti che ho fatto: lettura di PDF, conversione tra i vari formati di ebook disponibili, lettura di feed RSS , accesso al catalogo di Google Books ecc.</p>
<p><strong>Piu&#8217; contenuti per tutti</strong><br />
Acquistare libri dallo store di Amazon non e&#8217; l&#8217;unico modo per ottenere dei contenuti da leggere sul Kindle. Basta infatti attaccarlo al PC e quest&#8217;ultimo lo vedra&#8217; come un mass storage device (una pennetta usb). Copiando DOC, RTF, PDF, TXT, HTML ecc nella cartella <em>documents</em>, questi file verranno visti come normali libri e si potra&#8217; iniziare la lettura una volta scollegato il Kindle dal PC.</p>
<p><strong>Mandare per email contenuti al Kindle, originali o convertiti</strong><br />
Invece di copiare i file manualmente, e&#8217; molto piu&#8217; comodo usare il servizio di <strong>wireless delivery</strong> messo a disposizione da Amazon stessa. Basta inviare una mail con uno o piu&#8217; allegati ad un particolare indirizzo di posta, scelto in fase di registrazione del Kindle con l&#8217;accont Amazon. I possessori di Kindle 3G possono usare <strong>kindleusername@kindle.com</strong> per ricevere subito il file ad un prezzo di $0,15 al mega, mentre se si e&#8217; &#8220;solo&#8221; sotto copertura WiFi, basta spedire a <strong>kindleusername@free.kindle.com</strong> per ricevere il tutto senza pagare nulla. Occorre preventivamente registrare gli indirizzi di posta autorizzati a spedire contenuti al proprio device nelle impostazioni dell&#8217;account Amazon (<em>Your Account &#8211; Manage Your Kindle &#8211; Personal Document Settings</em>). Basta abilitarsi le email tra amici di letture, oppure creare un gruppo ed aggiungere l&#8217;indirizzo del gruppo tra quelli autorizzati, ed ecco ottenuta un&#8217;utile rete di scambio di contenuti interessanti e rilevanti! ;)<br />
L&#8217;invio per email accetta i seguenti tipi di file: .doc, .rtf, .htm, .html, .txt, .zip, .z-zip, .mobi, .prc, .jpg, .gif, .png, .bmp.<br />
Questa funzionalita&#8217; offre, inoltre, un servizio di <strong>conversione on-the-fly</strong>: se nel testo dell&#8217;email e&#8217; la parola <em>Convert</em>,  l&#8217;allegato viene prima convertito in AZW e poi spedito al proprio dispositivo. Ottimo per i PDF che non vengono visti bene sullo schermo del Kindle, come spiegato in dettaglio appena sotto, oppure per le immagini, automaticamente ruotate.</p>
<p><strong>PDF</strong><br />
Il Kindle3 puo&#8217; leggere nativamente i PDF, anche se non effettua il reflow del documento e quindi, a volte, i caratteri sono troppo piccoli oppure bisogna scorrere e zoomare avanti ed indietro la pagina per leggerla. Per convertire i PDF in qualcosa di piu&#8217; adatto e superare questi problemi ci sono diversi modi:<br />
-usare il convertitore automatico della wireless delivery, ma in questo modo di perdono le eventuali immagini contenute nel PDF.<br />
-usare software appositi come <a title="PDFRead" href="http://www.mobileread.com/forums/showthread.php?t=21906" target="_blank">PDFRead</a>, <a title="PDF2LRF" href="http://www.mobileread.com/forums/showthread.php?t=18968" target="_blank">PDF2LRF</a> o <a title="Auto Kindle eBook Converter" href="http://sourceforge.net/projects/autokindle/" target="_blank">Auto Kindle eBook Converter</a>, che prendono le pagine del PDF, le convertono in immagini e poi le ottimizzano in base al dispositivo di destinazione. In questo modo pero&#8217;, pur ottenendo degli ottimi risultati, si perdono annotazioni e ricerche di testo.<br />
-usare <a title="Mobilepocker Creator" href="http://www.mobipocket.com/en/downloadsoft/productdetailscreator.asp" target="_blank">Mobipocker Creator</a> o <a title="Calibre: eBook Management" href="http://calibre-ebook.com/" target="_blank">Calibre</a> per convertire il PDF e poi mandarlo al dispositivo, con risultati variabili e in base al tipo di file sorgente. Calibre e&#8217; trattato in dettaglio piu&#8217; sotto.</p>
<p><strong>Convertire EPUB e tanti altri formati<br />
</strong>Grazie a <a title="Calibre: eBook Management" href="http://calibre-ebook.com/" target="_blank">Calibre</a>, un software multipiattaforma, si possono convertire libri in formato EPUB in formato Mobipocket (.PRC), leggibili nativamente sul Kindle. Calibre non e&#8217; solo questo: permette di organizzare la propria libreria sul disco e sul device, legge e converte da e in molti formati (compresi i PDF), gestisce i metadata dei libri, invia i documenti direttamente al proprio device tramite la funzione di email vista prima, e&#8217; un webserver per condividere contenuti e un sacco di altre opzioni. <strong>Assolutamente immancabile</strong> nell&#8217;arsenale del possessore di un Kindle, ormai io faccio tutto con questo programma, PDF compresi.</p>
<p><strong>Leggere offline pagine HTML</strong><br />
Il Kindle ha un suo browser web, ma e&#8217; usabile al massimo con un sito alla volta dato che non supporta piu&#8217; tab. Se invece i link vengono salvati su <a title="Instapaper" href="http://www.instapaper.com/" target="_blank">Instapaper</a>, possono essere convertiti e letti direttamente sul Kindle come un normale libro. Una volta entrati nel sito, nella sezione <em>Download</em>, basta cliccare sull&#8217;icona del Kindle ottenendo un file .mobi con il contenuto dei link impaginato ed ottimizzato per questo device. Una volta spedito via email grazie al metodo visto precedentemente, ecco che la rassegna HTML e&#8217; pronta per una lettura offline.<br />
<a title="Readability" href="http://www.readability.com/" target="_blank">Readability</a> offre una funzione molto simile. Dopo aver installato l&#8217;apposito plugin disponibile per tutti i browser, permette di inviare al Kindle, tramite wireless delivery la pagina che si sta visitando, ripulita da tutti i fronzoli inutili (la mail da autorizzare e&#8217; kindle@readability.com). Semplice, immediato e gratuito. Passando invece all&#8217;account a pagamento, vengono replicate le stesse funzioni di Instapaper.</p>
<p><strong><span id="more-1254"></span>Leggere feed RSS</strong><br />
Nell&#8217;Amazon Store e&#8217; possibile abbonarsi alla sottoscrizione di alcuni feed RSS, ma purtroppo sono spesso a pagamento e vanno cercati tra tutti i libri del catalogo. In compenso, esiste un ottimo sito che permette di inviare dei feed al proprio dispositivo, <a href="http://www.kindlefeeder.com/">kindlefeeder</a>. L&#8217;account gratuito permette di registrarsi fino a 12 feed contemporanei (poco male, basta una <a title="Yahoo! Pipes" href="http://pipes.yahoo.com/pipes/" target="_blank">Yahoo! Pipes</a> per risolvere il problema), mentre quello a pagamento non ha limiti e, sopratutto, spedisce in automatico giornalmente i feed al nostro device, tramite wireless delivery.<br />
Se i limiti del sito vi vanno stretti, lo stesso creatore del sito, Daniel Choi, ha rilasciato un programma per pc, che fa le stesse cose, senza le ristrettezze della versione online: <a title="kindle-feeds" href="http://danielchoi.com/software/kindle-feeds.html" target="_blank">kindle-feeds</a>. Una gemma Ruby, un po&#8217; di sana linea di comando e uno cronjob per automatizzare il download e l&#8217;invio. I sorgenti del programma <a title="kindle-feeds source code" href="http://kindle-feeds.rubyforge.org/git?p=kindle-feeds.git;a=tree" target="_blank">si trovano qui</a>.</p>
<p><strong>Leggere i libri del progetto Gutenberg<br />
</strong>Il <a title="Gutenberg" href="http://www.gutenberg.org/" target="_blank">progetto Gutenberg</a> offre un catalogo di piu&#8217; di 36000 libri scaricabili gratuitamente, gia&#8217; convertiti per il Kindle, con e senza immagini. Oltre a poter consultare il catalogo dal sito principale, e&#8217; stata creata una versione mobile dello stesso, raggiungibile all&#8217;indirizzo <a title="Gutenberg Mobile Site" href="http://m.gutenberg.org/" target="_blank">m.gutenberg.org</a>. Digitando questo indirizzo nel browser del Kindle i libri possono ricercati e scaricati direttamente dal device.<br />
Oppure si puo&#8217; scaricare un libro, il <a title="Gutenberg Magic Catalog by freekindlebooks" href="http://www.freekindlebooks.org/MagicCatalog/magiccatalog.html" target="_blank">MagicCatalog</a>, che contiene i link a tutti i libri presenti nel progetto. Basta leggerlo sul proprio device, ricercare i libri che interessano e cliccare su un link per scaricare il libro. Purtroppo non sono riuscito a trovare la data di aggiornamento di questo catalogo.</p>
<p><strong>Leggere i libri da Google Books</strong><br />
La quantita&#8217; di libri offerta da <a title="Google Books" href="http://books.google.com/" target="_blank">Google Books</a> cresce ogni giorno di piu&#8217;: gratuiti, di pubblico dominio, a pagamento. Una volta scelto il libro gratuito o di pubblico dominio da leggere (generalmente tutti quelli prima del 1923), e&#8217; possibile selezionare la voce &#8220;Read on your Device&#8221;, che portera&#8217; ad un&#8217;ulteriore pagina dove, tra gli altri formati disponibili per scaricare il libro, c&#8217;e&#8217; anche l&#8217;ePub e il PDF. Entrambi possono essere convertiti per Kindle con i metodi spiegati precedentemente.<br />
In alternativa, <a title="RetroRead" href="http://www.retroread.com/" target="_blank">RetroRead</a> puo&#8217; essere usato per lo stesso scopo. E&#8217; una libreria condivisa e crow-creata, che contiene libri presi da Google Books e gia&#8217; ottimizzati per il Kindle. Senza registrarsi al servizio si puo&#8217; scorrere il catalogo dei libri gia&#8217; convertiti ed ottenere i link per scaricare i titolo scelti, anche dal browser del Kindle grazie ad un url-shortner che rende molto comoda l&#8217;immissione del link. Registrandosi si ha la possibilita&#8217; di scegliere nuovi libri da convertire e inviarli tramite wireless delivery direttamente sul proprio dispositivo. C&#8217;e&#8217; anche una pagina con gli <a title="RetroRead last 100 converted books" href="http://www.retroread.com/latest/">ultimi libri convertiti</a> che puo&#8217; ispirare e il <a href="http://www.blitzesblog.com/" target="_blank">blog dello sviluppatore</a>.</p>
<p><strong>Leggere fumetti, manga e comics</strong><br />
Per tutti gli appassionati di fumetti, <a title="Leggere manga, fumetti e comic su Kindle" href="http://www.rainbowbreeze.it/leggere-manga-fumetti-e-comic-su-kindle/">un mio post dettagliato</a> spiega cosa si puo&#8217; fare.</p>
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		<title>Leggere manga, fumetti e comic su Kindle</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 15:45:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di ritorno dal mio ultimo viaggio in America non ho saputo resistere alla tentazione di comparmi un Kindle di Amazon. Un Kindle3, per la precisione. Confermo la fondatezza di tutti i commenti che ho sentito sull&#8217;ottima leggibilita&#8217; dello schermo, anche al mare, e sulla leggerezza del device. Inutile dire che tra i primi tentativi ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1259 alignleft" style="margin: 2px 4px;" title="kindlemanga" src="http://www.rainbowbreeze.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/kindlemanga.jpg" alt="" width="210" height="300" />Di ritorno dal mio <a title="Insight, conoscere Microsoft direttamente a casa sua" href="http://www.rainbowbreeze.it/insight-conoscere-microsoft-direttamente-a-casa-sua/">ultimo viaggio in America</a> non ho saputo resistere alla tentazione di comparmi un <a title="Amazon Kindle" href="https://kindle.amazon.com/" target="_blank">Kindle di Amazon</a>. Un Kindle3, per la precisione. Confermo la fondatezza di tutti i commenti che ho sentito sull&#8217;ottima leggibilita&#8217; dello schermo, anche al mare, e sulla leggerezza del device. Inutile dire che tra i primi tentativi ci sono stati quelli per leggerci manga e comics, di cui sono appassionato.</p>
<p>I passi di base sono molto semplici: innanzitutto c&#8217;e&#8217; da collegare il Kindle al pc e creare la cartella <em>pictures</em> (tutto minuscolo) allo stesso livello di <em>documents</em>, <em>system</em> ecc. Ogni sottocartella al suo interno sara&#8217; vista dal Kindle come un libro. Quindi basta copiare in <em>/pictures/Naruto546/</em> tutte le scan del numero 546 di Naruto per poterle sfogliare dal dispositivo. Occorre ricordarsi, nella Home del Kindle, di spingere i tasti Alt+z per visualizzare i nuovi fumetti, dopo aver scollegato il dispositivo dal pc.</p>
<p>Il Kindle 3 ha uno schermo di 600&#215;800 e, in caso di immagini piu&#8217; grandi, queste vengono ridimensionate, viene applicato il <a title="Dithering on Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dither" target="_blank">dithering</a> e per quelle a colori c&#8217;e&#8217; anche la conversione in toni di grigio. Operazioni che portano via 2-3 secondi di tempo per ogni immagine. Pagina dopo pagina, alla lunga questa cosa scoccia un po&#8217;, oltre che consumare batteria. Usare invece immagini gia&#8217; ottimizzate rende il cambio di pagina quasi immediato.</p>
<p>Ovviamente esistono diversi software che effettuano questa conversione automaticamente, dai semplici script che utilizzano <a title="imagemagick" href="http://www.imagemagick.org/script/index.php" target="_blank">imagemagick</a> o altri tool, estensioni per file manager, fino a programmi con interfaccia grafica. Riassumo pregi e difetti di quelli che ho provato.</p>
<ul>
<li><a title="E-nki" href="http://www.e-nki.com" target="_blank">E-nki</a>: facile e rapido, legge le immagini JPG, BMP, PNG, GIF, gli archivi CBZ e CBR con cui si trovano molti comic e RAR, ZIP e 7Z. Ridimensione e ruota le immagini, rinomina i file in maniera sequenziale e permette di ordinarli prima di convertirli. Richiede il .NET framework 2.0</li>
<li><a title="Mangle" href="http://foosoft.net/mangle/" target="_blank">Mangle</a>: Molto simile al precedente, non legge gli archivi compressi ma permette di creare un indice del libro con nome e prima pagina da cui iniziare la lettura. Scritto in Python, e&#8217; l&#8217;unico multipiatta che ho trovato.</li>
<li><a title="kindlemanga" href="http://code.google.com/p/kindlemanga/" target="_blank">kindlemanga</a>: converte i file zip, rar, cbz, cbr. Di positivo c&#8217;e&#8217; che sono disponibili i codici sorgenti, di negativo che non sono riuscito a farlo funzionare. Richiede Python 2.6</li>
<li><a title="Amazon Kindle Image Converter" href="http://kindleimageconverter.co.cc/" target="_blank">Amazon Kindle Image Converter</a>: nato per convertire gli screensaver, questo sito puo&#8217; essere anche usato per la conversione delle immagini senza la necessita&#8217; di installare nulla sul proprio pc. Unici limiti, la velocita&#8217; e l&#8217;obbligo di processare un file alla volta.</li>
</ul>
<p><span id="more-1258"></span><strong>Premettendo che sono contrario alla pirateria in generale e che non voglio in nessun modo favorirla</strong>, capita pero&#8217; che alcune opere non siano reperibili nel nostro paese o, sopratutto per i manga, non siano ufficialmente tradotti e distribuiti fuori dai circuiti cinesi/giapponesi o orientali in genere. Siti come <a title="Mangastream" href="http://mangastream.com/" target="_blank">Mangastream</a> offrono delle ottime traduzioni di queste opere, e programmi come <a title="Mangastream Downloader" href="http://sourceforge.net/projects/mangastreamdown/" target="_blank">Mangastream Downloader</a> rendono facilissimo scaricare tutte le scan in una volta sola, senza dover salvare le immagini una ad una e con supporto multipiattaforma essendo stato scritto in Java. Abbinato all&#8217;uso di uno dei software precedenti, con pochi click e&#8217; possibile quindi scaricare i propri manga preferiti e leggerli sul Kindle.</p>
<p>Infine, la <strong>lista delle shortcut</strong> che si possono utilizzare durante la &#8220;lettura&#8221; delle immagini:<br />
Q &#8211; Zoom in, ingrandisce<br />
W &#8211; Zoom out, rimpicciolisce<br />
E &#8211; Rimuove il livello di zoom applicato<br />
C &#8211; Fa tornare la picture alla dimensione originale, se spinto ancora torna al livello di zoom precedente<br />
F &#8211; Attiva/disattiva il fullscreen dell&#8217;immagine<br />
5-way &#8211; Scorre l&#8217;immagine se e&#8217; piu&#8217; grande dello schermo del Kindle<br />
R &#8211; Ruota l&#8217;immagine</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le NUI secondo Microsoft, uno sguardo agli ambienti interattivi del futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 07:01:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[Insight]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft Insight]]></category>
		<category><![CDATA[NUI]]></category>

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		<description><![CDATA[Il programma del Microsoft Insight prevedeva un pomeriggio dedicato al campo delle NUI (Natural User Interfaces), che mi ha messo letteralmente KO: avete presente questo filmato? http://www.youtube.com/watch?v=8Ff7SzP4gfg Ecco, se vi dicessi che molte di quelle cose le ho viste dal vero, seppur a livello prototipale? Un po&#8217; e&#8217; la mia indole, certo, ma anche gli altri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il programma del <a title="Insight, conoscere Microsoft direttamente a casa sua" href="http://www.rainbowbreeze.it/insight-conoscere-microsoft-direttamente-a-casa-sua/">Microsoft Insight</a> prevedeva un pomeriggio dedicato al campo delle <strong>NUI (Natural User Interfaces</strong>), che mi ha messo letteralmente KO: avete presente questo filmato?</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=8Ff7SzP4gfg">http://www.youtube.com/watch?v=8Ff7SzP4gfg</a></p>
<p>Ecco, se vi dicessi che molte di quelle cose le ho viste dal  vero, seppur a livello prototipale? Un po&#8217; e&#8217; la mia indole, certo, ma anche gli altri sono rimasti ampiamente a bocca aperta ed eravamo tutti concordi su una cosa: vederle in un video rende solo in piccola parte rispetto allo sperimentarle, toccarle con mano, interagirci!</p>
<p>Geniali i device con <strong>schermi tattili  posteriori</strong>: poter eseguire delle semplici gesture senza coprire lo  schermo principale e&#8217; utilissimo, seppur per esigenze di consultazione  dell&#8217;informazione piu&#8217; che di interazione con essa. Scrivanie fatte da  schermi, dove ogni superficie si adatta a compiti specifici in base al  contesto. <strong>Controller che si comandano con il palato o con gli occhi</strong>, mettendo in grado anche chi ha particolari problemi di poter fare operazioni complesse fino a prima impensabili per loro. E poi oggetti che massimizzano l&#8217;area interattiva, anche se device dual-screen ne <a title="Prototype dual-screened 2-in-1 Android smartpad from Imerj preview" href="http://www.engadget.com/2011/06/23/prototype-dual-screened-2-in-1-android-smartpad-from-imerj-previ/?a_dgi=aolshare_twitter" target="_blank">esistono gia&#8217; oggi</a>.</p>
<p>Ma la cosa che piu&#8217; mi ha colpito e&#8217; stata <strong>&#8220;Microsoft Home&#8221;, la casa del futuro</strong>.  Riporto giusto qualche scenario, difficile da rendere a parole: grazie ai tag  RFID nelle confezioni dei prodotti alimentari il sistema conosce cosa si  ha in casa, elabora per noi delle ricette ed un proiettore  miniaturizzato ci mostra direttamente sul tavolo della cucina le  alternative per la cena, con tanto di ricette passo passo per  preparare il piatto scelto, li&#8217;, di lato a noi che lo stiamo preparando, il tutto comandato vocalmente. Oppure le pareti della  camera dei ragazzi che non hanno decorazioni convenzionali, ma ci  pensano dei proiettori ad <strong>usare i muri come superfici di interazione</strong>, ed  un Kinect a <strong>leggere i nostri gesti</strong>: ecco allora che agitando le mani in aria possiamo scorrere sulla  parete la nostra lista di album preferiti e selezionare la playlist da ascoltare, controllare i social network mentre siamo  lunghi sul letto, spostare qua e la le foto che vogliamo vedere, materializzare un quadro che in realta&#8217; e&#8217; una webcam  verso posti lontani, in continuo aggiornamento. Ottimo <strong>connubio tra realta&#8217; e virtuale</strong>. E quando ho provato io a  chiedere al sistema di fare qualcosa, mi ha risposto che la mia voce  non era autorizzata. Il salone diventa il luogo per l&#8217;intrattenimento e le visite  interattive: grazie a Surface collegato con il televisore principale, ho compiuto la  piu&#8217; <strong>immersiva</strong> visita virtuale in un museo che mai avessi fatto:  interagire con gli elementi presenti, guardali intorno a me, avere  maggiori dettagli e collegamenti toccandoli, ruotandoli, spostandoli, combinandoli&#8230; Ecco <a title="Microsoft Home Photo Gallery" href="http://www.microsoft.com/presspass/presskits/mshome/ImageGallery.aspx" target="_blank">foto</a> e <a title="Microsoft Home Video" href="http://www.microsoft.com/presspass/presskits/mshome/VideoGallery.aspx" target="_blank">filmati</a> per capire meglio di cosa sto parlando, assieme al report di qualcuno che <a title="Microsoft Campus Tours - The Microsoft Home" href="http://channel9.msdn.com/Series/CampusTours/Microsoft-Campus-Tours-The-Microsoft-Home" target="_blank">ha fatto il nostro stesso giro</a>.</p>
<p><iframe style="height:288px;width:512px" src="http://channel9.msdn.com/Series/CampusTours/Microsoft-Campus-Tours-The-Microsoft-Home/player?w=512&#038;h=288" frameBorder="0" scrolling="no" ></iframe></p>
<p>Insomma, sparito ogni tipo di mouse,  <strong>si interagisce con il sistema mediante tocco, gesture e voce</strong>. Tre strade,  non a mutua esclusione, a cui ci dovremo abituare dato che il nostro  futuro di comunicazione con le macchine sara&#8217; basato su quelle. Principali tecnologie utilizzate: proiettori, anche miniaturizzati, superfici tattili e il Kinect a profusione, ben nascosti tra le pareti.</p>
<p><span id="more-1249"></span>Altra considerazione riguarda il fatto che tutto quello che ho visto aveva  <strong>interfacce specifiche allo scopo</strong>, non c&#8217;erano pattern  grafici comuni che poi ritrovavo in altri prodotti (per interderci, la barra dei menu&#8217;, la notification area, il menu&#8217; contestuale ecc). Era tutto  completamente focalizzato e ottimizzato per lo specifico task, pixel su pixel potrei azzardare, per otterene il massimo  dall&#8217;interazione con esso. Approccio importante, secondo me, che  conferma come, sempre piu&#8217; di ora, un buon programma non lo fa solo un  buon codice, ma anche lo studio di un buon percorso di UX e una buona  interfaccia. Insomma, per chi ancora non l&#8217;avesse capito, <strong>realizzare un  applicazione e&#8217; sempre di piu&#8217; un lavoro multidisciplinare e molto piu&#8217; complesso  di quello che puo&#8217; sembrare all&#8217;utente finale</strong>. Il mobile ce lo ha insegnato, dove i  limiti imposti dalla fisicita&#8217; della piattaforma hanno liberato la creativita&#8217; e hanno  portato finalmente alla morte dell&#8217;approccio: &#8220;Ehi programmatore, mi  serve questa nuova funzione, metti un bottone qui, tanto c&#8217;e&#8217; spazio,  oppure un nuovo menu&#8217; li sotto&#8221;. Ora, consapevolmente, dobbiamo evolvere e abbracciare questo approccio anche per il desktop e le &#8220;non-mobile, non-desktop, non-web&#8221; applicazioni.</p>
<p>Chiaro che senza <strong>potenti sistemi di elaborazione che agiscono dietro le quinte</strong>, cloud, dati centralizzati, sensori a profusione, tecnologie di elaborazione e predizione ancora sperimentali non si sarebbe riuscito ad ottenere niente di tutto quello che ho visto: la solita punta dell&#8217;iceberg percepita insomma, mentre sotto c&#8217;e&#8217; tanto altro con cui bisogna fare i conti.</p>
<p>Qualche <strong>dubbio</strong> rimane sul <strong>costo energetico e l&#8217;impatto ambientale</strong> (produzione, manutenzione e smaltimento) di tutti questi nuovi oggetti intelligenti.  Inoltre saremo immersi giorno e notte in reti wireless sempre piu&#8217;  presenti e massicce, sempre piu&#8217; sovraccariche di dati. Poi potremmo  anche parlare dei costi per averle: oggi con un po&#8217; di legno ti fai un  tavolino e avere un pc e una connessione a banda larga e&#8217; tutto quello  che serve per vivere la rivoluzione tecnologica (seppur con qualche  ristrettezza, ma senza grosse limitazioni). Domani, invece, <strong>non avere in  casa certe tecnologie</strong> potrebbe significare l&#8217;<strong>esclusione da determinati ambiti  di vita sociale</strong>. Gia&#8217; ora se i bambini non hanno almeno una  console in casa, difficilmente potranno invitare i loro amichetti di  classe a fare i compiti da loro.</p>
<p>Tempi per vedere realizzata la casa del futuro su larga scala? Beh, il tipo ci ha detto 5-10 anni: forse e&#8217; un range di tempo attendibile, forse e&#8217; un metanumero che significa &#8220;prima o poi&#8221;. In ogni caso, niente mi e&#8217; sembrato cosi&#8217; indispensabile, ma molto mi ha dato l&#8217;impressione di essere utile e piacevole. Insomma, provare per credere! ;)</p>
<p>Dedico il tap #clapclapmucche a Ilaria e Michele, loro sanno cosa significa&#8230;</p>
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		<title>Insight, conoscere Microsoft direttamente a casa sua</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 06:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io, Giovanni, Stefano, Guido, Roberto e la nostra guida Lorenzo: sei italiani invitati a vivere una settimana nel campus Microsoft a Redmon per il programma Insight, alla scoperta delle principali tecnologie, visioni e campi d&#8217;azione di questa azienda. Essere dentro e vedere con i proprio occhi offre tantissimo, mi ha arricchito con molti spunti interessanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/rainbowbreeze/5850592704/in/set-72157627000204252"><img class=" " style="margin: 2px 4px;" title="Il campus Microsoft a Redmond" src="http://farm6.static.flickr.com/5063/5850592704_e73372d14c.jpg" alt="Il campus Microsoft a Redmond" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il campus Microsoft a Redmond</p></div>
<p>Io, <a title="Giovanni Solone" href="http://gioxx.org/" target="_blank">Giovanni</a>, <a title="Stefano Mainardi" href="http://www.stefanomainardi.com/" target="_blank">Stefano</a>, <a title="Guido Arata" href="http://www.delfinsblog.it/" target="_blank">Guido</a>, <a title="Roberto Felter" href="http://blog.felter.it/" target="_blank">Roberto</a> e la nostra guida <a title="Lorenzo Barbieri" href="http://www.geniodelmale.info/" target="_blank">Lorenzo</a>: sei italiani invitati a vivere una settimana nel campus <strong>Microsoft</strong> a Redmon per il programma <strong>Insight</strong>, alla scoperta delle principali tecnologie, visioni e campi d&#8217;azione di questa azienda. <strong>Essere dentro e vedere con i proprio occhi</strong> offre tantissimo, mi ha arricchito con molti spunti interessanti sui quali non ho ancora smesso di riflettere a distanza di quasi due settimane. Difficile riassumerli, riportero&#8217; solo i piu&#8217; salienti.</p>
<p>Durante un&#8217;introduzione di Miha Kralj sui <strong>trend futuri a breve e medio periodo del mondo digitale e dell&#8217;infrastruttura tecnologica</strong> necessaria a mantenerlo, alcuni in particolare mi sono rimasti impressi: in primis, e sotto gli occhi di tutti ormai, l&#8217;uso della banda per la navigazione in mobilita&#8217; &#8220;is skyrocketing&#8221;, ovvero cresce sempre piu&#8217; velocemente. Questo portera&#8217; all&#8217;assegnazione di nuove frequenze fisiche e all&#8217;uso di diverse tipologie di reti in base al particolare uso (wifi, bluetooth, pan o altre nuove forme) per combattere l&#8217;offhauling. Il mobile browser e&#8217; stato definito il minimo comune multiplo delle caratteristiche dei device, mentre le applicazioni continueranno ad essere il solo modo per fare le cose native al 100%. Infine, prima o poi gli ISP tasseranno il servizio di bitpipe offerto a chi, con questo servizio, ci fa business. Ad esempio, facendo un acquisto su Amazon UK, l&#8217;ISP in UK del quale si sono sfruttate le linee ricevera&#8217; un &#8220;rimborso&#8221; da Amazon (sperando che poi questo non gonfi il prezzo finale del prodotto). E ho sentito parlare per la priva volta dello <a title="Zettabyte" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Zettabyte" target="_blank">Zettabyte</a>!</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 154px"><a href="http://www.flickr.com/photos/rainbowbreeze/5850781796/in/set-72157627000204252"><img class="  " style="margin: 2px 4px;" title="Jeff a la sua fantastica maglietta" src="http://farm6.static.flickr.com/5192/5850781796_f7374061eb_m.jpg" alt="Jeff a la sua fantastica maglietta" width="144" height="192" /></a><p class="wp-caption-text">Fantastica maglietta Jeff!</p></div>
<p>Gli incontri sulla <strong>NUI (Natural User Interface)</strong> mi hanno letteralmente steso, tanto da meritare un <a title="Le NUI secondo Microsoft, uno sguardo agli ambienti interattivi del futuro" href="http://www.rainbowbreeze.it/le-nui-secondo-microsoft-uno-sguardo-agli-ambienti-interattivi-del-futuro/">post a parte</a>. Imperdibile se siete appassionati di UX, nuove forme di interazione uomo macchina e della casa del futuro. Riassunto: Kinect-like ovunque, pareti e superfici come tavolozze che micro proiettori dipingono di volta in volta in base al contesto e alle nostre azioni, interfacce specializzate sui task da eseguire. E Microsoft che si conferma come una realta&#8217; capace di fare moooolta ricerca di lungo periodo dietro le quinte, inseguendo idee che, immaginate dieci anni fa sembravano pazzia, mentre invece oggi hanno saputo creare innovazione.</p>
<p>Se non avete ancora mai visto l&#8217;<strong>interfaccia Metro</strong> presente in Windows Phone 7, e&#8217; meglio iniziare a <a title="Metro Design Language of Windows Phone 7" href="http://www.microsoft.com/design/toolbox/tutorials/windows-phone-7/metro/" target="_blank">colmare questa lacuna</a>: sara&#8217; infatti il nuovo vestito con cui si presenteranno quasi tutti i futuri prodotti consumer di Microsoft, XBox e Windows 8 compresi. Uno shift da un paradima iconografico a quello infografico. Anche in questo caso, un progetto con una lunga ottica e iniziato tanto tempo fa, di cui un po&#8217; alla volta si iniziano a vedere gli effetti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-1245"></span></p>
<div id="attachment_1250" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-1250" style="margin: 2px 4px;" title="Open Source and Microsoft" src="http://www.rainbowbreeze.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/opensourceandmicrosoft.jpg" alt="Open Source and Microsoft" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Open Source and Microsoft</p></div>
<p>E se dieci anni fa Steve Ballmer definiva Linux ed il free software <a title="Ballmer: “Linux is a cancer”" href="http://www.theregister.co.uk/2001/06/02/ballmer_linux_is_a_cancer/" target="_blank">come un cancro</a>, e&#8217; stato piacevole constatare come oggi Microsoft abbia cambiato rotta, preferendo <strong>interoperabilita&#8217; ed apertura</strong> con altri attori del mondo informatico. Certo, non penso sia stata un&#8217;illuminazione sulla via di Damasco: i governi sono i primi a pretendere standard aperti (e dai governi arrivano molti soldi), e far girare PHP assieme alle maggiori piattaforme di blogging e content management sui propri server Windows o sul proprio cloud Azure porta ad allargare il numero di potenziali clienti. Ho avuto il piacere di conoscere e confrontarmi con persone come <a title="Jas Sandhu on Twitter" href="http://twitter.com/jassand" target="_blank">Jas Sandhu</a>, evangelist per l&#8217;Open Source and Interop Strategy, e sono proprio contento che Microsoft abbia al suo interno figure cosi&#8217;. Con loro dentro mi e&#8217; tornata la speranza che ci sia spazio anche per un po&#8217; di &#8220;pensiero buono&#8221; su questi temi, non solo asettico calcolo per aumentare il profitto. E vi giuro che, parlando con lui, ho avuto la conferma che il mondo del free software e&#8217; pieno di geni e di visionari, ma al tempo stesso di caratteri quantomeno &#8220;difficili&#8221; da trattare. E che se non si sentono almeno tutte le campane di una situazione, e&#8217; inappropriato farsi un&#8217;opinione pensando che chi in passato ha agito secondo una direzione non condivisibile, lo stia facendo anche nel presente.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/rainbowbreeze/5850068407/in/set-72157627000204252"><img class=" " style="margin: 2px 4px;" title="SR71, uno scafo costruito attorno alla velocita'" src="http://farm6.static.flickr.com/5318/5850068407_a7136db09e.jpg" alt="SR71, uno scafo costruito attorno alla velocita'" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">SR71, uno scafo attorno all&#39;idea di velocita&#39;</p></div>
<p>Fuori dalle conferenze ho avuto modo di vedere dal vero un <a title="Lockheed SR-71 Blackbird" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lockheed_SR-71_Blackbird" target="_blank">SR-71 Blackbird</a>, un piccolo sogno che avevo fin da piccolo e che, inaspettatamente, si e&#8217; realizzato al Museo del Volo di Seattle. Poi l&#8217;<strong>esperienza</strong> di 3 giorni in un vero <strong>campus aziendale</strong>, quello di Microsoft, mi ha lasciato molte piacevoli sensazioni, ma anche qualche piccolo dubbio: un&#8217;ambiente di lavoro che trova spazio per momenti di condivisione sociale con campi sportivi, locali e spazi verdi dove andare anche con estranei all&#8217;azienda, l&#8217;orientamento al raggiungimento degli obiettivi rispetto al &#8220;tempo passato davanti alla scrivania&#8221; e quindi una grande flessibilita&#8217; di orari, la liberta&#8217; di muoversi, l&#8217;incentivo a confrontarsi con i colleghi su diverse tematiche durante il lavoro ed altre interessanti comportamenti che non fanno altro che giovare, a mio avviso, alla produttivita&#8217; complessiva dell&#8217;azienda. Il dubbio riguarda quanto poi questo ambiente cosi&#8217; piacevole ed immersivo non rischi di catturare e di non lasciare altro spazio se non quello &#8220;del lavoro e al lavoro&#8221;. Ma magari sono solo le preoccupazioni di una persona dall&#8217;altra parte di questa linea.</p>
<p>Infine, oltre ai compari di viaggio che hanno reso davvero divertente questo viaggio, come non citare <a title="Giorgio Sardo" href="http://blogs.msdn.com/b/giorgio/" target="_blank">Giorgio</a>, <a title="Vittorio" href="http://twitter.com/vibronet" target="_blank">Vittorio</a> ed <a title="Enzo Lombardo" href="http://aovestdipaperino.com/" target="_blank">Enzo</a>, che tra una birra e l&#8217;altra non ci hanno fatto mancare il sano affetto di chi e&#8217; un po&#8217; connazionale, un po&#8217; emigrato, oltre che a darci una prospettiva da &#8220;internals&#8221; sull&#8217;America, Washington, Microsoft.</p>
<p>Il motto del viaggio: &#8220;<em>A Redmond, finche&#8217; non senti il rumore della pioggia sul tetto, non preoccuparti del tempo se vuoi uscire</em>&#8220;. E il mio <a title="Microsoft Insight program" href="http://www.flickr.com/photos/rainbowbreeze/sets/72157627000204252/" target="_blank">album Flickr</a> ne sa qualcosa. C&#8217;e&#8217; n&#8217;e&#8217; <a title="MS Insight by Serge van Schie" href="http://cid-714ce4a1a0d1c36d.photos.live.com/browse.aspx/MS%20Insight" target="_blank">anche un altro</a> con scatti molti belli. Se avete dubbi o curiosita&#8217;, chiedete pure!</p>
<div id="_mcePaste" class="mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">
<h1><span id="name" class="n fn"> <span class="given-name">Jas</span> <span class="family-name">Sandhu</span> </span></h1>
</div>
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		<title>Qualche pensiero su Google+</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 14:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi ho potuto provare Google+, il nuovo servizio di social sharing del gigante di Mountain View. Non staro&#8217; qui a descriverlo, quest&#8217;ottima review e la lista dei video ufficiali lo fanno gia&#8217; perfettamente, ma volevo esprimere solo alcune mie considerazioni in proposito. Ottima la feature Hangouts, che permette di effettuare videochiamate multiple fino a 10 partecipanti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1247" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="googleplus" src="http://www.rainbowbreeze.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/googleplus.png" alt="" width="188" height="212" />Oggi ho potuto provare Google+, il nuovo servizio di social sharing del gigante di Mountain View. Non staro&#8217; qui a descriverlo, <a title="Google’s Facebook Competitor, The Google+ Social Network, Finally Arrives" href="http://searchengineland.com/googles-facebook-competitor-the-google-social-network-finally-arrives-83401a" target="_blank">quest&#8217;ottima review</a> e la <a title="Google launches all out social networking assault with Google+ (video)" href="http://www.engadget.com/2011/06/28/google-launches-all-out-social-networking-assault-with-google/?a_dgi=aolshare_twitter" target="_blank">lista dei video ufficiali</a> lo fanno gia&#8217; perfettamente, ma volevo esprimere solo alcune mie considerazioni in proposito.</p>
<p>Ottima la feature <strong>Hangouts</strong>, che permette di effettuare videochiamate multiple fino a 10 partecipanti. Anche se viene presentato come uno strumento per del &#8220;chiacchiericcio&#8221; con gli amici, lo vedo molto utile anche per riunioni di lavoro ed altre occasioni dove vedere l&#8217;altro (o quello che inquadra l&#8217;altro) torna molto utile. Ricordo che in una delle aziende dove lavoravo precedentemente, ad esempio, avevamo installato un tool di videochiamata (Skype&amp;co ancora non l&#8217;avevano) per far vedere al responsabile di produzione la qualita&#8217; delle tomaie dei primi campioni prodotti nelle officine all&#8217;estero, in modo che questo potesse esaminarle e correggere eventuali errori! Comunque, appena avro&#8217; 4-5 persone con cui provarla, aggiornero&#8217; il post con le mie impressioni live.</p>
<p>L&#8217;<strong>Instant Upload</strong> del client di Google+ per <strong>Android</strong> (e sembra presto anche per altri sistemi operativi per mobile) permette di avere una copia costante delle foto e dei video fatti con il device nel cloud di Google. Non solo a scopo di condivisione, ma anche di salvataggio. L&#8217;evoluzione di paradigma e&#8217; notevole: il mobile diventa un&#8217;appendice da portare sempre con noi con cui popolare di informazioni il <em>cloud</em>, per poi interagire con esse direttamente dalla nuvola. In Funambol <a title="Funambol Media Hub" href="http://www.funambol.com/solutions/" target="_blank">abbiamo realizzato gia&#8217; da qualche settimana la stessa cosa</a>, cross device. Apple l&#8217;ha annunciata con il suo iCloud e ci scommetto che molti altri player stanno gia&#8217; studiando da tempo questa strada nei loro laboratori.</p>
<p>Bello il concetto dei <strong>Circles</strong>, e di tutte le attivita&#8217; che girano intorno ad essi. Segno che ormai la condivisione della nostra vita sociale viene fatta selettivamente, e non piu&#8217; broadcast come su altri social network (Twitter in primis, e Facebook a seguire pur potendo impostare delle limitazioni).</p>
<p>Proprio questa impostazione a Circles evidenzia un altro cambio di prospettiva: non sono io a pubblicare per poi sperare che qualcuno, diventando mio amico, si interessi a cio&#8217; che ho da dire, ma bensi&#8217; sono io che <strong>notifico push</strong> i membri dei Circles con cui condivido l&#8217;informazione. I destinatari possono &#8220;mutarmi&#8221;, ma non devono essere loro in primis ad interessarsi a cio&#8217; che ho da dire, non devono essere miei amici per ascoltarmi, <strong>sono avvertiti direttamente da me</strong>. Oltre ai contatti Google+, ad un Circle posso aggiungere anche email (mi ricorda molto la funzione di amico immaginario di FriendFeed). Chissa&#8217; che belle prospettive di mass spamming che ci aspettano ;)</p>
<p><span id="more-1246"></span></p>
<p>Mi sa che prima o poi Buzz, Places, Latitude ed altri servizi Google verranno tutti assorbiti dentro Google+, ammesso che ci sia una visione unitaria dentro l&#8217;azienda su questi temi. Non mi stupirei che gruppi diversi di ingegneri lavorino a questi progetti separatamente e senza un obiettivo a medio-lungo termine condiviso.</p>
<p>Infine, <a title="Google gave original Mac designer free rein on new Google+ UI" href="http://www.appleinsider.com/articles/11/06/28/google_gave_original_mac_designer_free_rein_on_new_google_ui.html" target="_blank">una nota di curiosita&#8217;</a> a proposito dell&#8217;interfaccia del servizio che si discosta dal solito aspetto spartano e &#8220;nerd-style&#8221; dei prodotti Google, stavolta piena di animazioni e &#8220;smooth panels&#8221;. A me diverte troppo quella di cancellazione di un Circle :)</p>
<p>Vi dico subito che, per ora, non ho ancora trovato il modo di invitare nuove persone. Se lo scopriro&#8217;, ve lo faro&#8217; sapere.</p>
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		<title>Livelli di logging e consigli per usarli</title>
		<link>http://www.rainbowbreeze.it/livelli-di-logging-e-consigli-per-usarli/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 09:31:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non tutti sono soliti loggare cosa sta succedendo durante l&#8217;esecuzione di un&#8217;applicazione. E questo e&#8217; il MALE, c&#8217;e&#8217; poco da dire! Altri invece, pur loggando, non sanno mai quando loggare come trace, debug, info oppure warning, e spesso si ritrovano ad usare uno solo di questi valori, assieme al canonico error per segnalare l&#8217;accadimento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non tutti sono soliti loggare cosa sta succedendo durante l&#8217;esecuzione di un&#8217;applicazione. E questo e&#8217; il MALE, c&#8217;e&#8217; poco da dire! Altri invece, pur loggando, non sanno mai quando loggare come trace, debug, info oppure warning, e spesso si ritrovano ad usare uno solo di questi valori, assieme al canonico error per segnalare l&#8217;accadimento di disastri.</p>
<p>Ho trovato su <a title="10 Tips for Proper Application Logging" href="http://www.javacodegeeks.com/2011/01/10-tips-proper-application-logging.html" target="_blank">questo post</a> una guida che puo&#8217; aiutare a decidere &#8220;dove va cosa&#8221;:</p>
<p><strong>ERROR</strong>: something terribly wrong had happened, that must be investigated immediately. No system can tolerate items logged on this level. Example: NPE, database unavailable, mission critical use case cannot be continued.</p>
<p><strong>WARN</strong>: the process might be continued, but take extra caution. Actually I always wanted to have two levels here: one for obvious problems where work-around exists (for example: &#8220;Current data unavailable, using cached values&#8221;) and second (name it: ATTENTION) for potential problems and suggestions. Example: &#8220;Application running in development mode&#8221; or &#8220;Administration console is not secured with a password&#8221;. The application can tolerate warning messages, but they should always be justified and examined.</p>
<p><strong>INFO</strong>: Important business process has finished. In ideal world, administrator or advanced user should be able to understand INFO messages and quickly find out what the application is doing. For example if an application is all about booking airplane tickets, there should be only one INFO statement per each ticket saying &#8220;[Who] booked ticket from [Where] to [Where]&#8220;. Other definition of INFO message: each action that changes the state of the application significantly (database update, external system request).<br />
<span id="more-1243"></span><strong>DEBUG</strong>: Developers stuff. I will discuss later what sort of information deserves to be logged.</p>
<p><strong>TRACE</strong>: Very detailed information, intended only for development. You might keep trace messages for a short period of time after deployment on production environment, but treat these log statements as temporary, that should or might be turned-off eventually. The distinction between DEBUG and TRACE is the most difficult, but if you put logging statement and remove it after the feature has been developed and tested, it should probably be on TRACE level.</p>
<p>Concludo dicendo che piu&#8217; di una volta mi e capitato di constatare che l&#8217;<strong>analisi di log ben scritti puo&#8217; davvero fare la differenza  in termini di tempo impiegato per riprodurre, capire e risolvere un  problema</strong>.</p>
<p>Se poi i <a title="Modifying the Android logcat stream for full-color debugging" href="http://jsharkey.org/blog/2009/04/22/modifying-the-android-logcat-stream-for-full-color-debugging/" target="_blank">log per Android sono colorati</a>, esaminarli e&#8217; ancora piu&#8217; facile! ;)</p>
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		<title>Organizzare Hackathon in Italia, qualche considerazione</title>
		<link>http://www.rainbowbreeze.it/organizzare-hackathon-in-italia-qualche-considerazione/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 15:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver partecipato a diversi hackathon in giro per l&#8217;Europa, aver preso parte all&#8217;HackItaly a Milano lo scorso Febbraio ed essermi messo in gioco in prima linea organizzando quello della WhyMCA Mobile Conference del 21 Maggio, ecco qualche mia personale considerazione. In Italia gli hackathon non sono ancora cosi&#8217; diffusi come in altri paesi d&#8217;Europa/America. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver partecipato a diversi hackathon in giro per l&#8217;Europa, aver preso parte all&#8217;<a title="HackItaly" href="http://hackitaly.org/" target="_blank">HackItaly</a> a Milano lo scorso Febbraio ed essermi messo in gioco in prima linea organizzando quello <a title="Mobile Hackathon WhyMCA" href="http://www.whymca.org/evento/whymca-hackathon-maggio-2011" target="_blank">della WhyMCA Mobile Conference del 21 Maggio</a>, ecco qualche mia personale considerazione.</p>
<ul>
<li>In <strong>Italia gli hackathon non sono ancora cosi&#8217; diffusi</strong> come in altri paesi d&#8217;Europa/America. E&#8217; un format ancora sperimentale e sono pochi i &#8220;ricettivi&#8221; nei confronti di queste iniziative. Per fortuna i partecipanti sono tutti parecchie spanne avanti rispetto alla media, quindi la qualita&#8217; dei presenti e&#8217; gia&#8217; di per se&#8217; una buona garanzia della riuscita dell&#8217;evento.</li>
<li>In altri paesi e&#8217; usuale fare hackathon che vanno dal tardo pomeriggio del venerdi&#8217; alla mattina del giorno seguente, o addirittura durante tutto il weekend. In Italia non penso ci sia ancora la cultura per farlo. La data ideale per beccare anche programmatori senior e&#8217; quella quindi del <strong>sabato, dalla mattina alla sera</strong>. Un&#8217;oretta per scaldare i motori e presentare le API, 9-10 ore per realizzare gli hack e 3 minuti ad ogni team per presentare quanto realizzato (consideratene almeno 6 reali tra cambi di scena, collegamento cavi, imprevisti vari)</li>
<li>Nella presentazione delle API, sopratutto se queste trattano temi d&#8217;avanguardia, e&#8217; meglio <strong>fare qualche esempio</strong> di applicazione &#8220;entusiasmante&#8221; che sia da stimolo ai partecipanti. Il rischio e&#8217; che non venga percepito il valore innovativo oppure non si riescano ad immaginare scenari d&#8217;uso da realizzare durante l&#8217;hackathon.</li>
<li><strong>I premi</strong> messi in palio <strong>contano</strong>, eccome se contano. Possono essere di qualunque natura, non necessariamente legati al prodotto presentato, l&#8217;importante e&#8217; che abbiano il loro appeal per i partecipanti. Ho sentito team che sceglievano alcune tecnologie piuttosto di altre solo perche&#8217; i premi in palio erano piu&#8217; interessanti, anche se sapevo di aver piu&#8217; partecipanti a contendersi la vittoria. Buoni spesa di qualunque tipo, viaggi, oggetti utili. Evitiamo pero&#8217; le nerdate: sono carine, ma un po&#8217; fine a se stesse.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Il luogo geografico ha la sua importanza</strong>. Trovare hacker su Milano o Roma e&#8217; piu&#8217; facile che trovarli ad Ancona (lo dico perche&#8217; un po&#8217; conosco l&#8217;ambiente di tutte e 3 le citta&#8217; indicate). All&#8217;HackItaly eravamo circa una dozzina di team, al WhyMCA sei hanno presentato le loro creazioni. Sotto i venticinque-trenta partecipanti si rischia di perdere un po&#8217; il senso della competizione, non fondamentale per un hackathon, ma comunque ben accetta.</li>
<li>Si possono organizzare con successo <strong>hackathon verticali</strong> (su un certo tipo di dispositivo come i tablet, oppure su uno specifico sistema operativo), hackathon <strong>orizzontali</strong> (tutte le api che parlano di musica, oppure di social reading, oppure di open data), oppure <strong>trasversali</strong> (tecnologie + vincoli di piattaforma, come la musica sul mobile, oppure gli opendata con drupal ecc)</li>
<li>Gli hackathon sono una grande <strong>occasione di innovazione</strong>, <strong>anche per i fornitori di API</strong> che vi partecipano, soprattutto se sono startup con prodotti in evoluzione. Nuove idee possono venire sia dagli hacker stessi, sia guardando come si stanno muovendo altri attori dello stesso settore. Anche Nokia, nel mobile hackathon WhyMCA, ha detto di aver imparato qualcosa di nuovo ;)</li>
<li><strong>Coinvolgimento</strong> massiccio. Evento dopo evento, si sta creando anche in Italia una base di <strong>partecipanti</strong>. <strong>Stuzzichiamoli</strong>, <strong>invitiamoli a portare un nuovo amico</strong>, facciamo che siano i nostri <strong>hub informativi</strong>. Non siamo ancora in quella fase dove le persone arrivano da sole, occorre invogliarle ed attirarle a se&#8217;. Poi magari, tra un paio d&#8217;anni, non ce ne sara&#8217; piu&#8217; bisogno.</li>
<li>Gli hackathon devono diventare (imperativo voluto) una grande <strong>occasione di raccolta e recluiting</strong> di persone e di idee.</li>
<li>Ci sarebbe da <strong>coinvolgere le universita&#8217;</strong> nell&#8217;organizzazione di questi eventi. Sarebbe qualcosa a costo praticamente zero per gli organizzatori e sarebbe un ottimo modo di mettere in contatto talenti in erba con chi e&#8217; interessato a loro. E sarebbe anche un modo per far avvicinare gli studenti al mondo reale, che ce n&#8217;e&#8217; proprio bisogno. Sono stufo di vedere conferenze in Italia con pochissimi studenti e tanti lavoratori. Ragazzi, svegliatevi: sono punti in piu&#8217; sul vostro CV, oltre che occasioni per capire veramente cosa c&#8217;e&#8217; qui fuori e dove stiamo andando!</li>
<li>Filmare, fotografare, condividere e <strong>diffondere</strong> il piu&#8217; possibile. C&#8217;e&#8217; bisogno di far percepire l&#8217;entusiasmo e la qualita&#8217; di questo tipo di &#8220;innovazione che viene dal basso&#8221;. Non lasciamola confinata e chiusa dentro una stanza. A meno di non essere dei veterani, le emozioni che si provano durante un hackathon sono uniche, non puoi capirle finche&#8217; non partecipi.</li>
<li>Piccola postilla personale: facciamo in modo che non ci sia niente di male se anche gli organizzatori partecipano: vi garantisco che non e&#8217; bello pensare un evento, raccontare il tuo entusiamo per l&#8217;iniziativa e contagiare chi di dovere, essere presente dal suo inizio alla fine e&#8230; e non poter scrivere codice da mettere in competizione con gli altri!</li>
</ul>
<p>Felice di sentire critiche/integrazioni da parte vostra.</p>
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		<title>The future of Media</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 07:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>

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		<description><![CDATA[Un interessante video di Chris Brogan sull&#8217;evoluzione dei media e quello che ci aspettera&#8217; nei prossimi anni. http://www.youtube.com/watch?v=lstgUrC0NBs Riassumendo: multitouch, mobile, bidirezionali, zeppi di rich-data e subscription-based. Si, sono abbastanza d&#8217;accordo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un interessante video di <a title="The Future of Media" href="http://www.chrisbrogan.com/futureofmedia/" target="_blank">Chris Brogan sull&#8217;evoluzione dei media</a> e quello che ci aspettera&#8217; nei prossimi anni.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=lstgUrC0NBs">http://www.youtube.com/watch?v=lstgUrC0NBs</a></p>
</p>
<p><span id="more-1237"></span>Riassumendo: multitouch, mobile, bidirezionali, zeppi di rich-data e subscription-based. Si, sono abbastanza d&#8217;accordo.</p>
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		<title>Nuovi contest Google, tutti banditi dall&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 07:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi e&#8217; capitato di notare che gli ultimi contest organizzati da Google includono l&#8217;Italia tra i paesi banditi dalla competizione. Nexus S Challenge Official Rules ELIGIBILITY: To be eligible to enter the Contest, you must be: (1) a legal resident of and physically located in either the 50 United States or the District of Columbia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1235" style="margin: 2px 4px; border: 0pt none;" title="googlenoitaly" src="http://www.rainbowbreeze.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/googlenoitaly.png" alt="" width="250" height="250" />Mi e&#8217; capitato di notare che gli ultimi contest organizzati da Google includono l&#8217;Italia tra i paesi banditi dalla competizione.</p>
<p><strong>Nexus S Challenge Official Rules</strong><br />
<em>ELIGIBILITY: To be eligible to enter the Contest, you must be: (1) a legal resident of and physically located in either the 50 United States or the District of Columbia, Canada (excluding the province of Quebec) or the United Kingdom;</em><br />
E vabbe&#8217;, qui non e&#8217; un gran male dato che sono molti i paesi esclusi, ma il concorso e&#8217; vecchio ormai.</p>
<p><strong>Nexus S Challenge 2 Official Rules<br />
</strong><em>To be eligible to enter the Contest, you must be: (1) a legal resident of and physically located in Australia, Austria, Belgium, Canada, Croatia, Czech Republic, France, Germany, Greece, Hong Kong, Ireland, Indonesia, Netherlands, Philippines, Russia, Singapore, Spain, South Korea, Switzerland, Taiwan, Thailand, the United Kingdom or the 50 United States and the District of Columbia.</em><br />
Nuovo giro del precedente concorso, ancora tra gli esclusi, nonostante la lista delle nazioni si sia allargata parecchio!</p>
<p><strong>Google Code Jam 2011</strong><br />
<em>The Contest is void in Quebec, Italy, Saudi Arabia and where               prohibited by law.</em><br />
E gia&#8217; qui la cosa si fa interessante: siamo a livello di Quebec e Arabia Saudita. Wow, che emozione!</p>
<p>Poi mi sono ricordato che questo problema ha radici gia&#8217; nel lontano 2007,  in occasione del primo <strong>Android Developer Challenge</strong></p>
<p><em>The Android Developer Challenge is open to individuals, teams of individuals, and business entities. While we seek to make the Challenge open worldwide, we cannot open the Challenge to residents of Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan, and Myanmar (Burma) because of U.S. laws. In addition, the Challenge is not open to residents of Italy or Quebec because of local restrictions.</em></p>
<p><span id="more-1234"></span>In quell&#8217;occasione la risposta al perche&#8217; fosse successa una cosa del genere <a title="Google Android Developer Challenge - but not for Italy (and Quebec)" href="http://weblogs.java.net/blog/fabriziogiudici/archive/2007/11/google_android.html" target="_blank">tento&#8217; di darla Fabrizio Giudici</a>. In sostanza, la nostra sempre limpida, chiara e semplice legge obbligava Google a depositare preventivamente da qualche parte 10 milioni di dollari, il premio totale del concorso, in modo tale da poter essere sicuri della sua disponibilita&#8217;.</p>
<p>Che sia stata la stessa burocrazia di 4 anni fa ad escluderci anche stavolta?</p>
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		<title>Cosa domandare all&#8217;azienda durante un colloquio di lavoro</title>
		<link>http://www.rainbowbreeze.it/cosa-domandare-allazienda-durante-un-colloquio-di-lavoro/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 07:44:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Technology]]></category>
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		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Arriva sempre, in un colloquio di lavoro, il momento in cui l&#8217;esaminatore chiede al candidato se ha qualche domanda da fare a proposito dell&#8217;azienda. Un momento fondamentale per approfondirne la conoscenza dato che, a meno di avere amici che gia&#8217; ci lavorano, e&#8217; difficile reperire in giro queste utilissime informazioni da &#8220;internals&#8221;, da cui potrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1231" title="Job Interview" src="http://www.rainbowbreeze.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/jobinterview.jpg" alt="Job Interview" width="250" height="186" />Arriva sempre, in un colloquio di lavoro, il momento in cui <strong>l&#8217;esaminatore chiede al candidato se ha qualche domanda da fare a proposito dell&#8217;azienda</strong>. Un momento fondamentale per approfondirne la conoscenza dato che, a meno di avere amici che gia&#8217; ci lavorano, e&#8217; difficile reperire in giro queste utilissime informazioni da &#8220;internals&#8221;, da cui potrebbe anche dipendere la vostra scelta finale.</p>
<p>Se si e&#8217; alle prime esperienze, spesso questo momento e&#8217; accompagnato da un completo vuoto mentale. Pessimo, questa inversione dei ruoli e&#8217; troppo importante per permettersi di sprecarla. Se volete <strong>lavorare nel campo dello sviluppo software</strong>, ecco <strong>alcuni spunti</strong> per non rimanere a bocca chiusa.</p>
<p>Un esempio semplice e rapido per iniziare a farsi un&#8217;idea puo&#8217; essera dato da <strong>una lista di domande pensate precedentemente</strong>, che definiscono alcune pratiche aziendali per noi importanti. La risposta non deve essere descrittiva, ma <strong>di tipo si/no</strong>. Ad ogni risposta affermativa si guadagna un punto, nessun nessun punto per quelle negative. Terminate le domande si sommano i punti ottenuti. Piu&#8217; questo totale sara&#8217; alto e piu&#8217; l&#8217;azienda sara&#8217; per noi desiderabile. Dodici utili punti con i quali partire sono contenuti in <a title="The Joel Test: 12 Steps to Better Code" href="http://www.joelonsoftware.com/articles/fog0000000043.html" target="_blank">The Joel Test: 12 Steps to Better Code</a>:</p>
<p>1. Do you use source control?<br />
2. Can you make a build in one step?<br />
3. Do you make daily builds?<br />
4. Do you have a bug database?<br />
5. Do you fix bugs before writing new code?<br />
6. Do you have an up-to-date schedule?<br />
7. Do you have a spec?<br />
8. Do programmers have quiet working conditions?<br />
9. Do you use the best tools money can buy?<br />
10. Do you have testers?<br />
11. Do new candidates write code during their interview?<br />
12. Do you do hallway usability testing?</p>
<p>Piu&#8217; il punteggio e&#8217; alto, piu&#8217; indichera&#8217; una propensione dell&#8217;azienda alla strutturazione del metodo di lavoro, un&#8217;attenzione alla qualita&#8217; del codice prodotto e all&#8217;adozione di un processo di gestione del ciclo di vita delle applicazioni articolato e completo sotto ogni aspetto. Se i punti ottenuti sono pochi, non passera&#8217; molto tempo prima di trovarsi a picchiare la testa per cercare di capire chi ha fatto una modifica che ha rotto l&#8217;applicazione, quando e&#8217; stata fatta, come mai non se ne e&#8217; mai accorto nessuno e perche&#8217; ora siete voi che dovete metterci una pezza. O a dovervi inventare strani e artigianali strumenti per mettere un po&#8217; di ordine delle miriade di release, backup, componenti da collegare tra loro senza sapere con precisione come fare, ma tentando, tentando, tentando&#8230; Ne vale la pena, soprattutto se gli straodinari non sono pagati?</p>
<p><span id="more-1225"></span>Altro punto che puo&#8217; valere la pena chiarire e&#8217; il modo in cui <strong>l&#8217;azienda fa le sue scelte strategiche sullo sviluppo del prodotto</strong> (ammesso che ne abbia uno proprio e che non lavori su richiesta dei clienti). Ci sono diversi approcci a questo tema: &#8220;e&#8217; il <strong>Capo/CDA</strong> che decide&#8221;, &#8220;abbiamo uno o piu&#8217; <strong>Product Owner</strong> che ci danno delle indicazioni&#8221;, &#8220;se ne parla <strong>assieme</strong>&#8220;, &#8220;dipende dal<strong> mercato</strong>&#8221; ecc. Consiglio la lettura di <a title="How Facebook Ships Code" href="http://framethink.wordpress.com/2011/01/17/how-facebook-ships-code/" target="_blank">come funzionano le cose in Facebook</a>, dove il terzo approccio sembra essere quello applicato.  Personalmente la quarta e&#8217; la risposta che meno mi convince, la  terza invece quella che piu&#8217; mi affascina dato che sentirsi parte attiva in un processo decisionale ha sempre il suo personale piacere.</p>
<p>Poi ci sono i <strong>fattori personali e soggettivi</strong> che fanno da ago della bilancia nella scelta di un posto di lavoro piuttosto che in un altro. Di sicuro sono tra gli argomenti da verificare durante il colloquio, perche&#8217; l&#8217;azienda puo&#8217; essere anche bellissima, ma se non ci sono compatibilita&#8217; su questi aspetti, sara&#8217; facile stufarsi presto o non andare d&#8217;accordo fin da subito. Il piu&#8217; ovvio e&#8217; il salario, <a title="Nine Things Developers Want More Than Money" href="http://www.softwarebyrob.com/2006/10/31/nine-things-developers-want-more-than-money/" target="_blank">ma ce ne potrebbero essere molti altri</a>: condizioni di lavoro, qualita&#8217; dell&#8217;ambiete sociale, possibilita&#8217; di misurarsi con tecnologie sempre nuove / approfondire le proprie conoscenze in un settore, lavori creativi / lavori ripetitivi, poter decidere cosa e come sviluppare / seguire delle direttive forti, poter fare carriera / dedicarsi liberamente allo sviluppo tutto il giorno, valori etici perseguiti dall&#8217;azienda e molte, molte altre. In genere al primo impiego questi aspetti sono ancora poco chiari, ma come insegna Schein con le sue <a title=" LE MOTIVAZIONI DI CARRIERA: UNO STRUMENTO DI INDAGINE" href="http://www.studio-am.it/web/NewFiles/tam_motivazioni.html" target="_blank">ancora di carriera</a>, un po&#8217; alla volta e dedicandoci attenzione, le nebbie si dissolveranno.</p>
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