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Archive of posts filed under the Linux category.

Ubuntu Touch su Galaxy Nexus, installazione e impressioni

Lock Screen

Lock Screen

Canonical ha annunciato una versione 1.0 del suo Ubuntu Touch per Ottobre, quindi perchè non provarla direttamente sul campo, per capire a che punto reale e’ lo sviluppo? Grazie quindi alla documentazione ufficiale, ho installato Ubuntu Touch su un Galaxy Nexus e ho iniziato a giocarci un po’.

 

Installazione

Il processo di installazione fila via liscio e senza intoppi (l’importanza di avere un bootloader sbloccato e’ sempre da apprezzare). La guida accompagna sia nell’installazione facile, con script che fa tutto da solo, sia nella “old way”, in cui prima si carica una recovery image tramite fastboot e poi, grazie a questa recovery, si carica il sistema.

Piccola nota, dato che avevo gia’ una recovery installata nel telefono (CWM): durante l’installazione mi e’ apparso il messaggio:
“ROM may flash stock recovery on boot. Fix? THIS CAN NOT BE UNDONE.”
Seguendo quanto detto qui, ho risposto no e sono andato avanti. Primo boot del sistema, emozione.

 

Configurazione di base del sistema

Ho subito fatto un bell’aggiornamento del sistema. Siccome sono un purista, mi sono collegato dal mio pc con adb shell e poi ho lanciato un classico
# apt-get update && apt-get dist-upgrade -y
Se non si vuole usare un pc, basta lanciare gli stessi comandi dall’app Terminal del device, preceduti da sudo (pwd phablet).

In teoria ci sono un paio di applicazioni per gestire l’aggioramento del sistema, System Settings -> Updates, oppure l’app updatemanager, ma in nessun caso mi hanno dato nuovi aggiornamenti presenti, mentre apt-get mi dava pletore di nuovi pacchetti. L’aggiornamento OTA e’ supportato, ma magari vengono rilasciati solo snapshot piu’ stabili del sistema, non so.

In System Settings -> Accounts ho inserito i miei account Twitter, Facebook e Google. Adesso Friends e’ in grado di mostrare il mio stream Twitter e Facebook, le foto possono essere condivise su Facebook direttamente dalla Gallery, ma purtroppo, se lancio l’app di Facebook o Twitter o Gmail, devo inserire nuovamente i miei dati nello schermo di login. Anche le notifiche di nuove email in Gmail non ci sono.

Manca ancora un’app per  sincronizzare i contatti del device con quelli di un qualunque servizio cloud. Per fortuna, grazie a SyncEvolution e con un po’ di sana riga di comando, e’ comunque possibile gestire la sicronizzazione per i servizi da questo supportati. Nel mio caso, avendo tutto nel cloud di Google, si e’ trattato di semplici passi. Dal terminale del dispositivo (o adb shell):
sudo apt-get install syncevolution
su – phablet
syncevolution –configure –sync-property “username=email@gmail.com” –sync-property “password=secret” Google_Contacts
syncevolution –sync one-way-from-server Google_Contacts addressbook
Purtroppo vengono importati 50 contatti alla volta, ma basta eseguire l’ultima riga piu’ e piu’ volte fino a quando tutti i contatti presenti sul server sono stati importati nel dispositivo. La modalita’ one-way-from-server copia i contatti dal cloud al vostro dispositivo, ma esiste anche un modo per tenerli sincronizzati bidirezionalmente. Personalmente, dato lo stato ancora sperimentale del tutto, ho deciso di eseguire sporadicamente una one-way-from-server, in modo da non rischiare di corrompere i dati nel cloud.

 

Installazione altre applicazioni e rifiniture varie

Si possono anche installare alcune applicazioni addizionali (non core) che sono presenti nel Collection PPA, seguendo la guida Ubuntu Touch apps. Sempre dal terminale del telefono digitare:
sudo add-apt-repository ppa:ubuntu-touch-coreapps-drivers/collection
sudo apt-get update
e poi installare le app desiderate, come ad esempio
sudo apt-get install xkcd-viewer

Risorse utili per rimanere aggiornati: la community ufficiale del progetto e alcuni blog come The Raving Rick, I me mine, Stephane Graber’s website, NotYetThere.org, Popey.com,

 

Impressioni finali

Il lavoro svolto dal team di Ubuntu Touch e’ fin qui monumentale. Se ripenso alle prime discussioni sull’interfaccia, alle core-app gia’ disponibili, alla velocita’ con cui il progetto si sta evolveno, non posso che stupirmi davanti a Canonical e alla community, per essersi imbarcata in un’impresa cosi’ complessa e per portarla avanti con cosi’ tanta energia e determinazione. Vi stimo davvero! Purtroppo pero’, dopo qualche giorno di utilizzo, penso che Ubuntu Touch non sia ancora un sistema operativo pronto per avere una versione 1.0 nel giro di un mese (e neanche 2 o 3, a dirla tutta).

Ci sono molte, troppe,  cose ancora da sistemare: innanzitutto la stabilita’ del sistema e’ una chimera: se lancio qualche app, inevitabilmente devo eseguire un reset dopo un po’ visto che mi si blocca tutto. Anche la responsivita’ dell’interfaccia e’ accettabile solo per poco tempo dopo il reset. Aspettiamo con ansia che il merge tra Mir e Unity 8 e altre sostanziose ottimizzazioni migliorino le cose. Tra l’altro lo sto provando su un Galaxy Nexus, quindi neanche l’ultimo dei terminali in quanto a performance. Di sicuro su un Nexus 4 andrebbe meglio, ma questo fuga ogni dubbio che Ubuntu Touch possa essere un sistema operativo per device low/mid-end, almeno allo stato attuale.

C’e’ poi il fattore delle applicazioni, cruciale per il successo di ogni sistema operativo: le core-app offerte sono carine, ma poche e lungi dall’essere complete e pienamente usabili.  Senza contare la mancanza di applicazioni complementari a quelle di sistema ad un mese dal lancio. Questi fattori, sempre secondo me, non rendono la piattaforma appetibile, forse, neanche ai geek piu’ smaliziati. Certo, tutti i siti web ottimizzati per mobile possono essere considerati “first class citizen” di Ubuntu Touch, ma ad oggi sono davvero pochi quei servizi che hanno un sito web performate e usabile al pari un’app nativa per Android, iOS o Windows Phone. Senza contare che, con questo paradigma, la fruzione del servizio offline deve essere gestita dal sito stesso, e sinceramente non so qual’e’ il livello di supporto offerto dal browser della piattaforma, o quanto in profondita’ sia affrontato questo scenario dalle specifiche HTML5.

In definitiva, ancora tifo per vedere Ubuntu Touch come sistema operativo sul mio secondo telefono (il primato va ad Android, inutile dirlo), ma ci riprovero’ tra qualche mese. Purtroppo all’oggi rischio addirittura di perdere le telefonate, dato un sistema cosi’ instabile (prove fatte, ve l’assicuro). Nonostante tutto, Go Canonical, go, io aspetto fiducioso ancora un po’!

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Ubuntu Phone sul mio Nexus 7

Ubuntu-PhoneLa tentazione di provare Ubuntu Phone era forte e, complice una serata libera, mi sono lanciato nell’impresa sfruttando il Nexus7 su cui stavo gia’ sperimentando Ubuntu per Nexus7. Istruzioni della wiki ufficiale alla mano, la procedura sembrava semplice e lineare.

Ho seguito i passi indicati, tutto liscio compreso il device unlock, ed e’ quindi toccato al successivo comando:
phablet-flash -b
che si e’ miseramente interrotto facendomi notare che nessun device era riconosciuto. Dal log di errore ho scoperto subito il problema: viene eseguito il comando adb, ma purtroppo il mio device aveva gia’ installata una Ubuntu per Nexus7, quindi per adb e’ come se non esistesse.

Ho dato un’occhiata allo script che viene lanciato per l’installazione, ovvero phablet-flash
type phablet-flash -> phablet-flash is /usr/bin/phablet-flash
gedit /usr/bin/phablet-flash

e ho visto  che adb viene lanciato all’inizio per fare il riconoscimento automatico del device. Scartabellando nel codice, ho trovato che e’ possibile saltare questa fase specificando il paramentro, -d o –device, seguito dal nome del tipo di device sul quale si vuole installare Ubuntu Phone. Dalla pagina della wiki ho visto che il Nexus7 corrisponde al codice “grouper”, e quindi stavolta ho lanciato:
phablet-flash -d grouper -b
Le cose sono andate un filino meglio, mi ha scaricato tutti i file necessari, ma appena finito il download e’ arrivato un nuovo errore “Error while excetuting adb shell df“. Male :(

Sempre esplorando lo script, ho notato che viene fatto un controllo per verificare se c’e’ abbastanza spazio sul device prima di copiarci i file necessari ad Ubuntu. Ho rimosso questo controllo commentando la linea validate_device(adb) e di nuovo lanciato:
phablet-flash -d grouper -b
Altro giro, altro errore: “Pushing /home/rainbowbreeze/Downloads/phablet-flash/95/quantal-preinstalled-phablet-armhf.zip to /sdcard/autodeploy.zip“.

Altro giro di analisi per scoprire che adb viene chiamato per copiare questo file nel device. Ho quindi modificato lo script commentando la riga push_for_autodeploy(adb, download_mgr.files[settings.ubuntu_image]), responsabile di questo errore, conscio pero’ del fatto che stavolta stavo tralasciando qualcosa di importante. Ho anche notato che nel metodo bootstrap, chiamato subito dopo, adb viene invocato nuovamente per riavviare il device in modalita’ bootloader.  Ho commentato anche la riga adb.reboot(bootloader=True) in questo metodo, ho riavviato a mano il device in modalita’ bootloader (volume up e down spinti mentre si preme il tasto power)  e ho e rilanciato nuovamente lo script:
phablet-flash -d grouper -b
Stavolta almeno lo script e’ riuscito ad installare una recovery ed ad avviarla (la buona vecchia ClockworkMod recovery). Ovviamente poi si e’ fermato tutto a causa del commento messo alla riga push_for_autodeploy ma, sorpresa, all’interno della CWM stavolta adb c’e’ e funziona!!!

Lasciando il dispositivo sulla CWM Recovery, ho decommentato le 2 righe che avevo appena commentato (push_for_autodeployadb.reboot) e lanciato nuovamente il comando:
phablet-flash -d grouper -b
Bingo, robottino verde che indica che una nuova immagine sta venendo flashata nel sistema. Ancora un po’ di attesa ma finalmente sono pronto a giocare un po’ con Ubuntu Phone…

E invece, ho solo ottenuto continui riavvii del dispositivo che non va mai oltre la scritta Google che compare appena acceso! #fail :(

Update 19/03: Siccome sono testardo, non mi sono arreso e ho deciso di fare tutte le cose pulite ripartendo da zero. Per questo ho scaricato la factory image di Android per il mio Nexus 7 (nakasi) e l’ho installata sul dispositivo (istruzioni qui, sezione Returning your Nexus 7 to stock Android). Una volta riavviato il disposito con Android, ho eseguito di nuovo la procedura per l’installazione di Ubuntu Phone e stavolta tutto e’ andato liscio. Comincia la sperimentazione! :)

Ubuntu su Nexus7, la mia esperienza

Un terminale e la tastiera virtuale

Dato il mio debole per il Nexus7 e per Ubuntu, ho dovuto provare ad installare questa distro sul tablet dopo che Canonical stessa ha rilasciato un’immagine ufficiale e delle istruzioni per farlo.

Preciso col dire che ho voluto provare tutto senza usare tastiera e/o mouse esterno. Installazione tendenzialmente indolore, tutto e’ filato abbastanza liscio fino alla fine. Ho solo dovuto resettare il device un paio di volte dato che non mi funzionava piu’ la tastiera virtuale durante la configurazione dell’utente. Ma una volta ripartito, anche il first-time setup e’ ripartito, permettendomi di completare tutta la configurazione.

Dopo qualche giro di aggiornamenti e un paio di altri riavvii forzati causa blocco dell’interfaccia grafica, riporto un po’ di impressioni.

E’ estremamente “nerd” avere una distro GNU/Linux come Ubuntu che gira sul tablet: tutto e’ disponibile come se fosse il tuo pc principale e le possibilita’, davvero, sono limitate solo dalla fantasia di chi lo usa. Nonostante questo, pero’, devo dire che il tutto e’ poco piu’ di un giochino di cui ci si stufa presto. Non che avessi altre aspettative dopo il post chiarificatore di Bacon, e con cui concordo su tutta la linea.

Il problema maggiore, per ora, e’ che l’interfaccia grafica si blocca spesso, le finestre rimangono li, la tastiera virtuale non funziona e l’unica cosa da fare e’ spegnere e riaccendere. Il sistema non e’ eccessivamente responsivo e occorre aspettare anche qualche secondo prima che appaia un’applicazione dopo il lancio. Senza un mouse e una tastiera esterni il sistema e’ difficile da utilizzare, ma se il terminale e’ il proprio amico, allora non ci saranno grosse difficolta’, se non quella di eseguire un po’ scomodamente le shortcut sulla tastiera virtuale.

Nonostante questo, pensare che sono installabili molti dei pacchetti disponibile sui repository Ubunto e che ci si piu’ collegare praticamente qualunque periferica USB mi fa venire in mente tante cose: un server DLNA domestico, una webcam USB con ZoneMinder ed ecco fatto un sistema di videosorveglianza a basso costo, si puo’ creare un server di praticamente qualunque servizio per la propria rete domestica, un hard disk esterno collegato via USB e Samba ed ecco pronto un file server dove fare backup e condividere materiale, potrebbe diventare un server torrent oppure donkey, hostare un intero sito web gestito da Apache e addirittura questo stesso blog. E ancora, devo capire cosa ci si possa utilizzare come device per fare pentest. E molto, molto altro.

Nei repo non ho ancora trovato applicazioni ottimizzare per un’interfaccia tablet, se ne avete notizia fatemi pure sapere e saro’ felice di provarle e scrivervi com’e’ andata.

Ubuntu for Android, la convergenza del tutto!

Finalmente un senso a questi processori sempre piu’ potenti. Finalmente un device che tra storage locali e dati nel cloud, connettivita’ always-on e context-aware, diventa un punto di aggregazione unico per la mia vita digitale. Finalmente un mediacenter che ha anche altre funzioni. Nonostante le cose ancora da migliorare, forse il primo tecnogadget per cui sento davvero la voglia metterci le mani sopra il prima possibile! Speriamo di vedere qualcosa al MWC.

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Ubuntu 10.10 Maverick con le ultime versioni di Thunderbird, Firefox, Libreoffice ecc

Purtroppo l’aggiornamento ad Ubunto 11.04 sul pc di casa e sul netbook mi ha lasciato con un po’ di amaro in bocca: ho notato diversi rallentamenti rispetto a prima e sono dovuto passare a Gnome3 perche’ con Unity le cose erano veramente ingestibili (parere personale, ovvio) e un po’ di pacchetti a me utili, tipo prism, erano stati eliminati. Sul notebook del lavoro ho quindi pensato bene di lasciare la 10.10 con Gnome 2, che va un gioiellino, senza pero’ rinunciare alle ultime versioni dei programmi che uso piu’ spesso.

Thunderbird 6: Mozilla mantiene un PPA con l’ultima versione di Thunderbird e Lightning, raggiungibile a questo indirizzo. Per installarlo, basta eseguire tre semplici comandi:
sudo add-apt-repository ppa:mozillateam/thunderbird-stable
sudo apt-get update
sudo apt-get upgrade
Piccolo tips: per ottenere in Thunderbird una visualizzazione simile a quella presente in GMail, installare l’addon Thunderbird Conversations.

Firefox 6: idem come sopra, anche se il consiglio e’ quello di verificare il supporto degli addon installati all’ultima versione del browser.
sudo add-apt-repository ppa:mozillateam/firefox-stable
sudo apt-get update
sudo apt-get upgrade
Nel PPA ci sono anche alcune celebri estensioni, come Adblock-plus, Flashblock ecc.

Chromium: se vi piace vivere “on the edge” si puo’ scegliere di aggiornare con la nightly build, oppure usare il PPA di seguito per l’ultima versione stabile.
sudo add-apt-repository ppa:chromium-daily/stable
sudo apt-get update
sudo apt-get install chromium-browser

Libreoffice 3.3.2: In Ubuntu 10.10 e’ ancora presente Openoffice.org. Per passare a Libreoffice, basta aggiungere l’apposito PPA e poi installare il pacchetto libreoffice, che rimpiazzera’, rimuovendolo, OpenOffice.org
sudo add-apt-repository ppa:libreoffice/ppa
sudo apt-get update
sudo apt-get install libreoffice libreoffice-gnome

Clementine 0.7.1: un’ottimo player multimediale a mio avviso, con supporto per streaming radio, media rimuovibili e moltissimo altro. Anche in questo caso, un PPA direttamente dall’autore
sudo add-apt-repository ppa:me-davidsansome/clementine
sudo apt-get update
sudo apt-get install clementine

Pidgin 2.9: Direttamente dagli sviluppatori del noto client di messaggistica multiprotocollo, il PPA con gli ultimi aggiornamenti.
sudo add-apt-repository ppa:pidgin-developers/ppa
sudo apt-get update
sudo apt-get upgrade

Infine, una lista di altri PPA che uso per tenere aggiornati tanti altri pacchetti

  • ppa:medibuntu-maintainers/ppa: diversi package multimediali
  • ppa:ubuntu-wine/ppa: per poter eseguire programmi Windows direttamente nella vostra Linux box
  • UbuntuUpdates.org PPA list: una lunga lista di PPA ufficiali o semi-ufficiali con le ultime release di molte famose applicazioni.

Diablo II Lord of Destruction su Linux con Wine

In attesa del terzo capitolo della saga, con i miei amici ci stiamo divertendo, di tanto in tanto, a fare qualche partita con Diablo II Lord of Destruction. Creato nell’ormai lontano 2001, oggi anche il piu’ banale dei netbook puo’ farlo girare senza problemi, compreso l’host di partite in LAN. Ho comunque voluto installarlo sulla mia Ubuntu Maverick 10.10 a 64 bit, utilizzando wine e qualche configurazione aggiuntiva.

Avendo delle immagini dei cd di installazione, ho installato CDemu prendendolo dall’apposito PPA:
sudo add-apt-repository ppa:cdemu/ppa
sudo apt-get install gcdemu
Ho riavviato il pc e ho aggiunto nella barra di Gnome il widget per CDemu, un piccola icona che mi permette agevolmente di montare /smontare immagini di dischi senza ricorrere alla riga di comando.

Avevo gia’ installato wine con tutte le configurazioni necessarie (drives, alcune librerie caricate con winetricks ecc), quindi mi e’ bastato “fare doppio click sul Setup.exe” una volta montata l’immagine del primo disco e ripetere il processo con quello dell’espansione e la patch 1.13c. Ho installato tutto in C:\Program Files\Diablo II

Il gioco funziona ad una risoluzione di 640×480 oppure 800×600, quindi se si fara’ girare in fullscreen su molti dei computer odierni, che non hanno piu’ un monitor con un rapporto 4:3, questo risultera’ schiacciato e brutto da vedere, oltre ad avere un grosso problema di freeze totale quando si passa ad un’altra finestra e si ritorna poi a quella del gioco. Per risolverli entrambi, ho lanciato wineconfig e ho configurato delle impostazioni particolari per eseguire Diablo 2:
Tab Applications – Add Application – navigare fino a seleziona Game.exe nella cartella di installazione del gioco.
Windows version: Windows XP
Tab Graphics – deselezionare Allow the window manager to control the windows, deselezionare Emulate a virtual desktop

Infine, per lanciare il gioco, ho usato questa riga di comando (fondamentale il parametro -w per il windowed mode):
wine /opt/wine/drive_c/Program\ Files/Diablo\ II/Game.exe -w
che ho inserito come icona nel menu’ Game di Gnome.

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Installazione Ubuntu 10.10 Maverick 64 bit e configurazioni varie

Package aggiuntivi
Tramite l’Ubuntu Software Center ho aggiunto quel minimo di pacchetti utili al lavoro di tutti i giorni: Gimp, Inkscape, Cheese, Thunderbird, Kopete, Skype, 7Zip, Ace, Rar, Pidgin, Pidgin-facebookchat, VLC

Java 1.6 Sun
I package Java 1.6 della Sun (o Oracle, che dir si voglia) non sono piu’ presenti neanche nei repository partner di Ubuntu. Bisogna quindi aggiungere un PPA seguendo queste istruzioni:
sudo add-apt-repository ppa:sun-java-community-team/sun-java6
sudo apt-get update
sudo apt-get install sun-java6-jdk sun-java6-fonts ttf-kochi-gothic ttf-sazanami-gothic ttf-kochi-mincho ttf-sazanami-mincho ttf-arphic-uming
sudo update-java-alternatives -s java-6-sun
Occorre poi aggiungere al file ~/.bashrc i comandi per settare la JAVA_HOME, come gia’ scritto in un precedente post:
export JAVA_HOME=/usr/lib/jvm/java-6-sun
export PATH=$PATH:$JAVA_HOME/bin

Ant e Maven
sudo apt-get install ant ant-optional ant-contrib maven2.
Sempre per settare la ANT_HOME, editare il file ~/.bashrc e aggiungere la riga
export ANT_HOME=/usr/share/ant

Eclipse 3.6 e NetBeans 6.9.1
Ho scaricato i package per la mia versione di Linux direttamente dai siti ufficiali. Per il primo, ho scompattato il tar.gz sotto /opt/eclipse, per il secondo ho fatto partire l’installarer impostando /opt/netbeans/6.9.1 come directory di destinazione. Sempre per il secondo, ho fatto una modifica all’icona di lancio, cosi’ da avere un tema migliore. La procedura completa e’ spiegata qui, quella breve consiste nel lanciare NetBeans aggiungendo il parametro –laf Nimbus, trasformando il comando in /opt/netbeans/6.9.1/bin/netbeans –laf Nimbus. Per altri temi con cui sperimentare c’e’ una pagina wiki.
Inoltre, a causa dei 64 bit, e’ consigliato usare una quantita’ maggiore di memoria per l’ambiente, pena ottenere spesso l’errore “GC overhead limit exceeded“, andando a modificare il file eclipse.ini e cambiando/aggiungendo le seguenti righe, come scritto qui.
-Xms512m
-Xmx1024m

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Sun Java JDK 1.6 su Ubuntu/Kubuntu 10.4

Versione di Ubuntu che installi, problemi con il Java che trovi. Dopo la deprecazione nella 9.10 del Java 1.5, in Ubuntu / Kubuntu 10.4 i pacchetti java made-in-sun (anche se ora dovremmo dire made-in-oracle) non sono piu’ presenti nei repository di default. Gli unici rimasti sono quelli OpenJDK (openjdk-6-jdk e openjdk-6-jre), che in genere vanno bene, ma a volte hanno problemi di funzionamento con programmi un po’ particolari ed hanno ancora performance lievemente inferiori rispetto alle implementazioni native.

Per poter accedere ai vecchi pacchetti Sun Java 6 (sun-java6-jre, sun-java6-jdk e tutti gli altri), occorre abilitare i repository Partner tra le sorgenti di installazione nel proprio package managar, come documentato in questo post. Oppure, in alternativa, lanciare il comando:
sudo add-apt-repository “deb http://archive.canonical.com/ lucid partner”

Fatto questo, una semplice ricerca e installazione dei pacchetti sun-java6-jre oppure sun-java6-jdk e dipendenze varie dovrebbe bastare.
sudo apt-get update

sudo apt-get install sun-java6-jdk

Occorre poi riconfigurare la jdk usata dal sistema. Ottenere prima una lista di quelle esistenti con il comando:
update-java-alternatives -l
e poi impostare quella sun con
sudo update-java-alternatives -s java-6-sun

Altre informazioni molto esaurienti in questo post, compresa l’installazione del java plugin per Firefox.

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KDE e l’output audio su scheda esterna per Flash e Firefox

Nonostante i miei sforzi, alla fine la scheda audio integrata dell’HP Pavilion dv6-1212sl ha avuto la meglio con la mia KUbuntu Linux 9.10: non sono riuscito a far andare l’uscita e l’entrata audio esterne per attaccarci le cuffie e il microfono. Per non peggiorare l’inquinamento acustico dell’ambiente di lavoro, ho dovuto (far) acquistare un paio di cuffie USB esterne, con scheda audio incorporata, in modo da sostituire completamente quella interna. Nella fattispecie, sono state scelte le Microsoft LifeChat LX-3000, che offrono una buona qualita’ ad un prezzo abbastanza contenuto.

Una volta attaccata la cuffia all’USB, il sistema l’ha subito riconosciuta e, tramite la voce Multimedia del
System Settings di KDE, l’ho configurata per essere la fonte primaria di input e output delle varie applicazioni. Amarok e altri software sono andati al primo colpo. Skype permette di gestire autonomamente la fonte di ingresso e uscita da usare in Options – Sound devices, e quindi e’ andato anche lui al primo colpo. Poi ho provato a sentire un filmato di Youtube ed eccolo li, pronto dietro l’angolo, Murphy che sorrideva beffardo alla mia sorte: l’audio veniva rediretto nelle casse del notebook, e non nella cuffia… :(

Dopo diverse ricerche, ho scoperto che, dalla versione 9.10 di KUbuntu, il file asoundconf e’ stato rimosso dal pacchetto alsa-utils, che permetteva, seppur da terminale, di configurare ALSA e stabilire quale doveva essere la scheda audio di default tra quelle esistenti nel sistema. Ovviamente tutto cio’ in GNOME non sarebbe successo, dato che il pannello di configurazione di questo desktop manager configura correttamente anche ALSA.

Si potrebbe sempre estrarre il file dal vecchio pacchetto alsa-utils e copiarlo nella directory /usr/bin, installare magari il pacchetto asoundconf-gtk e tirare avanti lo stesso.

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Thunderbird, Dropbox e gli indirizzi di posta sincronizzati

Thunderbird, di default, utilizza due rubriche di posta: il Personal Address Book e il Collected Address book. Il primo contiene tutti i contatti che gestiamo normalmente tramite operazioni di aggiunta o sincronizzandoci con altri servivi. Nel secondo, invece, vengono memorizzate automaticamente tutti gli indirizzi a cui spediamo delle email se non sono gia’ presenti nel primo indirizzario.

Se e’ possibile tenere sincronizzato il primo con diversi servizi tramite appositi plugin (IMAP, Google, Exchange, Funambol ecc), per il secondo invece non c’e’ molta speranza di avere gli stessi dati coerenti tra piu’ computer. A meno di non utilizzare anche un servizio di sincronizzazione file come Dropbox e qualche piccola configurazione. Per l’installazione di quest’ultimo utilissimo strumento, vi rimando alle molte guide presenti online per ogni sistema operativo esistente!

Thunderbird memorizza il Collected Address Book nel file history.mab, all’interno del proprio profilo. Il primo passo e’ quindi spostare questo file questo file in una delle directory sincronizzate da Dropbox. Nella mia Linuxbox, ad esempio, la cartella del profilo di Thunderbird si trova sotto /home/rainbowbreeze/.mozilla-thunderbird/mwb8qx5y.default/ e quella di Dropbox in /media/data/Dropbox/misc. Con thunderbird chiuso, sposto quindi il file history.mab da una directory all’altra, mediante interfaccia grafica o linea di comando.

mv /home/rainbowbreeze/.mozilla-thunderbird/mwb8qx5y.default/history.mab /media/data/Dropbox/misc

Dato che Thunderbird non prevede una posizione configurabile per il file history.mab, l’unica cosa che si puo’ fare e’ creare un symbolic link nella vecchia posizione che punta alla nuova posizione:

ln -s /media/data/Dropbox/misc/ history.mab /home/rainbowbreeze/.mozilla-thunderbird/mwb8qx5y.default/history.mab

Ora, riavviando Thunderbird, tutto dovrebbe andare senza problemi, basta aprire l’Address Book e scegliere il Collected Address Book e vedere se i contatti precedenti ci sono ancora.

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