Un’interessante estratto di una presentazione “Color for Dummies” che il miglior contesto di utilizzo per ogni colore:
Da considerare quando ci sara’ da fare la prossima presentazione.
Un’interessante estratto di una presentazione “Color for Dummies” che il miglior contesto di utilizzo per ogni colore:
Da considerare quando ci sara’ da fare la prossima presentazione.
Dopo poco che partecipi ed organizzi eventi ICT in Italia, dalla conference di piu’ giorni all’incontro informale, ti accorgi che ci sono periodi caldi dell’anno in cui ogni weekend, e non solo, e’ gia’ occupato da qualcosa e diventa quasi impossibile infilarci dentro un’altra iniziativa senza pistare i piedi a qualcuno.
Inoltre, in genere, passa sempre del tempo da quando gli organizzatori decidono la data di un evento a quando la rendono pubblica. Per questo ho creato un gruppo dove noi organizzatori possiamo liberamente dire: “vi dico in anteprima che tal giorno avevo intenzione di organizzare tal cosa”, in modo da evitare il piu’ possibile soprapposizioni di date e non impazzire per controllare 100 siti per capire se in quella data c’e’ gia’ qualcosa in programma.
Oltre a questo primo obiettivo, il gruppo potrebbe tornare comodo per condividere risorse logistiche e dritte varie, sempre utili a noi organizzatori: il contatto per accedere a tal posto, il nome di quello speaker, un’anteprima su dei temi che si andranno a trattare in modo da non fare la stessa cosa e magari favorire lo scambio di sinergie, ecc.
Insomma, una mailing list dedicata a noi addetti ai lavori, che ci conosciamo quasi tutti almeno di nome, ma spesso dialoghiamo e scambiamo opinioni solo quando ci incontriamo alle cose che facciamo ;)
Poche regole quindi, almeno all’inizio:
-postare le date degli eventi che si andranno ad organizzare, possibilmente in anteprima (tanto il gruppo non e’ pubblico)
-prima richiesta di aiuto o collaborazione per organizzare qualcosa (richiesta contatti, luoghi, argomenti)
-non usare il gruppo come piazza pubblica di discussione, ma preferire il contatto pvt con gli altri organizzatori
-se conosci un altro organizzatore e vuoi invitarlo, fai pure!
Bene, proviamo e vediamo cosa esce fuori. Questo e’ l’indirizzo del gruppo. Al momento dell’iscrizione, dite anche brevemente chi siete e come mai volete essere iscritti. L’appartenenza non si nega a nessuno, cosiccome l’educazione di chi saluta ;)
Hackathon: maratone di coding dove la passione si mischia alla creativita’, la stanchezza fisica e mentale alla gioia di veder nascere, riga dopo riga, qualcosa che spesso e’ un incredibile prototipo neanche lontanamente immaginato solo qualche ora prima. Oltre ad organizzarne con il WhyMCA, mi piace anche parteciparci. Di seguito la mia personalissima “Hackmission, a crazy developer history”.
OverTheAir Settembre 2008
Primo hackathon a cui abbia mai partecipato, mi e’ sempre rimasto nel cuore. Londra, in notturna, dentro una struttura universitaria, quando il Nokia N95 era ancora il top della gamma. Assieme a Robert, conosciuto sul posto, realizzammo S.N.O.B – Social Network Open Butler, un’applicazione per Windows Mobile in grado di prendere gli avatar di Twitter e di Facebook (che a quel tempo erano ancora accedibili pubblicamente e anonimamente) e associarli ai contatti della propria rubrica. Robert si occupo’ del webservice PHP che tirava fuori l’immagine in base al nome del contatto che il mio client gli passava, io del client per Windows Mobile, appunto, che verificava tutti i nomi della rubrica, faceva una ricerca dei loro avatar e proponeva se associarli o meno al contatto. Vincemmo nella categoria “Most practical / ready for market”, assieme ad uno smartphone Sony Ericsson in palio.
OverTheAir Settembre 2009
Ad un anno esatto dal primo, sempre a Londra e sempre in notturna. Assieme a Stefano e Robert creammo S.A.Y – Something Around You. Un’applicazione per Android che, in base alla posizione corrente, capiva i luoghi limitrofi grazie all’uso di Yahoo Query Language, interrogava Flickr per ottenere foto riguardandi quei luoghi e, alla fine, le visualizzava in realta’ aumentata sfruttando le API di Wikitude. Era anche in grado di ottenere informazioni sugli spettacoli cinematografici circostanti, con tanto di locandina del film, breve descrizione e orari. A Stefano e a Robert la realizzazione dei webservice che ottenere i dati, a me quello del cliente Android per realizzarli. Primi nella categoria “Best use of Yahoo APIs“, ci riportammo a casa una macchina del caffe’ Nespresso.
HackItaly Febbraio 2011
Dopo un anno di assenza forzata dall’OTA, finalmente anche il panorama italiano si era aperto agli hackathon. Cosi, improvvisando in mattinata un team assieme a Magnum e Sammy, abbiamo dato vita a Contestr. L’idea con cui ero partito il giorno prima era quella di realizzare un servizio che permettesse di gestire gare di snowboard tra rider: ti iscrivevi ad un contest e poi giravi sulle piste, accumulando punti in base alla velocita’ raggiunta, chilometri percorsi, trick eseguiti (letti in grazie a giroscopio ed accelerometro). Alla fine della giornata avevamo messo in piedi un sito per organizzare caccie al tesoro in giro per la citta, con prove composte dal checkin in certi luoghi, prove a tempo di corsa e i punti fatti venivano raccolti e trasformati in digital goods grazie a Beintoo. Magnum e Sammy hanno curato il backend in ROR e io invece ho realizzato il client Android. Vittoria come miglior uso delle API di Beintoo e per quelle di Nokia Maps, con un bottino composto da un viaggio in una capitale europea, un Nokia N7 e hosting gratuito su Top-ix per un anno. Estratto a sorte tra noi tre, il viaggio e’ toccato a me.
HackItaly Settembre 2011
Per questo secondo appuntamento sono riuscito a coinvolgere Paolo e Mauro. Nonostante le poche API a disposizione tra cui scegliere, abbiamo partorito Kinect Says, versione aumentata del gioco Simon Says: dall’iPad/iPhone si schiacciavano una sequenza di tasti colorati su una griglia 3×3, accompagnati da una musica riprodotta in streaming grazie alle API di Play.me. Questi tasti premuti venivano salvati sul backend e letti da un’applicazione Windows WPF che, avviata la partita, li riproduceva su una griglia a schermo e, grazie al Kinect SDK, controllava se il giocatore riusciva a “colpirli”, muovendo le braccia nella loro direzione prima che questi scomparissero. sostituiti dal nuovo riquadro da colpire. Sul device del primo giocatore, inoltre, venivano mostrate le mosse giuste e quelle mancate dell’avversario, visto che il match poteva anche essere giocato in contemporanea. Sembra una roba tranquilla, ma vi assicuro che alla fine era una sequenza molto frenetica. A Paolo e’ toccata la realizzazione del client iOS, a Mauro quella del backend in PHP e io ho fatto l’applicazione WPF che parlava col Kinect. Oltre ad un divertimento spropositato, ci siamo portati a casa una XBox 360, come premio per la categoria delle API Kinect.
OverTheAir Settembre 2011
Partiti in sordina, io, Paolo e Andrea ci siamo trovati seduti in un prato sopra alle nostre beanbag, bevendo birra e ammirando le stelle (si, una notte inglese atipicamente calda e serena), e abbiamo partorito l’idea di Hack-The-Mansion, grazie anche allo zampino creativo di Andrea che ci ha fatto compagnia durante il birrastorming. Lanciati nell’impresa, alle 15 del giorno dopo era pronto un gioco per Android che si ispirava al Monopoli, ma molto piu’ articolato. I giocatori dovevano leggere dei QR-Code attaccati sui luogi del campo da gioco (idealmente alberghi o monumenti o altro). Se quel luogo non era stato ancora prenotato da nessuno, c’era l’opzione di prenotarlo per un numero variabile di turni. Se lo era stato, si doveva pagare al proprietario una “tassa di soggiorno” per la durata del turno. Questi flussi di ota-coin componevano il punteggio dei giocatori, che poteva essere incrementato acquistando nuovi ota-coin tramite le Mobile Payment Libraries di Paypal, oppure rispondendo correttamente a delle domande riguardanti il luogo dove si era, generate dal backend che interrogava dei dataset OpenData, come quelli sulla densita’ di popolazione, il numero di abitanti ed altro. A me il client Android, a Paolo e Andrea il backend in ROR. Devo dire di non aver mai scritto tanto codice in un solo hackathon, ma ne e’ valsa la pena: abbiamo vinto il premio come “Best Android Application” e quello come “Best Game”, per un totale di 3 libri, 2 Sony Ericsson Xperia Xplay e ben 3 Nexus S. Insomma, non sapevamo piu’ dove metterli nel bagaglio di ritorno a casa.
Considerazione di fondo. Partecipo agli hackathon sopratutto per divertirmi e per mettere alla prova le mie capacita’. Poi certo, vincere non dispiace mai, ma l’emozione di creare qualcosa che non e’ la solita applicazione che fai al lavoro, dove sacrifichi senza problemi stabilita’ per funzionalita’, dove provi a fare cose cosi’ avveneristiche che magari riutilizzerai tra un anno di tempo, dove scopri quanto e’ bello e ricco il mondo dei mashup tra librerie ed API… Beh, e’ questo il vero premio per 9 o piu’ ore di stress mentale, o per la notte passata in bianco. Ma ne valgono tutte la pena, minuto per minuto. Ci vediamo al prossimo hackathon!
Nelle ultime settimane mi saranno arrivate almeno 3-4 richieste del tipo “L’azienda XXX dove lavoro sta cercando degli sviluppatori per Android/iPhone/iPad/altro da assumere o a cui commissionare dei lavori da freelance. Sai darmi qualche nome o qualche posto dove guardare?”. Inoltre, capita che venga contattato su LinkedIn da diversi headhunter che cercano sviluppatori, sempre per mobile.
Questi fatti mi portano a fare diverse considerazioni:
Il fatto che sia un appassionato di hackathon e’ cosa risaputa. Che pero’ a Settembre ce ne saranno ben due a cui partecipero’, e’ una piacevole novita’ anche per me.
HackItaly, 17 Settembre, Milano. Max Ciociola e Stefano Bernardi tornano (stavolta sembra per davvero) con il secondo hackathon organizzato da HackItaly. Abbastanza generalista, probabilmente incentrato su API per la musica e altri servizi simili. Non c’e’ vincolo di piattaforma o di tecnologia, anche se a quello precedente ho visto molte creazioni web, e qualcosa per mobile.
OverTheAir, 30 Settembre e 1 Ottobre, Londra. Appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati del mobile, caratterizzato dall’hackathon notturno, tra venerdi’ e sabato mattina, tutto incentrato su smarphone e tablet. Questa sara’ il terzo anno che mi vedra’ presente, ed ogni volta ho sempre avuto modo di “assaggiare” un uso fantastico delle tecnologie piu’ particolari: Android quando ancora era alle prime luci, LBS e caccie al tesoro via GPS quando ancora Foursquare non era nato, utilizzo di acceleromentri quando ancora l’n95 era uno dei pochi telefoni ad esserne equipaggiato. Insomma, vale la pena solo guardarsi lo showcase di applicazioni presentate per capire molti dei trending topic dei prossimi 1-2 anni.
Al solito, se potete partecipate e, se volete, facciamo qualcosa assieme. Io codero’ cose su Android, per il resto sono al vostro servizio! ;)
E non e’ detto che, come WhyMCA, non riproporremo anche noi qualcosa di simile intorno a Novembre-Dicembre.
Di ritorno dal mio ultimo viaggio in America non ho saputo resistere alla tentazione di comparmi un Kindle di Amazon (Kindle3, per la precisione). In questo post voglio riportare un po’ di esperimenti che ho fatto: lettura di PDF, conversione tra i vari formati di ebook disponibili, lettura di feed RSS , accesso al catalogo di Google Books ecc.
Piu’ contenuti per tutti
Acquistare libri dallo store di Amazon non e’ l’unico modo per ottenere dei contenuti da leggere sul Kindle. Basta infatti attaccarlo al PC e quest’ultimo lo vedra’ come un mass storage device (una pennetta usb). Copiando DOC, RTF, PDF, TXT, HTML ecc nella cartella documents, questi file verranno visti come normali libri e si potra’ iniziare la lettura una volta scollegato il Kindle dal PC.
Mandare per email contenuti al Kindle, originali o convertiti
Invece di copiare i file manualmente, e’ molto piu’ comodo usare il servizio di wireless delivery messo a disposizione da Amazon stessa. Basta inviare una mail con uno o piu’ allegati ad un particolare indirizzo di posta, scelto in fase di registrazione del Kindle con l’accont Amazon. I possessori di Kindle 3G possono usare kindleusername@kindle.com per ricevere subito il file ad un prezzo di $0,15 al mega, mentre se si e’ “solo” sotto copertura WiFi, basta spedire a kindleusername@free.kindle.com per ricevere il tutto senza pagare nulla. Occorre preventivamente registrare gli indirizzi di posta autorizzati a spedire contenuti al proprio device nelle impostazioni dell’account Amazon (Your Account – Manage Your Kindle – Personal Document Settings). Basta abilitarsi le email tra amici di letture, oppure creare un gruppo ed aggiungere l’indirizzo del gruppo tra quelli autorizzati, ed ecco ottenuta un’utile rete di scambio di contenuti interessanti e rilevanti! ;)
L’invio per email accetta i seguenti tipi di file: .doc, .rtf, .htm, .html, .txt, .zip, .z-zip, .mobi, .prc, .jpg, .gif, .png, .bmp.
Questa funzionalita’ offre, inoltre, un servizio di conversione on-the-fly: se nel testo dell’email e’ la parola Convert, l’allegato viene prima convertito in AZW e poi spedito al proprio dispositivo. Ottimo per i PDF che non vengono visti bene sullo schermo del Kindle, come spiegato in dettaglio appena sotto, oppure per le immagini, automaticamente ruotate.
PDF
Il Kindle3 puo’ leggere nativamente i PDF, anche se non effettua il reflow del documento e quindi, a volte, i caratteri sono troppo piccoli oppure bisogna scorrere e zoomare avanti ed indietro la pagina per leggerla. Per convertire i PDF in qualcosa di piu’ adatto e superare questi problemi ci sono diversi modi:
-usare il convertitore automatico della wireless delivery, ma in questo modo di perdono le eventuali immagini contenute nel PDF.
-usare software appositi come PDFRead, PDF2LRF o Auto Kindle eBook Converter, che prendono le pagine del PDF, le convertono in immagini e poi le ottimizzano in base al dispositivo di destinazione. In questo modo pero’, pur ottenendo degli ottimi risultati, si perdono annotazioni e ricerche di testo.
-usare Mobipocker Creator o Calibre per convertire il PDF e poi mandarlo al dispositivo, con risultati variabili e in base al tipo di file sorgente. Calibre e’ trattato in dettaglio piu’ sotto.
Convertire EPUB e tanti altri formati
Grazie a Calibre, un software multipiattaforma, si possono convertire libri in formato EPUB in formato Mobipocket (.PRC), leggibili nativamente sul Kindle. Calibre non e’ solo questo: permette di organizzare la propria libreria sul disco e sul device, legge e converte da e in molti formati (compresi i PDF), gestisce i metadata dei libri, invia i documenti direttamente al proprio device tramite la funzione di email vista prima, e’ un webserver per condividere contenuti e un sacco di altre opzioni. Assolutamente immancabile nell’arsenale del possessore di un Kindle, ormai io faccio tutto con questo programma, PDF compresi.
Leggere offline pagine HTML
Il Kindle ha un suo browser web, ma e’ usabile al massimo con un sito alla volta dato che non supporta piu’ tab. Se invece i link vengono salvati su Instapaper, possono essere convertiti e letti direttamente sul Kindle come un normale libro. Una volta entrati nel sito, nella sezione Download, basta cliccare sull’icona del Kindle ottenendo un file .mobi con il contenuto dei link impaginato ed ottimizzato per questo device. Una volta spedito via email grazie al metodo visto precedentemente, ecco che la rassegna HTML e’ pronta per una lettura offline.
Readability offre una funzione molto simile. Dopo aver installato l’apposito plugin disponibile per tutti i browser, permette di inviare al Kindle, tramite wireless delivery la pagina che si sta visitando, ripulita da tutti i fronzoli inutili (la mail da autorizzare e’ kindle@readability.com). Semplice, immediato e gratuito. Passando invece all’account a pagamento, vengono replicate le stesse funzioni di Instapaper.
Continue reading ‘Come convertire e leggere PDF, EPUB, RSS, e pagine HTML sul Kindle’ »
Di ritorno dal mio ultimo viaggio in America non ho saputo resistere alla tentazione di comparmi un Kindle di Amazon. Un Kindle3, per la precisione. Confermo la fondatezza di tutti i commenti che ho sentito sull’ottima leggibilita’ dello schermo, anche al mare, e sulla leggerezza del device. Inutile dire che tra i primi tentativi ci sono stati quelli per leggerci manga e comics, di cui sono appassionato.
I passi di base sono molto semplici: innanzitutto c’e’ da collegare il Kindle al pc e creare la cartella pictures (tutto minuscolo) allo stesso livello di documents, system ecc. Ogni sottocartella al suo interno sara’ vista dal Kindle come un libro. Quindi basta copiare in /pictures/Naruto546/ tutte le scan del numero 546 di Naruto per poterle sfogliare dal dispositivo. Occorre ricordarsi, nella Home del Kindle, di spingere i tasti Alt+z per visualizzare i nuovi fumetti, dopo aver scollegato il dispositivo dal pc.
Il Kindle 3 ha uno schermo di 600×800 e, in caso di immagini piu’ grandi, queste vengono ridimensionate, viene applicato il dithering e per quelle a colori c’e’ anche la conversione in toni di grigio. Operazioni che portano via 2-3 secondi di tempo per ogni immagine. Pagina dopo pagina, alla lunga questa cosa scoccia un po’, oltre che consumare batteria. Usare invece immagini gia’ ottimizzate rende il cambio di pagina quasi immediato.
Ovviamente esistono diversi software che effettuano questa conversione automaticamente, dai semplici script che utilizzano imagemagick o altri tool, estensioni per file manager, fino a programmi con interfaccia grafica. Riassumo pregi e difetti di quelli che ho provato.
Continue reading ‘Leggere manga, fumetti e comic su Kindle’ »
Il programma del Microsoft Insight prevedeva un pomeriggio dedicato al campo delle NUI (Natural User Interfaces), che mi ha messo letteralmente KO: avete presente questo filmato?
Ecco, se vi dicessi che molte di quelle cose le ho viste dal vero, seppur a livello prototipale? Un po’ e’ la mia indole, certo, ma anche gli altri sono rimasti ampiamente a bocca aperta ed eravamo tutti concordi su una cosa: vederle in un video rende solo in piccola parte rispetto allo sperimentarle, toccarle con mano, interagirci!
Geniali i device con schermi tattili posteriori: poter eseguire delle semplici gesture senza coprire lo schermo principale e’ utilissimo, seppur per esigenze di consultazione dell’informazione piu’ che di interazione con essa. Scrivanie fatte da schermi, dove ogni superficie si adatta a compiti specifici in base al contesto. Controller che si comandano con il palato o con gli occhi, mettendo in grado anche chi ha particolari problemi di poter fare operazioni complesse fino a prima impensabili per loro. E poi oggetti che massimizzano l’area interattiva, anche se device dual-screen ne esistono gia’ oggi.
Ma la cosa che piu’ mi ha colpito e’ stata “Microsoft Home”, la casa del futuro. Riporto giusto qualche scenario, difficile da rendere a parole: grazie ai tag RFID nelle confezioni dei prodotti alimentari il sistema conosce cosa si ha in casa, elabora per noi delle ricette ed un proiettore miniaturizzato ci mostra direttamente sul tavolo della cucina le alternative per la cena, con tanto di ricette passo passo per preparare il piatto scelto, li’, di lato a noi che lo stiamo preparando, il tutto comandato vocalmente. Oppure le pareti della camera dei ragazzi che non hanno decorazioni convenzionali, ma ci pensano dei proiettori ad usare i muri come superfici di interazione, ed un Kinect a leggere i nostri gesti: ecco allora che agitando le mani in aria possiamo scorrere sulla parete la nostra lista di album preferiti e selezionare la playlist da ascoltare, controllare i social network mentre siamo lunghi sul letto, spostare qua e la le foto che vogliamo vedere, materializzare un quadro che in realta’ e’ una webcam verso posti lontani, in continuo aggiornamento. Ottimo connubio tra realta’ e virtuale. E quando ho provato io a chiedere al sistema di fare qualcosa, mi ha risposto che la mia voce non era autorizzata. Il salone diventa il luogo per l’intrattenimento e le visite interattive: grazie a Surface collegato con il televisore principale, ho compiuto la piu’ immersiva visita virtuale in un museo che mai avessi fatto: interagire con gli elementi presenti, guardali intorno a me, avere maggiori dettagli e collegamenti toccandoli, ruotandoli, spostandoli, combinandoli… Ecco foto e filmati per capire meglio di cosa sto parlando, assieme al report di qualcuno che ha fatto il nostro stesso giro.
Insomma, sparito ogni tipo di mouse, si interagisce con il sistema mediante tocco, gesture e voce. Tre strade, non a mutua esclusione, a cui ci dovremo abituare dato che il nostro futuro di comunicazione con le macchine sara’ basato su quelle. Principali tecnologie utilizzate: proiettori, anche miniaturizzati, superfici tattili e il Kinect a profusione, ben nascosti tra le pareti.
Continue reading ‘Le NUI secondo Microsoft, uno sguardo agli ambienti interattivi del futuro’ »
Io, Giovanni, Stefano, Guido, Roberto e la nostra guida Lorenzo: sei italiani invitati a vivere una settimana nel campus Microsoft a Redmon per il programma Insight, alla scoperta delle principali tecnologie, visioni e campi d’azione di questa azienda. Essere dentro e vedere con i proprio occhi offre tantissimo, mi ha arricchito con molti spunti interessanti sui quali non ho ancora smesso di riflettere a distanza di quasi due settimane. Difficile riassumerli, riportero’ solo i piu’ salienti.
Durante un’introduzione di Miha Kralj sui trend futuri a breve e medio periodo del mondo digitale e dell’infrastruttura tecnologica necessaria a mantenerlo, alcuni in particolare mi sono rimasti impressi: in primis, e sotto gli occhi di tutti ormai, l’uso della banda per la navigazione in mobilita’ “is skyrocketing”, ovvero cresce sempre piu’ velocemente. Questo portera’ all’assegnazione di nuove frequenze fisiche e all’uso di diverse tipologie di reti in base al particolare uso (wifi, bluetooth, pan o altre nuove forme) per combattere l’offhauling. Il mobile browser e’ stato definito il minimo comune multiplo delle caratteristiche dei device, mentre le applicazioni continueranno ad essere il solo modo per fare le cose native al 100%. Infine, prima o poi gli ISP tasseranno il servizio di bitpipe offerto a chi, con questo servizio, ci fa business. Ad esempio, facendo un acquisto su Amazon UK, l’ISP in UK del quale si sono sfruttate le linee ricevera’ un “rimborso” da Amazon (sperando che poi questo non gonfi il prezzo finale del prodotto). E ho sentito parlare per la priva volta dello Zettabyte!
Gli incontri sulla NUI (Natural User Interface) mi hanno letteralmente steso, tanto da meritare un post a parte. Imperdibile se siete appassionati di UX, nuove forme di interazione uomo macchina e della casa del futuro. Riassunto: Kinect-like ovunque, pareti e superfici come tavolozze che micro proiettori dipingono di volta in volta in base al contesto e alle nostre azioni, interfacce specializzate sui task da eseguire. E Microsoft che si conferma come una realta’ capace di fare moooolta ricerca di lungo periodo dietro le quinte, inseguendo idee che, immaginate dieci anni fa sembravano pazzia, mentre invece oggi hanno saputo creare innovazione.
Se non avete ancora mai visto l’interfaccia Metro presente in Windows Phone 7, e’ meglio iniziare a colmare questa lacuna: sara’ infatti il nuovo vestito con cui si presenteranno quasi tutti i futuri prodotti consumer di Microsoft, XBox e Windows 8 compresi. Uno shift da un paradima iconografico a quello infografico. Anche in questo caso, un progetto con una lunga ottica e iniziato tanto tempo fa, di cui un po’ alla volta si iniziano a vedere gli effetti.
Continue reading ‘Insight, conoscere Microsoft direttamente a casa sua’ »
Oggi ho potuto provare Google+, il nuovo servizio di social sharing del gigante di Mountain View. Non staro’ qui a descriverlo, quest’ottima review e la lista dei video ufficiali lo fanno gia’ perfettamente, ma volevo esprimere solo alcune mie considerazioni in proposito.
Ottima la feature Hangouts, che permette di effettuare videochiamate multiple fino a 10 partecipanti. Anche se viene presentato come uno strumento per del “chiacchiericcio” con gli amici, lo vedo molto utile anche per riunioni di lavoro ed altre occasioni dove vedere l’altro (o quello che inquadra l’altro) torna molto utile. Ricordo che in una delle aziende dove lavoravo precedentemente, ad esempio, avevamo installato un tool di videochiamata (Skype&co ancora non l’avevano) per far vedere al responsabile di produzione la qualita’ delle tomaie dei primi campioni prodotti nelle officine all’estero, in modo che questo potesse esaminarle e correggere eventuali errori! Comunque, appena avro’ 4-5 persone con cui provarla, aggiornero’ il post con le mie impressioni live.
L’Instant Upload del client di Google+ per Android (e sembra presto anche per altri sistemi operativi per mobile) permette di avere una copia costante delle foto e dei video fatti con il device nel cloud di Google. Non solo a scopo di condivisione, ma anche di salvataggio. L’evoluzione di paradigma e’ notevole: il mobile diventa un’appendice da portare sempre con noi con cui popolare di informazioni il cloud, per poi interagire con esse direttamente dalla nuvola. In Funambol abbiamo realizzato gia’ da qualche settimana la stessa cosa, cross device. Apple l’ha annunciata con il suo iCloud e ci scommetto che molti altri player stanno gia’ studiando da tempo questa strada nei loro laboratori.
Bello il concetto dei Circles, e di tutte le attivita’ che girano intorno ad essi. Segno che ormai la condivisione della nostra vita sociale viene fatta selettivamente, e non piu’ broadcast come su altri social network (Twitter in primis, e Facebook a seguire pur potendo impostare delle limitazioni).
Proprio questa impostazione a Circles evidenzia un altro cambio di prospettiva: non sono io a pubblicare per poi sperare che qualcuno, diventando mio amico, si interessi a cio’ che ho da dire, ma bensi’ sono io che notifico push i membri dei Circles con cui condivido l’informazione. I destinatari possono “mutarmi”, ma non devono essere loro in primis ad interessarsi a cio’ che ho da dire, non devono essere miei amici per ascoltarmi, sono avvertiti direttamente da me. Oltre ai contatti Google+, ad un Circle posso aggiungere anche email (mi ricorda molto la funzione di amico immaginario di FriendFeed). Chissa’ che belle prospettive di mass spamming che ci aspettano ;)